“BladeRunner” Trombatura ad personam

07/03/2006
    marted� 7 marzo 2006

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    Trombatura ad personam

      Mattia Feltri

        MELCHIORRE Cirami era il buono, Giuseppe Gargani il brutto, Carlo Taormina il cattivo. Indole diversa e obiettivo comune: rifare la Giustizia per conto di Silvio Berlusconi. L’hanno perseguito con dedizione tale che pronunciare i loro nomi significa pronunciare un programma politico, e dare il titolo alle furiose polemiche di un quinquennio. Loro erano, nel retrobottega delle nostre memorie, le leggi ad personam e la sfida pettoruta alla magistratura. Per chi sta da una parte, erano i fidi e coraggiosi scudieri, per chi sta dall’altra i lustrastivali del principe. E oltretutto erano davvero come i tre pistoleri di Sergio Leone: perfettamente distinguibili e supplementari.

          Gargani, settantenne ex democristano, parlamentare di ultradecennale carriera, ora impegnato a Strasburgo, � la mente della riforma dell’ordinamento giudiziario per la quale il ministro leghista Roberto Castelli � stato giudicato dalla magistratura come il peggior Guardasigilli della storia repubblicana. Per Gargani la disistima della casta � una medaglia da tenere nel cassetto. Cirami � il braccio, e infatti porta il suo nome una delle leggi su cui destra e sinistra si sono randellate per notti intere nello studio di Bruno Vespa. E’ quella sul legittimo sospetto, che a Berlusconi non serv� per trovarsi un giudice meno sgradito e alla quale un paio di no global a processo per i fatti di Genova fecero ricorso concedendo a Cirami una tregua. Avete visto, disse, che non � ad personam? Ma, in realt�, piegato dalle polemiche tent� di consegnarla alla storia senza il suo cognome sopra.

            Quanto a Taormina, lui non era n� il braccio n� la mente, era direttamente la mitragliatrice. Non c’� togato del ramo inquirente o giudicante del pi� periferico distretto della penisola che egli non abbia cercato di consegnare alla reclusione passando per il cilicio. A furia di dichiarare criminali le controparti, finir� malissimo, si teme, e certe inchieste a suo carico rafforzano il sospetto.

              Ecco, si � usato il tempo imperfetto sulle vicende umane e professionali del gruppo per il motivo che nessuno dei tre sar� candidato alla composizione del prossimo Parlamento. Gargani doveva lasciare Strasburgo per Montecitorio, e invece no. Taormina doveva continuare fra le aule di giustizia e quelle di legiferazione la sua estrema battaglia, e invece dovr� farsi bastare le prime. Cirami, che non � di Forza Italia ma dell’Udc di Pierferdinando Casini, dovr� rinviare a una legislatura successiva il sogno di battezzare una norma pi� ampiamente apprezzata dell’ultima.

                Accomunati dall’estremo rigurgito, Gargani, Cirami e Taormina hanno sbuffato di contenuta rabbia, tratteggiato oscure trame e trattenuto lo sfogo. Ma non saranno loro a portare avanti la missione. Non avranno la ricompensa su cui chiunque avrebbe scommesso. Se erano servi, restano malpagati, come sovente capita ai servi. Se erano coraggiosi, hanno speso male il coraggio. Rimane una certezza: gli amici non li vogliono pi�, i nemici non li rimpiangono. Se � giustizia, � fatta.