“Bolkestein” Battaglia per cambiare la direttiva

24/11/2005
    giovedì 24 novenbre 2005

    Pagina 16 Economia & lavoro

    Bolkestein, battaglia per cambiare la direttiva

      Il Pse contro il principio del «Paese d’origine»
      Anche Parigi per un «profondo riesame»

        di Sergio Sergi
        corrispondente da Bruxelles

          SCONTRO - Le spine della «ex Bolkestein». La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi dà del filo da torcere e il voto dell’altro giorno nella commissione «Mercato Interno» del Parlamento europeo ha offerto la misura dello scontro su una delle normative più complesse e delicate.

            Si tratta di quel provvedimento che diede alimento alla campagna anti Costituzione europea fondata sulla paura dell’«idraulico polacco». Liberalizzare i servizi (ma non tutti) vuol dire aprire ancora di più il mercato interno dell’Ue alla concorrenza per concedere una scelta più variegata ai consumatori? Solo e soltanto questo? Oppure salvaguardare, nel contempo, i diritti acquisiti ed evitare il boom del dumping sociale?

              La direttiva si trova all’esame del parlamento e l’esito del voto nella commissione, prima del passaggio in aula, nel prossimo mese di gennaio, ha segnato la vittoria di un fronte di centro-destra. I deputati del Ppe, insieme ai liberaldemocratici dell’Alde e all’Uen, (favorevoli anche Fi e Udc) hanno approvato una serie di emendamenti che hanno, di fatto, stravolto il lavoro della relatrice, la socialista tedesca Evelyne Gebhardt.

              Come ha detto Antonio Panzeri (Ds-Pse), hanno «fatto rientrare dalla finestra quel che si è cercato di far uscire dalla porta». La battuta è rivolta ad uno dei princípi più controversi della proposta: quello del cosiddetto «paese d’origine». In altri termini: il prestatore di un servizio che intende stabilirsi ed esercitare in un Paese dell’Unione diverso dal proprio dovrebbe rispondere alle norme del Paese di provenienza e non a quelle dello Stato in cui si è trasferito. Questo principio era stato scartato nel compromesso della relatrice ma, con un gioco di parole, è stato riproposto sotto la voce «libertà di prestazione dei servizi». «Tali prestazioni – afferma Panzeri – saranno regolate dalle norme dello Stato dove ha sede l’impresa. Con un serio rischio di destrutturazione del mercato del lavoro e un incentivo ai processi di delocalizzazione delle sedi legali». Inoltre, il campo d’applicazione della direttiva è stato ridotto ma non quanto ci si prefiggesse. Insomma: si esclude la validità della direttiva solo per quei servizi che «non sono aperti alla concorrenza». Di conseguenza, con un altro gioco di parole, si conferma che tutti i servizi aperti alla concorrenza finirebbero sotto la direttiva. Resterebbero fuori soltanto i servizi postali, elettrici, l’acqua, il gas e il trattamento dei rifiuti.

                La battaglia non è finita. Il Parlamento voterà a metà gennaio.E sono in molti, compreso il governo francese, a chiedere un profondo riesame.