“BladeRunner” Illy, la Borsellino e gli ultrà della Lista

17/01/2006
    martedì 17 gennaio 2006

      Pagina 3 – Primo Piano

        STRATEGIE ELETTORALI – PRONTI I CANDIDATI CON UNA COALIZIONE «PER IL PRESIDENTE» AL SENATO

          Illy, la Borsellino e gli ultrà della Lista

            Antonella Rampino
            ROMA

            Si chiama «Lista di cittadini per il presidente» ed è il contenitore che Romano Prodi userà per candidare una sua pattuglia in Parlamento. Il nome resterà tale e quale se Margherita e Quercia concederanno al Professore di candidare in collegi sicuri una ventina di prodiani per la Camera, e altrettanti per il Senato, per un numero di parlamentari che è giusto la metà di quegli ottanta che il Professore chiese in un ufficio di presidenza della Margherita in quel di Polignano a Mare, giusto due estati fa. Ma se invece così non fosse, il nome cambierà, e prontamente, in «Lista di cittadini per Prodi». L’operazione è partita sotto traccia il 17 dicembre scorso, testimonial non a caso l’attuale presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, e la prossima (eventuale) della Sicilia, Rita Borsellino, coordinata da Roberto Alagna, non a caso autore della Lista Marrazzo e di quella per Veltroni. Ufficialmente, Prodi non ne sa nulla: «Io non ho mai parlato con Prodi, nessun incontro, mai: la nostra è un’operazione spontanea», giura Alagna. Ma a Piazza Santi Apostoli, racconta una gola profonda, «E’ una settimana che siamo in fibrillazione: si parte o non si parte?».

            E c’è chi giura che sulla scrivania del Professore ci sia una cartellina azzurro pallido, non a caso con intestazione «Senato della Repubblica», che contiene tutti i numeri. Dei vari coordinatori, e anche dei potenziali candidati. E’ stata preparata, quella cartellina, all’indomani dello stop alla lista unica che a Prodi diedero Fassino, D’Alema e Rutelli in casa di Ricky Levi. Apparentemente si tratta di una preziosa rete di liste civiche, il fine è ampliare l’elettorato che dovrà portare il Professore a Palazzo Chigi di quei settori d’opinione non rappresentati dai partiti, dai cittadini impegnati ai girotondini di rito ulivista. Apparentemente si tratterebbe di trovare una casa per candidare personaggi come Ivan Scalfarotto (in Lombardia) o Pancho Pardi (in Toscana), o ancora (in Sicilia) quell’Emilio Arcuri che fu vicesindaco di Orlando nella stagione della primavera palermitana.

            Un movimento d’opinione, di cittadini impegnati in politica, ma che ha una forza organizzativa non secondaria. Anzitutto è assai radicato sul territorio, essendo composto di un migliaio di amministratori locali in carica. Poi, i motori sono accesi: «Noi partiamo comunque con la raccolta di firme per presentare la nostra Lista il primo febbraio», dice Alagna. Che è uno che la sa lunga: oggi consigliere regionale del Lazio, non a caso per la «Lista Marrazzo», ha una lunga e fortunata esperienza di nascita e sorti progressive delle liste civiche. «Se Prodi decide di rompere gli indugi e fare una lista col proprio nome, noi ci mobiliteremo, e saremo i soldati di quell’operazione», assicura. Se così non fosse, «si parte con la Lista per il Presidente».

              La tenaglia prodiana sugli alleati dunque è chiara: o una lista nel suo nome, o una lista per la sua funzione. Il risultato, in entrambi i casi, non cambia. Perché se i rapporti politici dovessero impedire al leader di coalizione di lanciare una lista nel proprio nome, fuori dalla «Lista per il presidente» resterebbero comunque da piazzare i prodiani, altresì detti «parisiani»: ovvero la minoranza interna della Margherita, i Monaco, i Santagata, le Magistrelli, i Bordon. Tutti i sodali di Arturo Parisi, il professore del Professore, che in nome del bene della coalizione rinunciarono a fare una scissione nella Margherita a inizio di quest’estate. E alla fine dunque il risultato, rispetto alla quarantina di parlamentari suoi che Prodi chiede a Quercia e Margherita, non cambierebbe poi di tanto. Ieri sera infatti Alagna aspettava con una certa apprensione di capire come sarebbe finito il vertice dell’Ulivo. «Noi siamo davvero dei cittadini prestati alla politica. Andare o non andare a Montecitorio non è quel che ci interessa: il nostro scopo è aggregare i prodiani che non si sentono rappresentai dai partiti». E, vada come vada, l’operazione proseguirà, «perché questo i partiti non lo vogliono capire: per vincere bisogna allargare i confini dello schieramento oltre i partiti e dare rappresentanza parlamentare alla società civile».