“Bolkestein” Il compromesso già scontenta tutti

14/02/2006
    marted� 14 febbraio 2006

    Pagina 31 – Economia

      RIFORME DIFFICILI IN 25 MILA SFILANO MENTRE IL PARLAMENTO EUROPEO DISCUTE

      Si rivota la Bolkestein
      Ma il compromesso gi� scontenta tutti

        Enrico Singer
        inviato a STRASBURGO

          Fuori dal Parlamento, per le strade di Strasburgo presidiate gi� da ieri sera dalla polizia, saranno in venticinquemila. Partiti da tutti i Paesi della vecchia Europa con pullman e treni per manifestare l’allarme del �popolo dei servizi� che teme l’invasione dei nuovi concorrenti in arrivo dall’Est che potrebbero cambiare la carta geografica dello sterminato arcipelago del terziario che rappresenta il 70 per cento del Pil dell’Unione. E dentro l’aula i 723 eurodeputati saranno alla prese con un’ipotesi di compromesso che cerca di liberalizzare il mercato mantenendo, per�, una serie di paletti che dovrebbero scongiurare il �dumping sociale�. Ma che non mette tutti d’accordo. Oggi la discussione della direttiva Bolkestein comincia cos�: tra proteste e tensioni politiche. Che fanno prevedere un confronto duro fino a gioved�, il giorno del voto che potrebbe anche riservare sorprese e rovesciare alleanze.

            Il punto pi� controverso della direttiva servizi che porta ancora il nome del liberale olandese Frits Bolkestein – commissario al Mercato interno dell’esecutivo guidato da Romano Prodi che la present� nel 2004 – � stato gi� eliminato. Almeno sulla carta. Nel testo originale c’era la regola del �Paese d’origine� che avrebbe consentito a un’impresa di servizi di operare ovunque nel mercato unico europeo rispettando soltanto le norme del proprio Stato di provenienza. Come dire che un’azienda edilizia polacca – tanto per fare un esempio – avrebbe potuto stabilirsi e lavorare in Italia rispettando soltanto i suoi standard di stipendi, di protezione e di contributi. Che sono pi� bassi. Ecco, quindi, il rischio concreto di una concorrenza sleale e di un colpo al modello sociale pi� strutturato e garantista dei Paesi della Ue a Quindici.

              Ma la liberalizzazione del settore dei servizi � una pietra angolare della costruzione del mercato unico europeo e deve essere comunque realizzata. Il compromesso raggiunto dai due maggiori gruppi del Parlamento – i popolari e i socialisti – ha rovesciato il punto di partenza: non pi� la �regola del Paese d’origine�, ma quella della �libert� di fornire servizi� che impegna tutti i Paesi dell’Unione a eliminare dalla proporia normativa gli ostacoli che impediscono la fornitura di servizi da parte di imprese di altri Stati Ue. Con delle eccezioni, per�. E questo � il problema. Perch� i sostenitori di una effettiva liberalizzazione dicono che sono troppe. Mentre chi ha paura di quella �invasione dell’idraulico polacco�, diventata ormai lo slogan anti-Bolkestein, � convinto che siano poche e, soprattutto, che possano essere aggirate.

                Gli ostacoli pi� grossi arrivano dalle fronde interne che agitano gli schieramenti di centrosinistra e di centrodestra. Tra i popolari molti sono orientati a votare con i liberali contro un punto-chiave del compromesso: la possibilit� che uno Stato membro possa pretendere che i prestatori di servizi di un altro Paese rispettino �requisiti di politica sociale e di tutela dei consumatori�. Dietro questa formula si potrebbero nascondere limitazioni eccessive alla liberalizzazione. C’� scontro anche sulle liste dei settori inclusi ed esclusi dal campo di applicazione della direttiva. Il compromesso dice no ai servizi finanziari, legali, sanitari, audiovisivi, fiscali e alle attivit� professionali legate all’esercizio dell’autorit� pubblica (come quella dei notai), nonch� ai giochi d’azzardo. E dice s� ai servizi di consulenza, manutenzione, pubblicit�, reclutamento, alle agenzie immobiliari, ai servizi per l’edilizia, alla distribuzione, al noleggio di auto.

                  C’� poi una polemica tutta italiana che s’intreccia alle elezioni del 9 aprile. Antonio Tajani, capo della delegazione di Forza Italia nel Ppe, prevede che �esploderanno le contraddizioni della coalizione schierata con Prodi� e si chiede come voteranno i Ds, la Margherita, i Verdi, Rifondazione comunista e i comunisti italiani. Ma anche il fronte del centrodestra non sembra un blocco compatto. La Lega e An hanno posizioni distinte. Al momento del voto si vedr�. Ma gi� oggi, alla manifestazione di protesta dei sindacati, ci sar� un’anticipo delle divisioni. Forse in piazza ci sar� anche An. Di sicuro ci saranno Verdi, Rifondazione e Pdci. E una delegazione dei Ds dovrebbe uscire dal Parlamento per �andare incontro� al corteo.

                    liberalizzazioni
                    Leggi portatili.
                    Le societ� di uno Stato Ue possono fornire un servizio in un altro Stato, seguendo le leggi del proprio, anche per quanto riguarda quelle fiscali.
                    Regole europee.
                    Per garantire all’interno dell’Ue la tutela dei consumatori, le esportazioni e la possibilit� di comprare servizi da societ� di altri Paesi. Uniformare titoli di studio, assicurazioni professionale, e soluzione delle controversie.
                    Servizi uguali per tutti.
                    Vietate misure restrittive, discriminazioni o privilegi per le societ� di uno Stato piuttosto che di un altro. Snellire le procedure per l’avvio di imprese. Possibilt� di farsi rimborsare dal sistema sanitario del proprio Paese cure mediche ricevute in un altro.
                    Collaborazione.
                    Scambio di informazioni tra i Governi sull’applicazione della direttiva.
                    Voci contro.
                    I sindacati non sono d’accordo sulla possibilit� di applicare contratti di lavoro �stranieri�. Massimo Capuano, ad di Borsa Italiana: �Chi vigiler� su un mercato cos� libero?�.
                    Il pap� della direttiva.
                    � l’ex commissario al mercato interno Ue, l’olandese Frits Bolkestein. Da novembre siede nel consiglio di amministrazione di Air France/Klm.