Bingo, una gara a rischio antitrast

19/03/2001








Bingo, una gara a rischio antitrast
Alleanze e intrecci per aggiudicarsi le sale.
A Mantova uno spagnolo fonda dieci società
      MILANO – Chi è il signor Ramon Monros Arconada? E perché negli ultimi giorni dell’anno scorso si è preso la briga di fondare dieci società che, per comodità, potremmo definire «multicolori»? Già, perché il signor Monros risulta presidente della Bingo blu srl, ma anche della sorella gemella Bingo rosa, e poi della Bingo azzurro, della Bingo viola, e via di questo passo con sfumature che vanno fino all’oro e all’argento? Che cosa mai ci farà il signor Monros con tutte queste società, tutte nate lo stesso giorno e tutte con sede a San Giorgio di Mantova. Semplice, il signor Monros vuol giocare al Bingo. Ma vuol farlo dalla parte di quelli che tengono il banco. Ovvero le centinaia di imprenditori che nelle settimane scorse hanno fatto domanda per aprire una delle 420 sale della nuova tombola che verrà lanciata entro fine anno sotto la sorveglianza del ministero delle Finanze. La grande torta del Bingo, un gioco già sperimentato con successo per esempio in Spagna e in Gran Bretagna, ha scatenato molti appetiti, stimolati da un giro d’affari che per l’Italia potrebbe superare i 3.000 miliardi. Si è mossa la Snai, quotata in Borsa, già impegnata sul fronte delle scommesse ippiche e sportive. È scesa in campo la Formula Bingo di Luciano Consoli. Questi big però si candidano soltanto come fornitori di servizi ai gestori delle sale, ovvero tecnologie, arredi, formazione del personale. I padroni del gioco, almeno formalmente, saranno i vincitori della gara pubblica, in corso in queste settimane, per l’assegnazione delle concessioni all’esercizio del Bingo. E chi sono questi imprenditori? Ufficialmente ancora non si sa. I nomi degli aspiranti concessionari sono top secret fino alla chiusura dell’asta. Tra gli addetti ai lavori però c’è il sospetto che alcuni operatori si siano mossi per costituire posizioni dominanti in questo nuovo promettente business. Una situazione che sarebbe molto simile a quella che si è già delineata nel settore delle scommesse ippiche e sportive. Una situazione, descritta dall’inchiesta di ieri del Corriere, in cui pochi nomi importanti tirano le fila di centinaia di agenzie di scommesse. E a volte gli stessi soggetti associandosi tra loro oppure intestando le concessioni a mogli, figli e parenti vari, sono riusciti ad aggirare i limiti antitrust. Anche il bando di gara per il Bingo ha stabilito precise norme anticoncentrazione. Le assegnazioni si svolgeranno su base provinciale e ciascun operatore non potrà controllare più del 50% delle sale aperte in una stessa regione e più del 10% del totale nazionale. Quindi non più di 42 sale sulle 420 che saranno assegnate con questa prima asta.
      Il signor Monros, da parte sua, si accontenterebbe di sole 21 sale sparse tra le province di Mantova, Cremona, Brescia, Bergamo, Lodi, Modena e Piacenza. L’imprenditore spagnolo con base a Mantova però non corre da solo. Al suo fianco si è schierata la Cirsa, che è un colosso del gioco con base a Barcellona, da tempo interessato a mettere radici in Italia. Non per niente l’Olivetti di Roberto Colaninno ne ha di recente rilevato una quota del 5% con l’obiettivo di rilevare anche business comuni. La Cirsa ha già costituito una propria società in Italia con l’obiettivo di partecipare alla gara per il Bingo. Si chiama Playservice e il suo amministratore delegato Walter Cecchini nei giorni scorsi ha dichiarato che puntano al massimo consentito dalla legge, cioè 42 sale sparse in tutta Italia. Però in gioco c’è anche Monros, che gestisce società che appaiono legate a filo doppio alla famiglia spagnola Lao. Ovvero i padroni della Cirsa. Resta da vedere, allora, se le società dell’imprenditore spagnolo verranno in qualche modo considerate nell’orbita di Cirsa ai fini dei controlli antitrust, oppure no.

      Del resto il colosso spagnolo anche nel campo delle scommesse sportive ha scelto di muoversi in modo molto defilato. Infatti la Cirsa risulta collegata alle società New bet e Fin bet, che nel 1999 si sono aggiudicate una quarantina di concessioni per le agenzie di scommesse. Tra gli azionisti di queste due società non compare la Cirsa, ma alcuni membri della famiglia Lao. E lo stesso discorso vale per la Playservice, che adesso si candida a un ruolo da protagonista per il Bingo.
      Insomma, anche per il Bingo si profilano equilibrismi e giochi di prestigio per mettere le mani sul maggior numero possibile di sale senza violare le norme antitrust. La Snai invece, che è quotata in Borsa, si potrebbe trovare a correre sul filo del conflitto di interessi, come del resto già le capita per il suo business principale, quello delle scommesse ippiche e sportive. Il gruppo guidato da Maurizio Ughi, infatti, fornisce servizi alle sale scommesse: dal collegamento telematico al totalizzatore, fino al circuito televisivo per seguire le corse. In moltissimi casi, però, i proprietari delle sale scommesse sono anche grandi azionisti di Snai tramite la finanziaria Snai servizi, a cui è intestata la maggioranza del capitale della Snai quotata in Borsa. I nomi sono quelli indicati dall’inchiesta pubblicata ieri dal
      Corriere . E cioè le famiglie Ughi, Bassi, Corradini, Ginestra, Lucchi, che guidano un gruppone di decine di altri imprenditori minori, raccolti sotto l’ombrello di Snai servizi. Ebbene, tutti questi professionisti delle scommesse si trovano in una posizione singolare. Da una parte, come titolari di agenzie ippiche, avrebbero interesse a spuntare tariffe scontate per i servizi che ricevono da Snai. E dall’altra, come soci della stessa Snai, avrebbero tutto l’interesse a mantenere elevate quelle tariffe per aumentare il fatturato della società quotata in Borsa. È una situazione che appare imbarazzante, soprattutto nei confronti di centinaia di piccoli azionisti che non possiedono agenzie ippiche, ma hanno comprato in Borsa i titoli Snai e ovviamente si aspettano utili e dividendi.
      Adesso la Snai si candida anche a fornire servizi per i gestori delle sale del Bingo. Resta da vedere se tra questi gestori ci saranno anche i proprietari delle agenzie ippiche, magari interessati a diversificare l’attività e a puntare su un nuovo tipo di gioco d’azzardo.

      Vittorio Malagutti
      (2 fine-la prima puntata èstata pubblicata il 18 marzo 2001)


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