“BladeRunner” Tante promesse senza soldi

23/03/2006
    gioved� 23 marzo 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    LE STRATEGIE – ENTRAMBI GLI SCHIERAMENTI FANNO PROPOSTE MA NON INDICANO CON PRECISIONE LA COPERTURA

      Tante promesse senza soldi

      Stefano Lepri

      ROMA
      Parole roboanti, flatus vocis per compiacere o terrorizzare gli elettori. Come l’imposta patrimoniale, che i pi�, tra i molti che la temono, e tra i pochi che la invocano, non sanno nemmeno descrivere bene che cosa sia. Ma sembra proprio che nelle teste degli italiani oggi il tema delle tasse sia sceso di importanza rispetto alla campagna elettorale di 5 anni fa. O almeno cos� risulta dagli ultimi sondaggi: �S�, a me pare che tenda a prevalere il giudizio che ridurre le tasse sia piuttosto difficile� riflette Giuseppe Roma, direttore del Censis.

        Una recentissima indagine di opinione, commissionata dal Sole-24 ore, d� una maggioranza relativa, 40%, all’obiettivo di �pi� Stato sociale e servizi a costo di aumentare le tasse�, contro un 37% a �meno tasse, a costo di ridurre lo Stato sociale e i servizi�, e il 15% a�va bene come � oggi�. Rispondono �pi� tasse e pi� servizi� anche il 30% degli elettori del centro-destra, e il 30% di commercianti e artigiani. Una novit�, fanno osservare al Censis, che nel 2003 e nel 2004 aveva condotto per proprio conto sondaggi simili, ottenendo risultati opposti.

          �Pesano oggi nuove forme di incertezza, accompagnate alla consapevolezza che non basta pagare meno Irpef se molti altri “oneri obbligatori” fiscali o parafiscali aumentano� dice ancora Giuseppe Roma. Si ragiona di pi� sulla credibilit� delle promesse; e conta anche il fatto che il centro-destra riproponga per la legislatura successiva, ossia entro il 2010, l’obiettivo di portare al 38% la pressione fiscale che secondo il primo Dpef di Giulio Tremonti, luglio 2001, si sarebbe gi� dovuto raggiungere l’anno scorso.

          Per� la polemica elettorale infuria, e stravolge cifre e definizioni. In questi giorni, entrambi gli schieramenti puntano al consenso popolare, in modi diversi tentando di mostrarsi come paladini di chi ha meno. Per Renato Brunetta, consigliere economico di Silvio Berlusconi, �il centro-sinistra vuole togliere alle famiglie, tassando i loro beni come la casa e il risparmio, per dare alle grandi imprese, sue alleate� ponendo a carico della fiscalit� generale la riduzione del costo del lavoro. Per l’ex ministro Ds Vincenzo Visco �il centro-destra insiste a favorire le rendite danneggiando la produzione, cos� come ha fatto nei 5 anni di governo, con i risultati che si vedono�, e gli sgravi fiscali che promette, �se pure riuscir� a darli, si concentreranno ancora sui pi� ricchi�.

          Entrambi gli schieramenti, secondo un giudizio diffuso tra gli economisti, soffrono di una contraddizione tipica delle campagne elettorali esasperate. Chi � al governo da una parte assicura che i conti pubblici sono in ordine, dall’altra accusa le proposte dell’opposizione di essere troppo costose. Chi � all’opposizione vede la finanza pubblica vicina al disastro, per� ritiene che trover� margine per realizzare le proprie promesse. La proposta del centro-sinistra di abbassare il costo del lavoro, 5 punti in meno di �cuneo fiscale� da ripartire tra imprese e lavoratori, costerebbe, ammette Romano Prodi, 10 miliardi di euro.

          Ora, secondo previsioni serie, gi� il deficit pubblico del 2006 rischia di sforare di una quindicina di miliardi l’obiettivo concordato con le autorit� europee. Per il 2007 potrebbe occorrere una manovra netta di 20-25 miliardi di euro a riduzione del deficit. Le coperture finanziarie fin qui proposte dal centro-sinistra per il �cuneo fiscale� non superano la met� dell’onere aggiuntivo di una misura pur gradita alle imprese e ritenuta razionale da molti economisti.

          Tipicamente, come ha fatto l’Italia in passato e come far� la Germania nel 2007, lo sgravio agli oneri sociali si finanzia aumentando l’Iva. Ma l’Iva italiana � gi� al 20%, livello abbastanza alto nel confronto europeo, e per giunta l’Italia conserva il problema di una inflazione pi� alta degli altri Paesi euro: toccare l’Iva � impensabile, tanto che nemmeno il centro-destra ha accusato gli avversari di tenere quell’idea in serbo.

            D’altra parte, anche le promesse del centro-destra sono prive di copertura: il �quoziente familiare� Irpef, per motivi tecnici abbastanza ovvi (non si possono aumentare le tasse ai single, o alle coppie senza figli in cui entrambi lavorano) non costerebbe meno di 15 miliardi.