Bnl, il gelo Cgil sulla scalata cooperativa

26/07/2005
    martedì 26 luglio 2005

    Cinque anni fa la decisione dell’ex leader di uscire dai consigli. I contrasti sui contratti

      Bnl, il gelo Cgil sulla scalata cooperativa
      Quel divorzio nato con la svolta Cofferati


        Giovanni Consorte e Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, avevano chiesto a Guglielmo Epifani di aspettare prima di lanciarsi in giudizi negativi. Ma il segretario della Cgil non ha resistito: dopo l’annuncio dell’operazione Bnl è sbottato contro l’Unipol, prima nel direttivo del sindacato poi in un’intervista all’«Unità». In quest’ultima occasione ha ribadito la sua diffidenza nei confronti di una compagnia che «sta facendo un passo troppo lungo». La presa di posizione di Epifani stride perché la Cgil, al di là della sintonia politica, ha con Unipol un rapporto storico di fratellanza: un buon 10% dell’attività della compagnia è rappresentato dalle convenzioni con i tesserati e le tre sigle sindacali hanno una presenza diretta, per quanto simbolica, nell’azionariato.

        E’ vero che non più tardi di 15 giorni fa i dipendenti di Bnl avevano firmato un preaccordo garantista con gli spagnoli del Bbva, ma è anche vero che il piano di Consorte prevede una serie di cuscinetti per quella parte dei dipendenti della banca romana che cadranno sotto la scure del recupero di efficienza. Difficile quindi credere che l’attacco di Epifani sia funzionale solo alla preoccupazione per i posti di lavoro. «Come mai – si chiede Poletti – se Granarolo compra Yomo e magari anche Parmalat, nessuno dice nulla?» E’ strano, continua il presidente della Legacoop, «che proprio ora si esprimano perplessità circa la solidità di imprese che hanno un secolo di storia, che occupano mezzo milione di persone contro le 200 mila di 10 anni fa e che rappresentano il 10% delle aziende con più di 500 addetti».

        L’escalation di Unipol e delle coop rosse nel mondo bancario sembra aver spiazzato politicamente la Cgil, ma non è che l’ultimo «casus belli» di un rapporto divenuto difficile da tempo. Lo smarcamento del sindacato di sinistra dalle coop, figlio della crisi del vecchio Pci, diventa ufficiale cinque anni fa. Quando l’allora segretario, Sergio Cofferati, decide di dare un taglio netto ai rapporti promiscui della Cgil con le imprese, il suo numero due, Carlo Ghezzi, si dimette dal consiglio di amministrazione di Unipol. Due anni dopo la Lega «rossa» firma il Patto per l’Italia assieme alle altre associazioni imprenditoriali e a Cisl e Uil. Ma la Cgil rimane fuori. La rottura scatena un acceso dibattito interno: è la prima volta che la centrale cooperativa e la Cgil si trovano su sponde opposte. E poco conta che la Lega precisi il suo disaccordo sull’articolo 18. L’opposizione è frontale anche quando si tratta di rilanciare l’agenzia interinale Obiettivo Lavoro. L’idea di creare un organismo finanziato dalle fondazioni sindacali non va giù alla Cgil. Ci stanno invece Cisl, Uil e la Compagnia delle Opere. Pochi mesi dopo, in occasione del rinnovo del contratto integrativo alla modenese Coop Estense, uno dei colossi della grande distribuzione, si apre per la prima volta una vertenza durissima.

        La Lega interviene chiedendo di non «trasporre in una trattativa locale vicende e contrasti nazionali», ma non viene ascoltata. La Filcams-Cgil proclama uno sciopero dopo l’altro e la trattativa si protrae per mesi.
        Negli anni successivi tocca ad altre cooperative «rosse» sperimentare il nuovo stile intransigente della Cgil: ci sono blocchi alla Camst, alla Coopadriatica, alla Manutencoop e, infine alla Linear (gruppo Unipol). Eppure il sindacato della sinistra continua a rinnovare le sue convenzioni con la compagnia bolognese e d’altra parte le coop contribuiscono a finanziare la campagna elettorale bolognese del loro ex «nemico», Sergio Cofferati.

          Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani (nella foto) ha dichiarato in un’intervista all’«Unità» che l’Unipol, lanciando un’Opa sulla Banca Nazionale del Lavoro «ha fatto un passo troppo lungo». Per garantire il costo dell’operazione, che potrebbe raggiungere un massimo di 4,96 miliardi di euro, la compagnia ha deliberato un aumento di capitale e coinvolto diversi istituti esteri.

        Roberta Scagliarini