Bingo, un business in fumo

21/07/2004




martedì 21 luglio 2004

Pagina 25 – Cronaca

Nelle casse dell´Erario dovevano entrare 850 milioni di euro
Ma gli incassi sono stati quattro volte in meno di quelli previsti

Bingo, un business in fumo
In tutta Italia più del 60% delle sale è in crisi
Gli unici successi sono in Lombardia e in Sicilia

ALBERTO CUSTODERO

ROMA – La «tombola di Stato» in Italia non ha fatto Bingo. Più del 60 per cento delle sale sono in crisi e molte rischiano la chiusura, il 5 per cento ha già portato i libri in tribunale. Degli 850 milioni di euro di incassi previsti nelle casse dell´Erario, ne sono entrati 4 volte di meno. «Gli unici a guadagnarci nell´affare Bingo – ha spiegato Anna Conforti, titolare del Centro formazione croupier – sono stati la Snai, che ha rilasciato le concessioni. E le spagnole Cirsa e Unidesa, le aziende leader mondiali del settore che hanno venduto il loro know-how. Per il resto, in Italia è stato un flop».
Il record negativo l´ha conquistato Torino, dove i fallimenti hanno interessato il 20 per cento del settore. E dove è stata aperta dalla procura di Torino la prima e forse unica indagine per verificare se siano state pagate tangenti a funzionari del Ministero delle Finanze per il rilascio delle licenze. Ma in tutta Italia l´andamento degli affari del Bingo è da mezzo fallimento. Dei 3000 posti di lavoro previsti, ce ne sono attualmente – con un futuro incerto – un migliaio. Delle 420 sale che avrebbero dovuto aprire in tutto il Paese, ne restano aperte (dopo la chiusura di 16), 310. E solo pochissime di queste, circa il 20 per cento, registra utili. Le uniche voci fuori dal coro si registrano in Lombardia e in Sicilia.
A Milano è stato registrato un incremento degli incassi del 60 per cento. A Palermo, alle 6 sale (la Big Bingo è fra le prime d´Italia per incassi), se ne stanno per aggiungere altre 3. Ma da Torino a Bari, città nella quale una sala ha chiuso i battenti per mancanza di clienti e 13 su 22 sono a rischio chiusura, la tombola anglosassone non ha avuto il successo sperato.
A Roma, delle 21 sale, solo una è in attivo (il Bingo Re, la più grande d´Italia), le altre sono in perdita e pensano alla conversione. Il caso della Clara srl, sala Bingo torinese dichiarata fallita, spiega il perché di una crisi così generalizzata. La società aveva aperto illusa di beneficiare di un ricavo lordo annuo di 12 milioni di euro, in realtà ne ha incassati appena un milione e mezzo.
Anche a Firenze s´è registrato un tracollo: delle 7 licenze assegnate, hanno aperto solo 3 sale, di queste una ha già chiuso. Per rilanciare il mercato e attirare nuovi clienti, si parla – non senza polemiche – di installare dentro i Bingo macchinette Videopoker.
Di certo dovrà arrivare entro breve il Bingo interconnesso, collegato in rete fra tutte le sale d´Italia per portare il montepremi a cifre da capogiro. Ma il settore, al di là delle promesse, resta in crisi.