Bingo: In Toscana previste 28 sale, solo 13 aperte

07/11/2003

        CRONACHE REGIONALI

        Dal boom alla crisi
        Il Bingo piange
        Lavoratori a rischio


        In Toscana previste 28 sale, solo 13 aperte

        FIRENZE — Bingo. Era la scommessa occupazionale del nuovo millennio. Ma dalla tombola al flop il passo è stato breve. Erano stati «pronosticati» 900 posti di lavoro per la Toscana. Un sogno disilluso: ad oggi sono a malapena un centinaio le persone impiegate nel settore. Quattro le sale a rischio chiusura. Una, a Firenze, è scomparsa lo scorso anno: lo storico cinema Ariston, in pieno centro storico, recuperato e riconvertito alla tombola elettronica. Un’altra, sempre a Firenze, nel popoloso e popolare rione di di San Frediano, l’Eolo (anche questo un ex cinema), oggi rischia grosso. I 24 lavoratori (di cui 5 a termine, con scadenza — che non sarà rinnovata — a fine anno) sono stati messi in mobilità: l’intenzione è di licenziarne 6 su 19 per riuscire a sopravvivere. I sindacati del settore Filcams-Cgil e Fisascat-Cisl hanno fatto la voce grossa: si giocheranno il tutto per tutto per salvare quegli stipendi, o quantomeno per contenere il numero dei licenziamenti, o ancora, per impiegare quelle sei persone in un altro settore.
        A Firenze il Bingo piange un’amara sorte: su 13 licenze disponibili, solo 7 sono state acquistate. 3 i locali aperti , 2 quelli che ad oggi resistono tirando la cinghia. A parte l’Eolo, le Vie Nuove dove negli scorsi mesi i dipendenti più volte hanno visto slittare il termine dei loro pagamenti (i contratti, in questo caso, sono tutti di lavoro interinale). Ma è la Toscana in generale a non ridere. In fondo, la situazione di crisi riguarda tutt’Italia, dove quello che doveva essere un business, rischia di diventare un clamoroso autogol per lo Stato che, «sui guadagni del Bingo — dice Paolo Mugnaini della Filcams-Cgil di Firenze — trattiene ben il 28%. Solo il 18% resta ai gestori. Questo è il primo motivo di una crisi che dev’essere al più presto arginata».
        «La tombola elettronica sta vivendo il suo periodo peggiore: da un’euforia iniziale siamo passati a un periodo di stasi, ora la crisi nera — dice Salvo Carofratello della Fisascat-Cisl di Firenze — In Toscana sono 100 i lavoratori: se va avanti così tutti rischiano il posto, faremo di tutto perché non accada».
        In Toscana era prevista l’apertura di 28 sale: un giro d’affari che avrebbe offerto la disponibilità di 900 posti di lavoro. La realtà di oggi è ben diversa: meno della metà, 13, sono le sale attive: con 100 persone in tutto al lavoro. E in tutt’Italia sono 8.000 le persone che rischiano il posto.
        Eppure il Bingo ha trovato grande successo in tutti i paesi neolatini, dalla Spagna all’Argentina, non c’è gioco che tenga, la tombola elettronica va alla grandissima. Quali sono, dunque, i veri motivi della crisi italiana? Sia i gestori, sia i sindacalisti non vogliono sentir parlare di incapacità imprenditoriale: «C’è una tassazione spropositata da parte dello Stato — dice Mugnaini — Se il gettito venisse abbassato almeno di sette punti, come viene richiesto dai titolari, potrebbero essere più alte anche le vincite: e quindi giocare potrebbe diventare un’occasione più ghiotta».
        In effetti al Bingo si vince poco, soprattutto se si raffronta il gioco con cugini più illustri dal Lotto alle schedine varie: con una scheda (che costa un euro) si vincono 99 euro (la cifra è quella della media italiana): non cambia la vita. Certo, la tombola non è il Superenalotto, non lo è mai stata quella con i ceci giocata al circolino e non potrà mai esserlo questa elettronica.
        «I gestori chiedono allo Stato anche di poter mettere i giochi elettronici e le slot machine all’interno delle sale — aggiungono i sindacalisti — vediamo cosa deciderà il ministero».

        di Ilaria Ulivelli