#BlackFriday, parlano i lavoratori Amazon

27/11/2020
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Il #BlackFriday si tinge di rosso e nel giorno deputato allo sfrenato shopping online, il punto di vista si sposta dall’altra parte della barricata, dove operano freneticamente migliaia di lavoratori, in Italia, in Europa, nel mondo: le lunghe corsie degli hub Amazon, dove si lavora senza sosta giorno e notte e dove i diritti dei lavoratori sono stati faticosamente negoziati negli ultimi anni. E la pratica è sempre aperta.
Red Friday. Sui diritti non si fanno sconti, è l’iniziativa dedicata al colosso dell’ecommerce, in diretta su Collettiva.it venerdì 27 alle 10.00.
L’emergenza Covid ha investito il mondo Amazon in modo complesso, producendo un forte aumento del volume di lavoro da processare, che dagli inizi della pandemia non è più venuto meno e che ha prodotto a sua volta un aumento del personale in sito per poter evadere il più rapidamente possibile tutti gli ordini. Un cambiamento sensibile che doveva essere gestito.
“Abbiamo cercato fin dall’inizio di migliorare la situazione che si era creata, instaurando un dialogo con l’azienda – racconta Beatrice Moia, delegata Filcams Amazon di Piacenza – chiedendo la distribuzione delle mascherine a inizio turno, gli igienizzanti per sanificare la strumentazione comune di lavoro, il rispetto della distanza sociale in magazzino e la vendita dei beni di prima necessità”.
Non è stata un’impresa facile, l’accordo non arrivava ed è partito lo sciopero a oltranza. “Una decisione difficile – spiega Beatrice – sapevamo quanto fosse importante il nostro contributo lavorativo in quei giorni, ma allo stesso tempo pretendevamo le giuste tutele da un’azienda in grado di fornirle”.
Dopo 11 giorni di sciopero, con l’accordo arriva anche la nascita di un comitato di controllo composto da tutte le Rsa e Rsl presenti in magazzino, strumento di raccordo con l’azienda per la segnalazione e la soluzione delle criticità legate all’emergenza sanitaria.
Un altro strumento importante in via di definizione è l’accordo CAE, Comitato Aziendale Europeo, che dovrebbe garantire un importante flusso di informazione tra i lavoratori Amazon dei diversi paesi europei dove l’azienda è presente.
“Ma Amazon non ci sta aiutando a portare a casa un accordo” spiega Gianpaolo Meloni, lavoratore del magazzino di Piacenza, e rappresentante dei lavoratori italiani nello Special Negotiation Body, l’organo europeo che funge da negoziatore con l’azienda. “I due fronti sono ancora distanti. In generale Amazon non è particolarmente incline a favorire il flusso di informazioni tra i lavoratori e preferisce piuttosto dettare le regole: prima fa le cose e poi informa, è il loro modus operandi”.
“In questo periodo ci troviamo in difficoltà perché stanno entrando tantissimi nuovi addetti, ma i numeri reali non vengono resi noti – aggiunge Gianpaolo – e con tante persone in più diventa complicato mantenere la distanza interpersonale di due metri prevista dalla normativa aziendale: all’ingresso e all’uscita viene fatta rispettare in modo scrupoloso, ma all’interno dell’area operativa la prima cosa che interessa è la produttività”.
“La maggior parte dei nuovi assunti ha un contratto a tempo determinato e se il messaggio che ricevono li invita a dare priorità alla produttività è questo che faranno, perché vogliono rimanere in azienda. È una guerra tra poveri, chi fa il numero più alto vince, chi è più veloce vince e diventa facile in questo modo trascurare le modalità con cui si dovrebbe lavorare in sicurezza”.
Amazon è un luogo di lavoro votato alla velocità e all’efficienza, dove non è ammessa la minima distrazione. Dove fino a poco tempo fa, prima del sudato accordo, c’erano gli straordinari obbligatori, spesso comunicati il giorno stesso in cui dovevano essere effettuati.
“Abbiamo firmato un accordo importante sull’organizzazione del lavoro e sulle maggiorazioni domenicali, ma a sottoscrivere un vero integrativo aziendale Amazon non è mai stata disponibile, anche se per noi resta l’obiettivo” conferma la Segretaria Generale di Piacenza Elisa Barbieri. “Amazon continua ad aumentare le quote di mercato e Jeff Bezos è diventato l’uomo più ricco del mondo, i dipendenti della multinazionale meritano e hanno il diritto di migliorare le condizioni di lavoro e il salario”.