“BladeRunner” Il premier vuole stanare l’avversario

27/01/2006
    venerdì 27 gennaio 2006

      Pagina 7 – Politica

        STRATEGIE – E’ CONVINTO CHE IL LEADER DELL’UNIONE SIA STANCO E CHE INCALZANDOLO SI POSSA CONCRETIZZARE LA RIMONTA

          Il premier vuole stanare l’avversario

            retroscena
            Augusto Minzolini

              ROMA
              Alla buvette di Montecitorio nella pausa del pranzo un Giorgio La Malfa in vena di analisi fa il punto sulla campagna elettorale nella quale i due principali candidati, Berlusconi e Prodi, sono arrivati a darsi in pratica del “vigliacco” e del “matto”. «Vedete – osserva il ministro per le Politiche comunitarie – lo scontro elettorale è Berlusconi versus Berlusconi. Prodi non c’è. Forse per calcolo, per non dare conto di un programma che il centrosinistra ancora non ha o per non accettare uno scontro in tv, è sparito, è diventato un candidato “invisibile”. C’è la netta sensazione che i suoi alleati non credano nel suo appeal elettorale: è capolista solo in 14 circoscrizioni su 28 e a quanto pare nella lista sono garantiti solo sei dei suoi uomini. Un po’ poco…». Qualche metro più in là gli fa eco Osvaldo Napoli, deputato piemontese di Forza Italia, che ha l’abitudine di chiacchierare con i parlamentari del centrosinistra della sua regione. «Prodi – ridacchia – è sotto la tutela tv di Rutelli e Fassino. Il Professore delega loro a sostenere la campagna elettorale in video e quei due sono ben contenti che il loro leader sfugga la tv».

              Il Berlusconi spaccatutto e il candidato «invisibile». Già, il primo round di questa campagna elettorale si apre con il Cavaliere che tenta di stanare il Professore. Non per nulla ai suoi uomini impegnati nella commissione parlamentare di vigilanza Rai ad adattare la «par condicio» al nuovo sistema elettorale proporzionale, il premier ha dato solo un’indicazione: «Bisogna fare in modo che Prodi accetti almeno due duelli in tv con me. Ho la netta sensazione che questa volta voglia sottrarsi, voglia evitare il confronto. Se la fa sotto».

              E, a quanto pare, i suoi sono riusciti nell’impresa e martedì – sempre che tutto giri per il verso giusto – porteranno a casa una normativa che dovrebbe far centrare al Cavaliere due obiettivi: nel nuovo regolamento di applicazione della «par condicio» viene introdotta la figura del capo di coalizione e sono garantiti almeno due duelli tv tra i leader che capeggiano i due schieramenti. In questo modo viene rimesso un po’ d’ordine nelle gerarchie del centrodestra messe a subbuglio dalla tattica delle tre punte: certo Fini e Casini potranno fare la loro campagna personale, come pure diventerà premier – se il centrodestra si imporrà – il candidato che avrà più voti, ma in campagna elettorale il capo della coalizione riconosciuto da tutti sarà Berlusconi. «E speriamo che dopo questo chiarimento – chiosa uno dei consiglieri del premier, Maurizio Lupi – gli alleati cominceranno a fare il gioco di squadra». Eppoi, appunto, secondo risultato, Prodi sarà costretto ad accettare il duello in tv: nella legge, infatti, non è prevista la possibilità che il leader della coalizione deleghi qualcuno al suo posto. «Abbiamo motivo di sospettare – spiega Paolo Romani, uomo di punta del Cavaliere nella commissione di vigilanza Rai – che Prodi non voglia duelli tv o, al massimo, è disposto a farne uno. Non è solo una sua scelta ma è anche quello che gli consigliano i suoi alleati che non si fidano delle doti tv del loro leader».

              Ma perché il premier e i suoi sono così convinti che Prodi si voglia eclissare, voglia disertare il confronto? Gli «spin-doctor» del premier, anche gli stranieri, studiano quotidianamente la campagna elettorale e le apparizioni tv dell’avversario del premier e, a loro avviso, il Professore fa fatica. Addirittura, hanno intravisto nella nuova abitudine di Prodi di intervenire in conferenza stampa leggendo dei comunicati un segno di debolezza evidente. «Prodi ha adottato – spiega Cicchitto che riporta il risultato di queste analisi -, usando la terminologia del pugilato, una guardia stretta alla francese. E’ chiuso, sospettoso, non vuole rischiare. E quando va in tv fa una brutta figura. Quando ha dichiarato che non gli piace Roma ha fatto una gaffe da manuale. Secondo noi è un Prodi diverso da quello del ‘96, molto più logorato, se non fisicamente – visto che a sentir lui vince le maratone – di sicuro mentalmente».

                Ecco perché il Cavaliere ha deciso di inseguire il suo avversario, di non dargli tregua. «Del resto – si lamenta il coordinatore nazionale di Forza Italia Bondi – il presidente è l’unico a sostenere l’impatto di questa campagna elettorale. Gli alleati fanno ben poco». Proprio gli alleati sono un altro punto dolente per il premier. «Vedete – osserva uno dei consiglieri del Cavaliere, spogliandosi per un attimo del suo ruolo e vestendo i panni dell’esperto «super partes» – Casini sta sbagliando la sua campagna elettorale. Quest’idea che deve diversificarsi sempre e comunque dal Cavaliere serve a poco. Alla fine lo scontro si polarizzerà e lui non avrà più spazio. Non dovrei dirlo io ma avrebbe fatto meglio a cavalcare lo slogan del ricambio generazionale. L’immagine l’aveva, la sua campagna sarebbe stata trasversale sia contro Prodi sia contro Berlusconi, e chiedendo un cambio per ragioni anagrafiche ma sostenendo convintamente le ragioni e il programma della coalizione nessuno avrebbe potuto accusarlo di fare il gioco degli avversari». Errori e contraddizioni di una campagna elettorale. Come quelli che, sempre lì alla buvette, ieri La Malfa imputava a Mastella che vuole rimanere nel centrosinistra. «Basta farsi due conti – è il parere da tecnico del ministro -: se chiude con Prodi, Clemente si prende al massimo quei 5-6 deputati e lì finisce. Dal centrodestra, invece, può pretenderne molti di più. Poi se Berlusconi vince può aspirare a grandi ruoli. Se il centrodestra perde, invece, avrà in ogni caso racimolato un numero di parlamentari maggiori di quello che gli offrirebbe ora il centrosinistra. Avrebbe, quindi, una buona posta per sedersi al tavolo del «dopo-elezioni» e pretendere dal centrosinistra il doppio di quello che gli viene offerto ora».