Blockbuster, Fininvest pronta all’addio. In corsa Viacom

06/09/2002



6 settembre 2002

Il socio americano interessato a rilevare la maggioranza dei negozi di videocassette a noleggio

Blockbuster, Fininvest pronta all’addio. In corsa Viacom

      Cosa c’entra il paradiso delle videocassette a noleggio Blockbuster con il business di cinema, televisione e pubblicità della Fininvest? Apparentemente molto, nei fatti poco. Tanto che la finanziaria della famiglia Berlusconi è pronta a cedere, previa offerta adeguata, la catena di negozi blu. L’acquirente potrebbe già esserci. Gli americani della Viacom, la società che controlla la maggior parte delle filiali nel mondo di Blockbuster e che detiene già il 49% dell’omologa azienda italiana, hanno già mostrato prima dell’estate la volontà di acquistare il 51% che si trova nella cassaforte Fininvest. Gli incontri al vertice delle due aziende si erano conclusi, allora, con un «rivediamoci dopo l’estate».
      Del resto per la Fininvest Blockbuster non rientra, da quando è stata venduta la grande distribuzione della «vecchia casa degli italiani», la Standa, negli interessi principali del gruppo. Dal punto di vista dei conti la catena avrebbe un peso relativo essendo in «sostanziale pareggio» come dicono fonti vicine all’operazione: nel 2001 comunque la società ha perso 2,5 milioni. Ora gli americani devono fare la prossima mossa: avanzare un’offerta. Al momento di cifre non si è ancora parlato e continuano i contatti.
      Di certo la Fininvest potrebbe però liberarsi di un’eredità del passato oggi abbastanza anomala in un gruppo focalizzato su intrattenimento e pubblicità. Blockbuster Italia era nata infatti come
      joint venture nel ’92 tra la società americana e la Standa. Quando poi i grandi magazzini sono passati di mano nel ’98, la Fininvest ha mantenuto il controllo degli edifici dei supermercati e della catena Blockbuster.
      Anche se qualcosa è comunque cambiato negli ultimi anni. I «paradisi delle videocassette» a forza di espandersi sono diventati troppi. I negozi riconoscibili per la grande scritta gialla e per gli orari di apertura molto americani (chiudono a sera tarda) si sono moltiplicati. E la politica di espansione ha pesato sui conti che non riescono a spiccare il volo dalla linea di galleggiamento del «sostanziale pareggio». Viacom, dal canto suo, sta tentando anche in altre parti del mondo di diventare proprietario unico delle filiali. Un obiettivo che è stato raggiunto nella maggior parte dei casi. I negozi italiani, a questo punto, potrebbero essere uno degli ultimi tasselli.
Massimo Sideri