“Bolkestein” In Europa una libera circolazione dei diritti (Angiolin e Panzeri)

13/02/2006
    sabato 11 febbraio 2006

    Pagina 15 – Economia & lavoro

      l’opinione

        Bolkestein
        La riforma della direttiva sulla liberalizzazione dei servizi

          In Europa una libera circolazione dei diritti

            Vittorio Angiolin*
            * professore ordinario di diritto costituzionale all’Universit� Statale di Milano

              Antonio Panzeri**
              ** vice presidente Commissione Affari sociali e occupazione del Parlamento europeo

                La Costituzione europea, se per tale si intende l’individuazione di un nucleo di principi comunemente accettati, potrebbe uscire dalla situazione di stallo in cui � dopo lo stop provvisorio al Trattato costituzionale.

                  La direttiva sulla libera circolazione dei servizi (la cosiddetta �Bolkestein�), secondo l’accordo intervenuto tra i gruppi del parlamento europeo, potrebbe mutare sensibilmente le cose. In questa proposta di direttiva, al suo primo apparire, pi� d’uno aveva intravisto una forzatura dai contenuti sorprendenti, rispetto al cammino percorso di recente dall’Unione.

                    L’idea al centro di quella iniziale proposta – di applicare alle imprese solo il diritto dello Stato ove esse fossero all’origine stabilmente insediate, inibendo allo Stato o agli altri Stati ove esse prestassero l’attivit� di controllarne per via amministrativa lo svolgimento – � parsa un attacco diretto al progetto, che soprattutto dopo il Trattato di Amsterdam � venuto prendendo forma, di un’ Europa capace di finalizzare la libert� della concorrenza e della circolazione delle attivit� economiche alla coesione sociale e, quindi, anche politica.

                      Nella stesura iniziale la direttiva sui servizi era parsa un ripiegamento verso il progetto, di stampo conservatore, di un’Europa soltanto economica, dedita semplicemente a rimuovere, o comunque intralciare, ogni ipotesi di governo complessivo dell’economia, in ambito nazionale come anche su scala europea.

                        Il che � sembrato anche una forzatura, perch� in anni recenti la novit� � stata, al contrario, la tendenza a disciplinare a livello europeo i requisiti che le imprese debbono soddisfare nella prestazione di servizi, in modo da realizzare la libert� economica e la parit� della concorrenza, in un quadro uniforme o perlomeno armonizzato, quanto alla garanzia dei lavoratori, dei consumatori e dei cittadini europei. Il processo di costituzionalizzazione dell’Unione ha sollecitato, e sollecita, la libera circolazione dei diritti condivisi, e non solo delle imprese.

                          L’accordo tra i gruppi del Parlamento europeo ci consegna oggi il progetto di una direttiva sui servizi in cui l’impresa, che estenda la propria attivit� al di l� dei confini statali in cui � originariamente stabilita, non si trascina dietro il proprio diritto personale, imponendolo ovunque vada, ed in definitiva quindi all’intera Unione, chiamata passivamente a subire.

                            L’ipotesi di compromesso si sposta sul dovere, in positivo, di ogni Stato membro di assicurare a qualunque impresa la libert� di prestare il servizio, senza subire vincoli di cui non sia comprovata la necessit�, la proporzionalit� allo scopo perseguito ed il carattere non discriminatorio.

                              L’esigenza del governo politico ed amministrativo dei servizi ritorna ad essere centrale, e non viene negata neanche quando si tratti di garantire, come va garantito, l’assetto libero e concorrenziale della prestazione degli stessi. Innanzi alle autorit� dei territori in cui si reca, l’impresa non � pi� titolare di una sorta di immunit�, ma diventa titolare di una libert� da esercitare responsabilmente.

                                Certamente, la soluzione individuata resta, com’� ovvio, segnata da elementi di compromesso: sul piano degli obblighi del cui adempimento ogni libera impresa deve rendersi responsabile verso i lavoratori, i consumatori, gli utenti ed i cittadini si potrebbe essere pi� risoluti, soprattutto se si avesse pi� fiducia e pi� coraggio nel delineare ed accelerare il processo di armonizzazione del diritto economico-sociale, a livello dell’Unione. Una qualche riserva verso l’integrazione europea che sia anche eminentemente politica e sociale permane, sullo sfondo.