“BladeRunner” Il Cavaliere: «Ciampi sta esagerando»

24/01/2006
    martedì 24 gennaio 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    «COME PUÒ CHIEDERCI UN ACCORDO CON L’OPPOSIZIONE? MA QUALE ACCORDO SI PUÒ FARE CON QUESTA UNIONE?»

      Il rilancio del Cavaliere:
      «Ciampi sta esagerando»

        ROMA
        «Ciampi sta esagerando. Come può chiederci un accordo con l’opposizione sullo scioglimento delle Camere? Ma quale accordo si può fare con questa opposizioni?». Silvio Berlusconi è preso dalla «sindrome del ‘94» quando l’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro non sciolse il Parlamento dopo la caduta del primo governo di centrodestra.

        Una sindrome che sta portando il premier a commettere alcune «mosse sbagliate» secondo gli stessi alleati che considerano «forzature» alcune uscite del presidente del Consiglio. La più grave viene considerata la minaccia di non controfirmare il decreto di scioglimento e l’aut-aut che ieri ha intimato al presidente della Repubblica: o avremo altre due settimane di tempo o chiederemo di spostare la data del 9 aprile, arrivando così alla scadenza naturale delle Camere. «Del resto – avrebbe detto il Cavaliere – durante il semestre bianco il capo dello Stato non può anticipare lo scioglimento delle Camere».

          Un aut-aut che ha fatto molto irritare Carlo Azeglio Ciampi. Il quale non usato mezzi termini con il presidente della Camera Casini salito al Colle dopo la riunione della capigruppo: «Scioglierà il Parlamento il 29 gennaio». Del resto, è stato il ragionamento del capo dello Stato, c’era un accordo tra maggioranza, opposizione e governo su questa data: ora, senza un nuovo accordo, non c’è motivo di cambiare idea.

            Che Ciampi fosse di questo avviso, Berlusconi lo aveva saputo durante la giornata di ieri. Del resto, tra Palazzo Chigi e il Quirinale c’erano stati contatti informali. Così il premier ha usato l’arma della ritorsione facendo balenare l’ipotesi di andare al voto alla scadenza naturale. «Non capisco questo atteggiamento del capo dello Stato: dovrebbe essere contento che il Parlamento lavori qualche settimana in più. Ma io – ha detto a chi lo ha sentito – sono molto determinato ad andare avanti».

              «Tra di noi c’è stupore per l’atteggiamento che sta tenendo Ciampi – dice il deputato azzurro Osvaldo Napoli – incredulità per il fatto che non capisce l’utilità di approvare alcuni provvedimenti utili al paese. Sta abusando del suo ruolo». Nella Cdl c’è stupore ma anche il timore di uno scontro istituzionale senza precedenti. Casini nel ruolo del «notaio» ha riferito a Ciampi che l’opposizione non è d’accordo sull’opportunità di andare oltre il 29 gennaio. Il presidente del Senato Marcello Pera, che oggi convocherà i capigruppo di palazzo Madama, si riserva invece di decidere se chiedere un incontro con Ciampi. Ma da più fonti si fa notare che Pera sarebbe dell’avviso che un prolungamento dei lavori parlamentari non sarebbe uno «scandalo».

                Insomma, il braccio di ferro tra Berlusconi e Ciampi è arrivato ad un punto di rottura. Insiste Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia: «O si da la possibilità alle Camere di lavorare qualche settimana in più oppure si pone il problema di spostare le elezioni più avanti. Una minaccia? No. La scadenza naturale della legislatura è il 29 maggio, potremmo andare a votare in quella data: è il governo che lo stabilisce. Un accordo con l’opposizione? Figuriamoci, sono degli irresponsabili». Bondi nega che ci sia un un braccio di ferro con il Quirinale: «Semmai c’è una discussione in corso e ognuno ha legittimamente il suo punto di vista: è necessario trovare una soluzione condivisa».

                  Comunque, dicono gli uomini più vicini al premier, per il momento è solo una «extrema ratio» l’idea di andare alla scadenza naturale o di non controfirmare il decreto di scioglimento. Ma c’è di più, come dicevamo all’inizio. Alcuni giuristi della Casa della libertà hanno fatto notare al presidente del Consiglio che siamo già nel semestre bianco. E secondo la Costituzione, il presidente della Repubblica non ha più il potere di firmare un decreto di scioglimento anticipato delle Camere, quale sarebbe se la data rimane il 29 gennaio: può solo sciogliere alla scadenza naturale. E in effetti è questo il messaggio che Berlusconi ha voluto lanciare con le «forzature» di ieri.

                    Ma per Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini a questo scontro finale non si deve arrivare: meglio abbassare i toni della polemica. «Questa alta tensione, questi toni alti contro il centrosinistra – ha detto Casini – non favoriscono la nostra campagna elettorale». Forse non favorirà l’Udc e An, ma per Forza Italia il discorso è diverso. Il sondaggio che Berlusconi ha ricevuto ieri fotografa una situazione in cui rimane un distacco di alcuni punti tra Cdl e Unione, ma il partito del Cavaliere in queste ultime settimane è cresciuto a danno proprio degli alleati.