“BladeRunner” Prodi: dopo il 10 aprile sarà un altro Paese

27/02/2006
    domenica 26 febbraio 2006

      Pagina 7 – Primo Piano

      KERMESSE IL CANDIDATO PREMIER, CON RUTELLI, FASSINO E LA SBARBATI, HA APERTO LA CAMPAGNA DEL LISTONE DELL’ULIVO NEL PALALOTTOMATICA DI ROMA

        Prodi: dopo il 10 aprile sar� un altro Paese

          �Una nuova primavera per l’Italia e i giovani non desidereranno pi� andare all’estero�

            Fabio Martini

            ROMA
            In un scroscio di palloncini e battimani, Romano Prodi si sta godendo il rituale trionfo del dopo-discorso, saluta con gesto lento della mano destra i novemila del Palalottomatica e fra questi scorge la nipotina Chiara di tre anni, che lo sta guardando da lontano. Con uno scatto il Professore si separa da Piero Fassino e Francesco Rutelli, attraversa la grande pedana e prende in braccio la bambina che, a quel punto, resta avvinghiata al nonno mentre la gente applaude. Con questo tocco umano che � anche un gesto da politico americano – qualcosa che non fa parte del suo �repertorio� – Romano Prodi si � congedato dalla Convention dell’Ulivo, provando (anche con quella bimba in braccio) a trasmettere un messaggio di fiducia nel futuro, in linea con quello che aveva urlato qualche minuto prima il leader ds Piero Fassino: �Noi non siamo catastrofisti�, �tutti devono tornare ad avere fiducia in s�, �noi crediamo nell’Italia e vogliamo dare un grande governo ad un grande Paese�.

            Una kermesse, quella al vecchio Palasport di Roma, che ha aperto la campagna elettorale della lista dell’Ulivo (Ds-Margherita-Repubblicani europei) che si presenter� soltanto alla Camera, ma che dovrebbe costituire il nucleo di quel Partito democratico che, a parole, i promotori dicono di volere dopo le elezioni. Ma sar� perch� al progetto si crede con riserva; sar� che mancano 46 giorni alle elezioni, sta di fatto che del nuovo partito si � parlato pochissimo durante la Convention. Certo, richiami ne sono stati fatti, in particolare da Francesco Rutelli, ma i messaggi elettorali hanno decisamente prevalso nei discorsi dei quattro leader.

            In particolare Prodi si � presentato ai novemila con un intervento nel quale ha alternato – con pi� efficacia del solito – frasi-slogan, sarcasmo e richiami alla �testa pi� che alla pancia degli elettori�. Il programma della Casa delle libert�? �Dicono che � la prosecuzione dell’attivit� di governo. Ma cos’�? Una minaccia?�. Berlusconi? �Una grande seduttore che ha perso la sua arte� e che pensa di risolvere tutto col �ghe pensi mi’�. Il Cavaliere dice che i magistrati hanno svenduto l’Italia? �E’ vero in questi anni � stato svenduto ci� che era rimasto del made in Italy: sono andati all’estero mozzarella, olio di oliva, salumi, banche, centrali elettriche, assicurazioni�. Anche una manciata di frasi ad effetto, ad uso dei Tg. Tipo: �Quest’anno la primavera arriver� il 10 aprile, �quando gli italiani diranno �un grande basta� e �depositeranno la loro sentenza inappellabile che decreter� la fine di un inverno durato cinque lunghi anni�. E il messaggio-clou di tutta la campagna elettorale si ritrova nella frase finale: �Noi vogliamo che i nostri figli non ci guardino con gli occhi della paura. Perch� quando leggiamo che il 55 per cento dei giovani aspira a vivere all’estero, noi dobbiamo potergli dire: dopo il 10 aprile venite a vivere in una Paese nuovo: l’Italia!�.

              E in questo messaggio positivo sta tutto lo sforzo di Prodi e della campagna elettorale dell’Unione di scrollarsi di dosso quell’aplomb serioso e un po’ menagramo che la propaganda avversaria cerca di affibbiare all’opposizione. E il tentativo di proporre questa immagine ridanciana stava anche nel format della Convention. Nella quale ha avuto grande spazio l’applauditissimo comico Maurizio Crozza, autore di battute micidiali contro l’Unione e i suoi big. E per quanto appesantita dagli intermezzi retorici e kitsch della conduttrice di Mtv Paola Maugeri, la kermesse si � dipanata in modo fluido grazie agli interventi di Dominique Strauss Kahn, Walter Veltroni, Vittorio Foa, Oscar Luigi Scalfaro, Leopoldo Elia, Giorgio Napolitano. Poi � toccato ai big. La repubblicana Luciana Sbarbati cita Ariosto e il �Cavaliere che continuava a combattere ed era gi� morto�. Francesco Rutelli, l’unico a richiamare con energia il progetto del partito democratico, ma � anche l’anticipatore di una polemica importante dei prossimi giorni: �Berlusconi, se vuole rappresentare a Washington l’Italia e non Forza Italia, rinunci a qualche pacca sulle spalle e abbia il coraggio di parlare dei troppi errori consumati, dalle torture alla pessima gestione dell’Iraq�. E poi Piero Fassino, applauditissimo, almeno quanto Prodi: �Il capo di una grande Nazione non dice “dormite tranquilli, ci penso io” – anche perch� visti i risultati sarebbe stato meglio se avesse dormito qualche ora in pi� – ma dovrebbe invece chiamare a raccolta le energie migliori del Paese�.