Blockbuster, part time e videocassette

11/06/2001

 






Domenica 10 giugno 2001

Il gigante americano, alleato di Fininvest, ha un grande successo in Italia. A Milano il negozio record in Europa.

Blockbuster, part time e videocassette
Laura Matteucci
MILANO. Azienda globale, lavoro temporaneo. Sono i "ragazzi del turn-over", 25 anni in media, universitari in genere alla prima esperienza lavorativa, a sostenere lo sviluppo dell’americana Blockbuster (in Italia alleata con la Fininvest che ha il 51% della consociata tricolore), colosso mondiale dell’home video e dell’intrattenimento, presente in 26 Paesi con quote di mercato da monopolio.

Si presentano, vengono assunti part-time come addetti alle vendite soprattutto per coprire la fascia serale e i fine-settimana, con contratto di formazione lavoro o di apprendistato, restano all’incirca un anno, poi si mettono a cercare un’altra occupazione. Non tutti, ovvio. C’è anche chi resta, chi "fa carriera", con il trasferimento dal negozio alla sede centrale o con la promozione a responsabile di negozio, e soprattutto passano sal part-time al tempo pieno. Ma per moltissimi Blockbuster resta un’esperienza di qualche mese per poche ore la settimana – 12, 16, al massimo 20.
«È difficile considerarlo un lavoro serio – dice Fabrizio Russo, delegato Cgil di un negozio milanese – Anche perchè i percorsi di carriera non sono facili da attuare, dato che per ogni punto vendita le figure professionali sono solo tre: il capo negozio, il capo turno e i "semplici" operatori». Risultato: «Non c’è una grande considerazione dei dipendenti, perchè tutti, o quasi tutti, rimaranno tali per poco – prosegue Russo – E anche il sindacato, per gli stessi motivi, fa fatica a prendere piede. Del resto, nonostante stiamo cercando di organizzarci ormai da in anno e mezzo, stiamo ancora discutendo con l’azienda dei presupposti dell’attività sindacale; se sia possibile indire o meno le assemblee, quale debba essere il numero dei rappresentanti per la sicurezza». L’integrativo non esiste e, nel breve e medio termine, non esisterà.
Se il lavoro è "volatile", l’azienda invece è un colosso più che stabile. Il primo negozio Blockbuster venne aperto a Dallas, nell’84. Molte copie per ogni film, anche 150 per i campioni d’incasso, solo cassette per l’intrattenimento familiare (niente porno, per intenderci), titoli di successo appena ritirati dalle sale, possibilità di restituzione 24 ore su 24. In più, tutto ciò che serve per corredare la serata Blockbuster: gadgets, bibite, snacks, libri, e nell’ultimo anno Dvd, i nuovi dischetti digitali. Un successo garantito.
In Italia, dove oggi Blockbuster occupa circa 1.500 persone, il fatturato diretto 2000 ha superato 180 miliardi, con una crescita rispetto all’esercizio precedente del 23% circa. E per quest’anno le previsioni parlano di analogo aumento percentuale.
Per fatturato, l’Italia risulta al quarto posto nel mondo, e l’anno scorso il negozio di viale Papiniano a Milano (vicino di casa di un altro colosso della globalizzazione, McDonald’s), con i suoi 40mila clienti tesserati, ha raggiunto il primato assoluto in tutta Europa e, se non fosse stato per la penalizzazione del cambio tra lira e dollaro, anche nel mondo.
Da noi, dopo un accordo con Viacom, leader mondiale nel settore comunicazione e intrattenimento, la catena sbarca nel ’94 in forma di joint-venture tra Fininvest e Blockbuster. Il primo negozio apre a Milano, in via Medeghino, e da lì parte un piano di sviluppo aggressivo e duraturo: oggi i punti vendita sul territorio nazionale sono poco meno di 200 (quasi tutti diretti, il franchising è stato attivato solo da un paio d’anni, soprattutto nel centro-sud), ed aumentano al ritmo di una trentina di unità l’anno.
Tra pochi giorni ri-tocca a Napoli (è già il quarto negozio nel capoluogo campano), poi si completerà la copertura della Toscana e di Roma, dove ai 23 negozi già esistenti ne dovrebbe venire aggiunta un’altra ventina. La fase espansiva della colonizzazione di Blockbuster, dunque, è ancora in piena attuazione. «Il nostro obiettivo è di coprire il territorio con circa 350 locali – dice Giorgio Manfredini, amministratore delegato di Blockbuster Italia -Ognuno dei quali deve avere un bacino d’utenza di 60mila persone. Quindi proseguiremo con l’attuale ritmo di sviluppo per almeno altri tre anni». Unico possibile problema («sì, esiste della concorrenza locale, ma non ci impensierisce», dice Manfredini, riferendosi alle circa 4000 videoteche sparse per l’Italia senza l’egida Blockbuster), la difficoltà nel reperire gli spazi adatti; ed è per questo che altri accordi immobiliari con McDonald’s non sono esclusi. Sempre a proposito di accordi, Blockbuster ha anche una convenzione con Sviluppo Italia, l’ente controllato dal ministero del Tesoro per favorire l’imprenditorialità attraverso finanziamenti agevolati e contributi in conto gestione.
In aumento i negozi, in aumento conseguente anche l’occupazione. Quanto al modo di lavorare nella catena, Manfredini ha opinioni decisamente diverse da quelle dei suoi dipendenti: «Le relazioni sindacali sono buone – dice – A livello nazionale, abbiamo incontri regolari. L’integrativo non c’è, perchè per ora stiamo discutendo di altro». Ancora: «Certo, i part-time sono molti, ma è anche una situazione volontaria, visto che perlopiùsi tratta di studenti universitari che nella vita voglioni fare altro».
«Del resto – prosegue – il nostro punto d’orgoglio è proprio la promozione all’interno: considerando il personale manageriale, non più di 35 persone vengono dall’esterno, mentre tutti gli altri sono cresciuti all’interno di Blockbuster, sono tutti ex addetti alle vendite. Crediamo molto nella promozione dall’interno, che peraltro ultimamente abbiamo anche accelerato: questa è la nostra filosofia».


 

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