Bocciata la sperimentazione del reddito minimo

09/12/2002



9 dicembre 2002

Dopo l’appello di Epifani l’esecutivo non sarebbe intenzionato a rifinanziare lo strumento. Pezzotta: un atto di avarizia
Bocciata la sperimentazione del reddito minimo, il governo pensa a nuovi aiuti
Introdotto nel 1998, viene applicato in oltre 300 comuni. Al Sud il 90% delle agevolazioni
      ROMA – Palazzo Chigi e il ministero del Lavoro stanno valutando la risposta da dare alla lettera aperta del leader della Cgil Guglielmo Epifani, pubblicata ieri dal Corriere , che chiede risorse per rifinanziare il reddito minimo d’inserimento. Ma è comunque evidente che il governo non intende proseguire nella sperimentazione di questo strumento assistenziale. Spiega il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi: «Nell’ambito del patto per l’Italia, sottoscritto da 36 organizzazioni tranne la Cgil, tutti hanno convenuto che si debba sostituire l’esperimento non riuscito del reddito minimo di inserimento con uno strumento molto più mirato consistente in un reddito di ultima istanza per le situazioni di estremo bisogno per le quali gli strumenti di accesso al lavoro non sono sufficienti». Dopo diverse voci che già si erano levate, al Sud, soprattutto dal fronte della Cgil, la questione del mancato rifinanziamento è stata sollevata da Epifani con un appello a Berlusconi. Il leader della Cgil lo ha sollecitato a prorogare anche per il prossimo anno la sperimentazione di quello strumento, che «la legge Finanziaria sta sopprimendo». Per Epifani «migliaia di persone hanno avuto l’occasione di uscire dalla miseria e dall’emarginazione partecipando a corsi di inserimento sociale».
      Il reddito minimo d’inserimento è stato introdotto nel 1998 dal governo di Romano Prodi e prevede la concessione di un’integrazione economica per le persone che si trovano al di sotto della soglia di povertà. In assenza di proroghe la sperimentazione, avviata in 39 comuni scelti su indicazione dell’Istat, scadrà il 31 dicembre prossimo, mentre per gli altri 265 comuni coinvolti nella seconda fase, cesserà durante il prossimo anno. Finora i programmi del reddito minimo d’inserimento hanno riguardato circa 200 mila persone, con una spesa complessiva di 210 milioni di euro, pari a 360 euro al mese per famiglia. Circa il 90% degli aiuti è stato destinato al Sud. Il rapporto del Nucleo di valutazione sulla sperimentazione afferma che 1.718 famiglie hanno superato «la condizione di bisogno», mentre 37 mila sono state le persone che hanno partecipato ai programmi di reinserimento sociale e 900 quelle che hanno trovato un’occupazione.
      Il governo Berlusconi ha ora deciso di cambiare strada, considerando il reddito minimo d’inserimento alla stregua di un puro sussidio che ha dato luogo anche ad «abusi», una «trappola» che ha creato nuovi «lavoratori socialmente utili, ma senza lavoro». E puntando sulle «politiche di accompagnamento al lavoro», secondo le direttrici contenute nell Libro Bianco di Marco Biagi. Continua Sacconi: «Lo stesso patto per l’Italia individua la linea di riforma degli ammortizzatori sociali: un primo pilastro, consistente in una indennità di disoccupazione di durata annuale, e un secondo pilastro autofinanziato e autogestito dalle parti sociali, in ogni caso in stretto raccordo fra integrazione al reddito, servizi all’impiego e formazione.
      L’appello di Epifani non ha tuttavia mancato di suscitare reazioni. Ieri il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha reso noto di aver appreso che la maggioranza ha cancellato, nella discussione al Senato sulla Finanziaria, una norma che consentiva ai Comuni di utilizzare fino al 2004 i fondi già avuti per il reddito minimo d’inserimento. «Questa novità è stata un pugno nello stomaco», ha detto avvertendo che i percettori napoletani del reddito minimo d’inserimento sono già sul piede di guerra. «C’è il rischio – ha aggiunto – che la rabbia della disperazione faccia trasformare un problema di politiche sociali in una questione di ordine pubblico».
      E anche uno dei firmatari del patto per l’Italia, il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, si schiera contro la decisione del governo: «Lo strumento andava corretto, cancellarlo all’improvviso è un atto di avarizia». Mentre l’Associazione dei Comuni italiani ha affermato la necessità urgente di trovare risorse per «evitare l’interruzione degli interventi».
S. Riz.
IL REDDITO MINIMO
      CHE COS’E’ Il reddito minimo di inserimento è un sussidio -introdotto in forma sperimentale nella Finanziaria del 1998 e in scadenza il 31 dicembre prossimo -nato per contrastare l’indigenza e favorire il reinserimento sociale.
      COSA PREVEDE
      Prevede un’integrazione al reddito per le persone che, per qualunque ragione, si trovano al di sotto della soglia di povertà.
      DOVE VIENE SPERIMENTATO Sperimentato, all’inizio, in 39 comuni scelti su indicazione dell’Istat per i problemi di disagio sociale, con la Finanziaria 2001 è stato applicato in 396 comuni, con programmi di aiuto per circa 200 mila persone.
      I COSTI
      Dal 1998 al 2001 il costo dell’operazione è stato di oltre 210 milioni di euro, pari a una erogazione media mensile di circa 360 euro a famiglia. Di queste risorse oltre il 90% è andato a residenti nei comuni del Mezzogiorno e delle isole.