“Bolkestein” Il Parlamento cambia (A.Panzeri)

20/02/2006
    luned� 20 febbraio 2006


    N � 1 anno1 – Luned� 20 febbraio 2006

      Pagina I

      Il Parlamento cambia la Bolkestein

      Dal voto di Strasburgo la “Direttiva servizi” � uscita radicalmente trasformata. Cancellato il “paese d’origine”

        di Antonio PANZERI

          L’apertura del mercato interno � impulso alla crescita. Ma i diritti dei lavoratori non si intaccano

            Con il voto di gioved� scorso il Parlamento europeo ha approvato una
            nuova versione della direttiva "Servizi", meglio conosciuta come direttiva "Bolkestein".

            Ora si avvia il processo di completamento del mercato interno che, nel suo tragitto, dovr� affrontare e mettere all’ordine del giorno temi quali l’armonizzazione fiscale e quella sociale.

            L’itinerario della direttiva � stato particolarmente tortuoso e difficile. Sin dall’origine ha provocato aperte e forti critiche.

            Nel referendum sul Trattato Costituzionale, in Francia, la paura del cosiddetto “idraulico polacco" � stata una delle componenti fondamentali nell’orientamento negativo dell’opinione pubblica di quel Paese.

            Lo stesso movimento sindacale europeo si � pi� volte mobilitato, fino all’ultima grande manifestazione di marted� scorso a Strasburgo, per
            chiedere con forza il radicale cambiamento della direttiva.

            Insomma, questa direttiva, tra le pi� contestate in Europa ha attirato grandissime attenzioni, del resto il tema dei servizi nel mercato interno � di una certa rilevanza, sia a livello europeo che nazionale. Lo � per tante ragioni.

            Creare migliori condizioni per la libera circolazione dei servizi equivale a dare un impulso alla dinamica insita al mercato interno e, quindi, rafforzare la competitivit�, la crescita e la creazione di occupazione
            nell’economia europea.

            Questo obiettivo , tra l’altro, � stato per la delegazione italiana del Pse, una costante della propria azione.

            Siamo consapevoli che la capacit� di fornire servizi in modo efficiente sia divenuta, ormai, un fattore fondamentale della concorrenza, data l’importanza che i servizi rivestono nel bilancio delle famiglie, cos� come sappiamo che la disponibilit� di servizi efficaci e di elevato standard influenza inevitabilmente la qualit� della vita dei cittadini europei. Per questo riteniamo che lo sviluppo del mercato interno debba essere
            accompagnato da un adeguato rafforzamento delle protezioni sociali, dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di lavoro, in equilibrio con i diritti dei consumatori. Ci siamo mossi con questo spirito nella battaglia
            parlamentare. Una battaglia per riaffermare le ragioni dell’Europa e del suo futuro. Del resto l’idea al centro della proposta iniziale della Direttiva
            di applicare alla imprese solo il diritto dello Stato di origine, � parsa un attacco diretto al progetto che, soprattutto dopo il Trattato di Amsterdam, � venuto prendendo forma: di un Europa capace di finalizzare la libert� della concorrenza e della circolazione delle attivit� economiche alla coesione sociale e, quindi, anche politica.

            Nella stesura originaria, e non a torto, la direttiva era parsa un ripiegamento verso un’idea di stampo conservatore, di una Europa soltanto economica, dedita semplicemente a rimuovere o, comunque, intralciare, ogni ipotesi di governo complessivo dell’economia,sia
            in ambito nazionale che europeo.

            Ci� � sembrato una forzatura perch� da pi� parti si chiede, ormai, che si affermi, sempre pi�, una tendenza a disciplinare, a livello europeo, i
            requisiti che le imprese debbono soddisfare nella prestazione di servizi, cos� da realizzare la libert� economica e la parit� della concorrenza, in un quadro uniforme o, perlomeno, armonizzato quanto alla garanzia dei
            lavoratori, dei consumatori e dei cittadini europei.

            Lo stesso processo costituzionale, seppur momentaneamente fermo, emana questa filosofia di fondo.

            Ecco, ci� che emerge dal Parlamento europeo oggi risponde, in buona sostanza, a questa prospettiva. Il progetto di direttiva, cambiato in profondit�, appare pi� coerente con l’idea di sviluppo e crescita
            delineata nella strategia di Lisbona e gli intendimenti negativi sono stati battuti.

            I diritti dei lavoratori sono stati ampiamente salvaguardati; sono stati esclusi i servizi di interesse generale e limitato il campo di applicazione per quelli di natura economica; lo stesso principio del Paese d’origine � stato cancellato. Una impresa che estenda la propria attivit� oltre i confini nazionali non gode pi� di una sorta di immunit�, trascinandosi
            dietro il proprio diritto personale e imponendolo ovunque, ma diventa
            titolare di una libert� da esercitare responsabilmente.

            Tutto questo � stato possibile per l’effetto congiunto della nostra iniziativa parlamentare e della mobilitazione di larga parte del mondo del
            lavoro europeo. Ora si tratta di lavorare per consolidare questo processo e, soprattutto, per rendere ancora pi� forte il ruolo del Parlamento che, con questa vicenda, ha affermato con evidenza la propria centralit� dimostrando di poter essere un formidabile strumento per il rilancio del processo europeo.

            Un rilancio che abbia come cardini fondamentali questo “luogo” democraticamente eletto e la partecipazione dei cittadini.

            � con questa idea che affronteremo i prossimi impegni in Europa.