“Bolkestein” Il rischio autogol (A.Recanatesi)

13/02/2006
    luned� 13 febbraio 2006

    Pagina 35 – Economia e Finanza

      I CONTI IN TASCA

        La liberalizzazione della Bolkestein
        e il rischio autogol

          Gi� bocciata la direttiva torna al Parlamento europeo
          La legge non pu� essere ridotta a un mero calcolo di consenso
          Se applicata, metter� in concorrenza idraulici italiani e polacchi

            Alfredo Recanatesi

              Una convergenza di popolari e socialisti ha nuovamente fermato nel Parlamento europeo il cammino della direttiva che reca il nome di Bolkestein. Questi era il commissario al mercato interno della Commissione presieduta da Prodi, il che la dice lunga sugli ostacoli e sui travagli che hanno gi� scandito l’iter di questa direttiva. Si tratta dell’insieme delle norme che dovrebbe aprire il mercato dell’intera Unione europea alla libera circolazione, tra l’altro, delle attivit� tecniche e professionali in base al principio del mutuo riconoscimento. Si tratta, dunque, di un provvedimento di cruciale rilievo in quanto significherebbe, in buona sostanza, che l’idraulico, l’elettricista, l’artigiano, il sarto di un Paese membro dell’Unione sarebbe libero di offrire e svolgere le sue prestazioni in qualsiasi altro Paese della Ue sulla base delle norme, regole, oneri e contratti (quando ci sono) del proprio Paese di origine. Se mi si rompe il rubinetto del lavello, a fronte dei 50 euro che pu� chiedermi il mio idraulico, ci potrebbe essere un idraulico polacco che sar� felice di fare lo stesso lavoro per 20.

                A Strasburgo i parlamentari si ritrovano nel convenire che non sarebbe popolare spiazzare in questo modo idraulici, elettricisti e manutentori dell’Europa occidentale pi� evoluta e sviluppata, anche se il vantaggio per i consumatori sarebbe evidente. Ma sarebbe riduttivo ridurre i problemi di questa direttiva ad un mero calcolo di consenso. C’� molto di pi�.

                  Un conto � liberalizzare i mercati favorendo la concorrenza tra competitori che non solo sottostanno a norme comuni (fiscali, previdenziali, sindacali ecc.) ma che soprattutto commisurano il valore della loro prestazione agli standard di vita, di costi, di consumi, di considerazione sociale propri del Paese del quale fanno parte e che sono condivisi dai potenziali clienti che formano il loro "mercato" (liberalizzare da noi le licenze dei taxi o le tariffe notarili sarebbe cosa non solo opportuna, ma necessaria). Tutt’altro conto � mettere in concorrenza un artigiano italiano (o francese, o tedesco) con uno polacco, perch� in questo caso significherebbe stabilire il confronto tra termini eterogenei in quanto lui stesso attribuir� al proprio lavoro un valore pi� basso, essendo pi� bassi sono tutti i suoi riferimenti. Se potessimo trasferire questo raffronto dallo spazio al tempo, potremmo dire che sarebbe come confrontare il costo della prestazione di un qualsiasi tecnico italiano qui nell’Italia d’oggi, con il costo che la stessa prestazione avrebbe potuto avere nell’Italia di cinquant’anni fa.

                    Per le merci gli effetti sono – o dovrebbero essere – diversi. Lo spiazzamento di prodotti provenienti da Paesi a basso costo dovrebbe innescare gli investimenti per produrre beni pi� complessi a maggior valore aggiunto. Se ci� avvenisse, un processo analogo potrebbe avvenire anche sui servizi tecnici e artigianali che potrebbero trovare un pi� qualificato impiego in virt� di una maggiore richiesta di prestazioni pi� evolute, specialistiche e meglio retribuite. Ma fino a quando ci� non avverr� – e le difficolt� di gran parte dell’industria indicano che non sta avvenendo – la Bolkestein avrebbe il solo effetto di costringere i nostri tecnici ed artigiani a ridurre drasticamente il loro tenore di vita al livello polacco, ma stando in Italia. E questa non sarebbe certo una evoluzione positiva perch� un conto � la concorrenza che seleziona l’elettricista serio ed impegnato da quello arruffone, o che abbatte privilegi corporativi; altro conto � sostituire, indipendentemente dal merito, l’elettricista italiano con quello di un Paese che ha standard di benessere materiale e civile pi� arretrati.

                      Le liberalizzazioni servono per spingere in avanti, non per ricacciare indietro.