“Blockbuster” Le storie

18/10/2005
    martedì 18 ottobre 2005

    La storia /1

      Il potere assoluto
      dello store manager

        «Gli store manager sono praticamente onnipotenti: decidono i turni, decidono le responsabilità, decidono gli avanzamenti di carriera.
        Seguono la politica aziendale e non si rendono conto dei diritti che infrangono». Alessandra lo sa bene. Lavora da Blockbuster da sette anni e di responsabili ne ha visti parecchi: «Incidono più le simpatie personali che le esigenze del negozio. Per due anni ho passato una vita d’inferno: facendo parte del sindacato venivo discriminata in ogni modo, tutti i festivi erano miei, i permessi mi venivano costantemente negati o modificati, sono stata anche trasferita allo store di via Papiniano, che tiene aperto fino alle due di notte e viene usato come punizione nei confronti dei dipendenti mal voluti». Per fortuna anche i ruoli di responsabilità sono soggetti a turn-over: «Dall’anno scorso è arrivato un nuovo manager, una persona di buon senso, e le cose sono molto migliorate: riesco a stare di più con mio figlio e ad usufruire dei permessi sindacali per fare formazione alla Filcams Cgil. Solo poco tempo fa sarebbe stato impensabile». Insomma, la buona o mala sorte sul posto di lavoro è lasciata al buon cuore altrui: «L’azienda non ha mai fatto molto per combattere questo stato di cose, turni e permessi andrebbero contrattualizzati».

          *****

            La storia / 2

              Le strane variazioni
              dello stipendio

                Stipendio più o meno alto? «È tutta una questione d’interpretazione» spiega Paolo, dipendente Blockbuster da tre anni. «L’azienda non rispetta i livelli contrattuali stabiliti per il settore del commercio. Un commesso, che dovrebbe essere inquadrato al quinto livello, viene considerato al sesto come un magazziniere. Un vice responsabile, anzichè al terzo livello, finisce al quarto». Se ne vanno così circa 70 euro di stipendio mensile: «Certo non sono molti, ma su 900 euro di busta paga hanno un certo peso. Noi dipendenti in questo modo siamo tutti sottopagati, perchè lavoriamo come addetti alle vendite o rivestiamo ruoli manageriali senza che le mansioni siano considerate tali». Succede a tutti? «Certo qualcuno riesce a strappare l’inquadramento giusto, ma come forma di promozione, come premio discrezionale deciso dal manager». I criteri di scelta sono, ovviamente, quelli di adesione alla filosofia aziendale: «Massima disponibilità e flessibilità negli orari. In giro non ci sono molte possibilità d’impiego, quindi ci facciamo andare bene la situazione, soprattutto grazie al fatto che da noi c’è un ambiente giovane e spiritoso. Lavoriamo tanto, soprattutto la sera e nei week-end non abbiamo un attimo di respiro. Ma in compenso ci divertiamo».