“BladeRunner” Il tentativo di trasformare il voto in un referendum

07/04/2006
    venerd� 7 aprile 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    LA NOTA

      Il tentativo di trasformare il voto in un referendum

      di Massimo Franco

        Nel bene e nel male, Silvio Berlusconi � riuscito a trasformare le elezioni in un referendum su di s�. Che le vinca o le perda, ha radicalizzato l’elettorato del 9 aprile pi� di quanto fosse avvenuto nel 2001. Quando Fausto Bertinotti dice che �basta non inseguire il premier� per sgonfiare la sua strategia aggressiva, riconosce indirettamente questa subalternit�. Perch� l’inseguimento c’� stato e continua, alimentato dall’incapacit� di offrire al Paese un’agenda dei problemi alternativa a quella imposta dal berlusconismo. Perfino l’accusa di essere �un uomo in lotta contro tutto il Paese�, rivoltagli dal presidente diessino Massimo D’Alema, finisce per confermarlo. Al punto che le previsioni di una vittoria netta dell’Unione sul centrodestra sono accompagnate da un brivido residuo di cautela. Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, osserva una Borsa tranquilla e ne ricava buoni auspici per il governo. E Roberto Formigoni, governatore berlusconiano della Lombardia, fotografa �una partita apertissima�. Magari non lo � pi� da tempo, ma il tentativo trasparente � di accreditare un risultato non scontato; e un’immagine da incubo dell’Unione.

        I toni aggressivi, anche volgari del presidente del Consiglio puntano a diffondere il verbo della paura; e a spingere alle urne quelle fasce di opinione pubblica non intercettate dai sondaggi. Il modo in cui ieri il presidente del Consiglio ha quasi intimato all’elettorato �una scelta di campo fra amore e odio�, � un segno di disperazione e insieme di determinazione. E la descrizione urlata del pantheon negativo che cercherebbe di buttarlo gi� dal piedistallo, in realt� nasce da un’ira calcolata nella speranza di alimentare l’inquietudine di quanti votano a destra e adesso esitano.

        Comunisti, grandi industrie e grandi giornali, �pubblici ministeri infami�, avversari che si preparano ai �brogli elettorali�: � un immaginario che Berlusconi evoca e spera di diffondere. �Chi non andr� a votare�, ha ripetuto con un’aria tirata, quasi stravolta, �deve sapere che dar� il voto alla sinistra e ne subir� le conseguenze�. Su questo sfondo studiatamente emotivo, la trasmissione di Mediaset annullata per non violare la par condicio diventa un pezzo della strategia del �referendum� su di s�.

        L’attacco di ieri ai magistrati milanesi accusati di avere montato il caso Mills, l’avvocato inglese sospettato di essere stato corrotto da Berlusconi, ne � un altro spezzone. Probabilmente, il crescendo riserver� qualche altra sorpresa nelle prossime ore. Il finale si comincia gi� a intravedere. Offre un premier proiettato gi� sul dopo elezioni; convinto di essere stato �penalizzato alla grande�; ma di essersi battuto �al massimo di quello che posso�. E quando Berlusconi avverte che se anche perde non torner� a fare l’imprenditore, promette di voler restare ingombrante per tutti: a cominciare, forse, dai propri alleati.