Bingo, una grande illusione

04/11/2002





          1 novembre 2002

          ITALIA-ECONOMIA
          Bingo, una grande illusione

          Aperte solo 265 sale – Quest’anno il giro d’affari a quota 800 milioni, un quinto delle previsioni

          Martino Cavalli


          ROMA – Le concessioni sono ferme a quota 265, 150 sale non hanno mai aperto e decine di imprenditori si sono tirati indietro. I posti di lavoro sono tanti (5/6mila), ma lontani dai livelli di cui si era parlato. I volumi di gioco quest’anno saranno pari a 7/800 milioni, lontanissimi dagli 8mila miliardi di lire di cui si favoleggiava solo l’anno scorso (si veda «Il Sole-24 Ore» del 23 gennaio 2001). Il Bingo ha deluso le attese, o perlomeno le cifre reali hanno fatto giustizia di chi in passato ha "sparato" cifre assurde, senza cognizione di causa, con il risultato che anche all’allora ministero delle Finanze qualcuno aveva intravisto erroneamente un nuovo ricco filone da sfruttare per l’Erario. E invece quest’anno i Monopoli stimano un’incasso per lo Stato di circa 200 milioni. A fine 2001 le sale aperte avrebbero dovuto essere 420, ma addirittura era già stata predisposta una seconda lista di 380 sale che avrebbe dovuto portare in breve tempo a un totale di 800, ventilando la bellezza di 50mila posti di lavoro. Cifre a cui non si arriverà mai. «Quella seconda lista di 380 gestori è stata utilizzata quasi completamente per coprire i vuoti creati dalla sale che non hanno mai aperto e dagli imprenditori che si sono ritirati», ammette Vincenzo Scotti, che dai vertici della Democrazia Cristiana è passato ai vertici di questa nuova attività, cumulando la presidenza di Ascob (l’associazione dei gestori) e quella di Formula Bingo (leader di mercato in Italia nella fornitura di servizi alle sale). «Ci sono stati molti ritardi, dovuti anche al fatto che gli enti locali sono stati ingiustamente estromessi da ogni decisione e ricaduta economica, cosa che non ha certo accelerato il rilascio dei permessi, con il risultato che molti imprenditori si sono dovuti anche accollare le penali sui ritardi di mille euro al giorno – sottolinea Scotti -. A questo va aggiunto una distribuzione territoriale sbagliata, per esempio a Treviso ci sono 5 sale e fuori città neanche una». Con il risultato che oltre ad essere rimasto sottodimensionato, il business non è neanche tanto redditizio. «Attenzione, ci sono sale che vanno molto bene, altre mediamente, e altre male – puntualizza Scotti – Adesso attendiamo le novità, su cui siamo molto fiduciosi: abbiamo avuto riscontri positivi già con il solo effetto-annuncio». Scotti si riferisce ai premi speciali, già partiti ai primi di ottobre e oggi presenti nel 20% delle sale, e all’interconnessione che – da gennaio – consentirà di collegare più sale tra loro. Ma le modalità di gioco non sono le uniche novità in vista. «Contiamo di avere presto la possibilità di spostare la sede della sala prima della scadenza dei due anni, per ovviare a questa distribuzione territoriale – conclude Scotti – e poi è anche necessario il via alle società di capitali: in questo caso ci piacerebbe che le nuove regole venissero sancite per legge e per questo puntiamo su un emendamento in Finanziaria». La chiusura alle società di capitali non ha impedito di avere un panorama imprenditoriale in profonda ebollizione. La Cinebingo di Cecchi Gori (5 sale) è passata agli argentini Sangregorio.Il principale operatore, il gruppo spagnolo Cirsa, è uscito dal mercato, avendo ceduto Playservice a Lottomatica. Tuttavia anche Playservice ha dovuto ridimensionare le sue ambizioni e – delle oltre 30 concessioni iniziali – Lottomatica ne ha "ereditate" solo 19, più della metà non ancora operative. Malgrado l’uscita di Cirsa, la leadership del settore va comunque agli spagnoli, grazie a Codere, gruppo con circa 8mila dipendenti che opera in Spagna e America latina, con un fatturato di 450 milioni di euro l’anno scorso e 550 milioni quest’anno. «Abbiamo 8 sale aperte, tra cui la più grande d’Italia, Bingo re a Roma, che quest’anno fatturerà 45 milioni – dichiara Vittorio Casale, consigliere delegato di Codere Italia – A queste vanno aggiunte altre 4 sale in apertura, 11 nelle quali stiamo subentrando, 4 partecipate».