Blitz al Centro del Rondò

23/04/2003






            Mercoledì 23 Aprile 2003
            LAVORO IRREGOLARE
            Blitz al Centro del Rondò
            Ispezione per 4 cooperative del deposito Rinascente-Auchan

            MANUELA CARTOSIO

            BERGAMO
            Fermi tutti, questa è un’ispezione. C’è da scommeterlo: le quattro cooperative che lavorano al Centro del Rondò di Levate – il deposito merci del gruppo Rinascente-Auchan alle porte di Bergamo – avrebbero preferito una rapina. Il 2 aprile, invece, sono state rivoltate come un calzino da un’ispezione in grande stile. Una ventina tra funzionari dell’Inps, della direzione provinciale del lavoro e dell’ufficio immigrazione della Questura si sono presentati di buon mattino ai cancelli. Per tutto il giorno hanno bloccato le uscite, controllato i camion in partenza, identificato le persone al lavoro, setacciato i 30 mila metri quadrati del deposito, spulciato chili di carte, statuti, buste paga. L’accerchiamento, la tempestività e il coordinamento dell’azione «interforze» hanno impedito il fuggi-fuggi e l’occultamento di carte scottanti. Un’operazione a colpo sicuro. Ad attirare l’attenzione degli ispettori sul Centro del Rondò, forse, è stato l’elevato numero – una cinquantina – di domande di regolarizzazione per la Bossi-Fini. Nel deposito lavorano, a seconda dei picchi stagionali, tra le 130 e le 200 persone; circa l’80% dei «soci» delle quattro cooperative (Job Internatoional, Log-In, Integra ed Elegance) sono immmigrati.

            Non c’è un resoconto ufficiale del megacontrollo. Gli ispettori avrebbero scoperto una trentina di rapporti di lavoro totalmente in nero (immigrati non in via di regolarizzazione o con il permesso di soggiorno ma non assunti). Per certo, dai "casi" che dopo il 2 aprile si sono presentati alla Filcams Cgil di Bergamo si desume che le cooperative per pagare meno contributi spacciavano le ore di straordinario per «trasferte». D’accordo con una quindicina di «soci» italiani, che hanno lavorato per mesi a tempo pieno, le cooperative hanno compilato buste paga «vuote». I «soci», pagati in nero, hanno risparmiato sulle tasse, le cooperative sui contributi. Entrambi i trucchi sono caduti in disuso dopo l’ispezione, non ce n’è traccia nelle buste paga di metà aprile.Gli immigrati del Centro del Rondò, due anni fa, avevano conquistato a suon di scioperi un buon accordo (paga minima, liquidazione, ferie) che resta valido anche in caso di cambio appalto. Avevano eletto le Rsu, cosa rara nelle cooperative. Come è possibile che i metodi delle cooperative restino i soliti noti anche dove il sindacato è presente?

            Il primo ostacolo, risponde Mirco Rota, segretario della Filcams di Bergamo, è il continuo via vai dei lavoratori. Le cooperative spostano la gente sui loro pullmini, «venti filippini che oggi sono al Rondò domani li mandano su un altro appalto a Lodi», è una giostra continua. Il secondo ostacolo è che molti «soci» si mettono d’accordo con la cooperativa per essere pagati in nero. La radice del problema, comuqnue, sta «in cima», spiega Rota, nel poco che le aziende, in questo caso la Rinascente, pagano alle cooperative che gestiscono la logistica o un segmento di produzione. «Con i prezzi all’osso è matematico che le cooperative ne combinino di tutti i colori. La Rinascente lo sa, ma gira la testa dall’altra parte».

            Le cooperative, in questo senso, sono forme societarie fondate sul non rispetto dei diritti dei lavoratori. Con la legge del 2001 avrebbero dovuto progressivamente adeguarsi ai contratti nazionali. Un rinvio dopo l’altro, la legge è rimasta virtuale. La delega sul mercato del lavoro (la 848, che aspetta solo i decreti attuativi) l’ha definitivamente tolta di mezzo. Così le cooperative di domani saranno quelle di oggi, con ancor meno rischi per i titolari e meno poteri per i cosiddetti «soci» e il sindacato.