“BladeRunner” «Rispettare l’autonomia»

09/03/2006
    gioved� 9 marzo 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

    IL CASO - IL DIRETTORE: �PENSO CHE TUTTI APPREZZERANNO LA MIA CHIAREZZA�

      I grandi azionisti di Rcs
      �Rispettare l’autonomia�

        Ma nel patto di sindacato ci sono posizioni diverse

          MILANO
          Ma dietro l’editoriale di Paolo Mieli che ieri ha espresso la preferenza del Corriere della Sera per una vittoria elettorale del centrosinistra si allunga l’ombra dei grandi soci di RcsMediagroup? O invece la posizione enunciata rischia di creare divergenze tra gli azionisti? Il primo sospetto si concretizza in alcune delle tante repliche che dal centrodestra arrivano alla posizione del direttore del Corriere. Il secondo interrogativo deriva dall’esistenza un nucleo duro dell’azionariato assai composito, tanto da apparire spesso una stanza di compensazione del potere finanziario pi� che un gruppo coeso.

          Sono sospetti che il diretto interessato rimanda al mittente e che le stesse reazioni di alcuni azionisti – quelle ufficiali cos� come quelle raccolte in privato – tendono a disinnescare. Certo, il tema � suggestivo. Dentro il patto di sindacato a quindici che controlla Rcs e quindi il quotidiano di Via Solferino, organo ufficiale della borghesia milanese e del Nord Italia, c’� un assortimento di capitalismo vecchio e nuovo, di imprenditoria e banche che rappresenta una fetta ancora molto significativa del potere economico del Paese: la Fiat (che � anche azionista di questo giornale) e Mediobanca, la Fonsai del costruttore trasformato in finanziere Salvatore Ligresti e il cemento bergamasco della famiglia Pesenti, due istituti di credito come la meneghina Banca Intesa e la romana Capitalia che rappresentano modelli diversi e per molti aspetti opposti di potere creditizio; e ancora il capitalismo istituzionale della Telecom di Marco Tronchetti Provera e il �made in Italy� rampante di Diego Della Valle. Quanti di loro si riconoscono in quelle parole e quanto dunque l’editoriale apparso ieri sul Corriere rappresenta una frattura tra il capitalismo italiano e l’esperienza del governo di centrodestra? Tronchetti Provera ha detto ieri che �non � mio compito prendere posizione pubblica su quali siano le mie preferenze politiche o quelle di altri, cos� come non � mio compito interferire sulle attivit� del direttore di un quotidiano di cui sono azionista�, ma interpellati in privato alcuni dei soci di Rcs sostengono la decisione del direttore di prendere una posizione netta ben prima delle elezioni.

          Lui, Mieli, ha un’idea precisa: �Io ho una mia storia. Con alcuni degli azionisti ho una sintonia totale, con altri una sintonia parziale. Non credo proprio che tutti i membri del patto voteranno nel modo che ho indicato, ma penso che tutti invece apprezzino il fatto che io mi sia pronunciato con chiarezza�. Il presidente di Rcs, il notaio Piergaetano Marchetti che guida anche il patto di sindacato di Mediobanca, altra roccaforte del potere finanziario italiano – dichiara intanto che �i contenuti e le opinioni del Corriere sono, come � tradizione della stampa libera, espressi in piena autonomia dalla direzione che se ne assume conseguentemente la responsabilit� verso i lettori�. Ma in questa dichiarazione c’� anche un corollario non detto: ossia il fatto che proprio in virt� dell’�autonomia� non esiste un assenso automatico degli azionisti alla posizione di Mieli. Ognuno ha il proprio ruolo, ognuno le proprie responsabilit� e ognuno le proprie opinioni.

            Il direttore, del resto, aveva annunciato fin dall’inizio del suo mandato – il secondo dopo un lungo intervallo – in via Solferino, che avrebbe preso una posizione esplicita su alcune questioni, in testa quelle politiche e di coscienza: �Cos� � stato nel ‘96 prima delle elezioni – ricorda adesso lui -, cos� � stato di recente per il referendum sulla fecondazione assistita o per le scalate bancarie�, che hanno coinvolto non marginalmente anche gli assetti proprietari del Corriere con i raid borsistici di Stefano Ricucci. Resta il fatto che gli azionisti – compreso il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo che ieri lo ha spiegato a chi glielo chiedeva – la posizione di Mieli l’hanno letta sul giornale. in quanto alle reazioni � facile immaginare che la posizione del direttore non dispiaccia affatto a Giovanni Bazoli – uno dei �padri� dell’Ulivo – che di banca Intesa � presidente e all’amministratore delegato della stessa banca Corrado Passera che qualche mese fa fin� – in buona compagnia, a dire il vero – sotto gli strali di Berlusconi per aver partecipato alle primarie del centrosinistra. Tra altri azionisti bancari la posizione di Mieli non ha probabilmente suscitato un’altrettanto calorosa adesione. In Mediobanca da sempre attentissima a tenere lontano dalle proprie stanze gli spifferi della politica, quella posizione potrebbe creare ad esempio qualche imbarazzo. E tra i potenziali contrari alla linea Mieli c’� anche chi pensa a Salvatore Ligresti. Ma � un’interpretazione che non trova riscontri e forse sottovaluta la realpolitik dell’ingegnere di Patern�.