“BladeRunner” Da «Fahrenheit 9/11» alla «Berlusconi story»

23/01/2006
    lunedì 23 gennaio 2006

    Pagina 9 – Politica

    IL FILM IN ARRIVO
    SULL’ESEMPIO DI MICHAEL MOORE UN MIX DI REPORTAGE TELEVISIVO, INCHIESTA GIORNALISTICA, DENUNCIA POLITICA

      Da «Fahrenheit 9/11» alla «Berlusconi story»

      Giovanni De Luna

        Che si tratti di una tomba lo si capisce dopo. Subito, tutto quel granito, l’enormità dei pilastri e delle volte, la fitta trama di simboli e fregi disegnata sulle pareti, lasciano immaginare un tempio egizio o uno di quei monumenti dell’età classica smontati, trasportati negli Stati Uniti e rimontati in un giardino pubblico. Poi la telecamera inquadra un imponente sarcofago al centro di una sala sconfinata, circondato da loculi; e da allora ci si chiede chi possa essere l’uomo che ha concepito per se stesso, per la sua famiglia e i suoi seguaci più fedeli (quelli che andranno nei loculi sulle pareti) una simile sepoltura.

        L’autorappresentazione
        Infine la risposta: siamo nel parco della villa di Arcore, quella tomba è stata commissionata da Silvio Berlusconi allo scultore Cascella. La telecamera mostra lo stesso Berlusconi che accompagna Gorbaciov (allibito) a visitare il mausoleo, gesticolando compiaciuto come un «cicerone» al Colosseo. Immediatamente dopo, parte l’intervista a Cascella che illustra i pregi artistici della sua opera.

        Comincia così il film di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, per la regia di Ruben Oliva, (Quando c’era Silvio. Storia del periodo berlusconiano) in uscita a febbraio in alcune sale cinematografiche e distribuito nelle edicole insieme a «Diario», il settimanale diretto dallo stesso Deaglio. Il titolo sembra dare per scontata la sconfitta elettorale di Berlusconi e vedremo se alla fine si rivelerà profetico o iettatorio. Ma il suo interesse è più «storico» che contingente. Il modello è ovviamente il Fahrenheit 9/11 di Michael Moore: il ritmo del reportage televisivo, la tecnica dell’inchiesta giornalistica, la denuncia e lo scandalo che accompagnano sempre il disvelamento che «il re è nudo». Ma Deaglio e Cremagnani hanno una loro cifra di originalità consolidatasi in anni di fortunati programmi televisivi e quindi gli scarti rispetto al modello sono notevoli ed efficaci. Quando c’era Silvio mette in scena l’Italia berlusconiana, ma alla fine lascia sulla scena un unico protagonista assoluto. E’ un Berlusconi che replica se stesso in maniera ossessiva, affascinato da una coazione a ripetere che lo obbliga a incarnare la rigida fissità dello stereotipo. E’ il Berlusconi di questi esordi della campagna elettorale che si è congedato da ogni forma di autoironia e che ha intenzionalmente puntato su una sua straripante presenza mediatica per rimontare lo svantaggio dei sondaggi. Deaglio e Cremagnani ci mostrano gli incunaboli del passato che anticipano il Berlusconi di oggi così da confezionare una sorta di racconto storico dell’autorappresentazione che ha dato di se stesso in questi lunghi anni di militanza politica.

          Fini impietrito
          Tra le tante, c’è una performance che ancora oggi lascia come una forma di straniamento nello spettatore; i 15 minuti del dibattito al Parlamento europeo in occasione della seduta per l’inizio del Semestre della presidenza italiana, quella famosa per l’insulto kapò rivolto al deputato tedesco Schultz. Sono immagini in larga parte inedite; prima del kapò Berlusconi aveva usato un tono suadente e, sfoderando il suo sorriso, aveva attribuito le critiche degli oppositori alla loro scarsa conoscenza dell’Italia, dei suoi siti archeologici, dei suoi monumenti, del suo sole e del suo mare (la telecamera indugia su un Fini impietrito al suo fianco, che si passa le mani sul viso, affranto, mentre la musica rincorre un mandolino e le note di ’O sole mio: tutto quello che un italiano all’estero non vorrebbe sentire dire sull’Italia).

          La Silvio-saponetta
          Ci sono poi tante piccole curiosità, tipiche del modo (uno sguardo dal basso, di lato, un po’ spiazzante) in cui Deaglio costruisce i suoi reportage: la saponetta costruita con il grasso di Berlusconi ed esposta (e venduta) ad una Mostra di arte contemporanea a Basilea (prezzo 15 mila euro: pare che il materiale sia stato fornito da un infermiere di una clinica dove Berlusconi si era recato per una liposuzione). Vera o falsa, la saponetta richiama l’attenzione sulla centralità che il culto del corpo ha nell’autorappresentazione berlusconiana. Ai suoi elettori Berlusconi offre se stesso come modello in cui incarnare un paradigma identitario; se stesso, il suo corpo, la sua biografia di imprenditore di successo. Ma soprattutto il proprio corpo.

            La tomba di Pertini
            L’irruzione nella scena politica della sua «fisicità» – dalla sofferenza vittoriosa contro il tumore alla prostata, alla sua abitudine alla pratica sportiva e ai suoi trapianti (nel film, puntuale, c’è un’intervista a Cesare Ragazzi) – ha dissolto da tempo le vecchie rappresentazioni della Prima repubblica, quelle di una classe politica tutta senza corpo, da De Gasperi a Togliatti, da Almirante a Fanfani, da Nenni a La Malfa. E’ una rottura netta che ci riporta alle immagini iniziali del mausoleo. Il confronto tra la tomba di Arcore e quella di Pertini, a Stella, suggerisce un’evidente diversità nel modo di concepire se stessi, la politica e la democrazia.