“BladeRunner” Il rinvio tenta il Cavaliere

20/01/2006
    venerdì 20 gennaio 2006

    Pagina 1 e 7 – Primo Piano

    STRATEGIE - UNO SLITTAMENTO DI 15 GIORNI GLI CONSENTIREBBE DI FAR APPROVARE I PROVVEDIMENTI PIU’ POPOLARI

      Il premier punta a rinviare
      lo scioglimento delle Camere

      Augusto Minzolini

        ROMA
        POCO più di un mese fa, mentre si infittivano le indiscrezioni e i particolari sul tentativo dell’Unipol di assicurarsi il controllo della Bnl, Roberto Colannino, artefice della prima scalata alla Telecom e uno dei «guru» della nuova finanza padana, volle telefonare a tutti i costi a una persona che neppure conosceva, Fabrizio Cicchitto. Proprio il consigliere del premier che nelle sue dichiarazioni pubbliche accostava il suo nome ai vari Gnutti e Consorte nell’ambito dell’operazione che lo aveva portato al vertice del colosso italiano delle tecomunicazioni. «Guardi – mise le mani avanti in quell’occasione il finanziere – io con quelle persone ho rotto, non c’entro più niente, né voglio più entrarci in futuro».

          Questo segnale e altri hanno convinto Silvio Berlusconi che sulla vicenda Unipol-Bnl, come pure sulla precedente operazione Telecom in cui Giovanni Consorte ebbe un ruolo primario, ci sono molti aspetti che non sono chiari. Sensazioni che sono state confermate in queste ultime settimane da «voci» e indiscrezioni che non sono uscite da Palazzo Chigi ma dai corridoi della procura di Milano.

            Come la strana procedura delle acquisizioni fatte in questi ultimi anni dall’Unipol che si sono concluse sempre (sul modello della trattativa che portò Monte Paschi di Siena ad acquistare la Banca 121) con un’impennata finale del prezzo concordato. O sulla personalità e sul ruolo di un avvocato italo-americano, Alvaro Pascotto, che ha fatto parte della cordata con cui l’Unipol ha tentato di conquistare la Bnl. Tutte congetture, disquisizioni e ipotesi che ieri hanno fatto tirare le somme allo stesso Cicchitto: «Consorte e Sacchetti nel 2003 operarono sui mercati finanziari, utilizzando anche quel deposito di 50 milioni individuato dai magistrati come garanzia, facendo manovre per 300 milioni che gli consentirono di portare a casa 80 milioni di euro. Nello stesso periodo entrambi erano ai vertici della «Unipol merchant Bank», che aveva il delicato compito di ripianare i debiti dei Ds (intorno agli 80 milioni di euro). Operazione perfettamente riuscita».

            Berlusconi, però, è intenzionato sempre più ad utilizzare solo il risvolto più squisitamente politico di questi argomenti. Certo, commenterà ancora i fatti che emergeranno. Ma l’Unipol d’ora in avanti, sarà solo una, e neppure la principale, delle tematiche della campagna elettorale del Cavaliere. Magari il premier ripeterà, come ha fatto ieri in Consiglio dei ministri, la battuta fatta da Francesco Storace alla trasmissione di Fazio: «Qualcosa di sinistra? Unipol». O prenderà a modello lo stesso manifesto con cui il ministro della Sanità vuole tappezzare i muri di Roma. Un annuncio su due righe: «Oggi alle 19 a piazzale Clodio parlerà Consorte». Seguito da un «magari» tra parentesi.

              Insomma, il premier, spogliandosi dell’impermeabile da detective, non ha più intenzione di fare nuove rivelazioni. Aspetterà gli eventi. Ma visto che ci vorrà del tempo prima che maturino, ieri Berlusconi ha ipotizzato in Consiglio dei ministri una nuova data per lo scioglimento delle Camere anche se si andrà alle urne sempre il 9 aprile: non più il 29 gennaio, ma il 15 febbraio. Sulla questione non è ancora stata presa una decisione definitiva, ma la scelta ha un’importanza non indifferente nella strategia elettorale del premier.

                Intanto lo spostamento gli permetterebbe di varare con tutta calma provvedimenti come la legge sulla droga o misure che riguardano le tasche dei cittadini, con cui vuole agganciare quell’elettorato poco-politicizzato che manca all’appello dei sondaggi. Eppoi, dato rilevante, sciogliendo le Camere più tardi, il premier avrebbe la possibilità di rinviare anche la convocazione dei comizi e questo gli permetterà di far slittare di due settimane l’entrata in vigore della disciplina della «par condicio» in campagna elettorale. In altre parole, a conti fatti, se il Parlamento fosse sciolto a metà febbraio, il premier avrà modo di partecipare per un altro mese a trasmissioni tv che non abbiano un indirizzo squisitamente giornalistico. Appunto, come ha fatto l’altroieri quando ha parlato agli automobilisti che ascoltano Isoradio. E sono proprio quelle le tribune che il premier vuole utilizzare per riuscire a comunicare con quella parte dell’opinione pubblica che, per un motivo o per l’altro, non si interessa di politica. Anzi, la rifugge.

                  Del resto il progetto non ha altre controindicazioni. «Questo cambiamento di programma – spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi – ha un’unica conseguenza. Visto che in questo caso le elezioni non sarebbero più anticipate, i presidenti di provincia e altri amministratori locali che volessero presentarsi alle politiche, non potrebbero più farlo. Ma non è certo un problema che può assillare il centro-destra visto che in questo momento non abbiamo una folta rappresentanza tra gli amministratori locali». Mentre Lucio Malan, uno dei consiglieri del Cavaliere per la campagna elettorale, sottolinea i benefici di una simile decisione. «Vedete – osserva – per Berlusconi è più importante andare da Biscardi o ad Isoradio che non a Porta a Porta. E’ proprio in quelle platee disinteressate se non addirittura annoiate dalla politica che il premier può conquistare gli elettori necessari per vincere le elezioni. Se non rinviassimo lo scioglimento delle Camere al 15 febbraio dimostreremmo ancora una volta di essere dei masochisti».