Billé:«La Bersani è fallita»

22/01/2001

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Lunedì 22 Gennaio 2001
italia economial
Billé:«La Bersani è fallita»

La vivacità imprenditoriale del 2000 è merito della riforma Bersani oppure dipende dalle strategie adottate? Ne parliamo con Sergio Billé, presidente della Confcommercio.

«Le dinamiche prodotte dalla Bersani — osserva Billé — hanno alterato gli equilibri delle imprese senza favorirne la crescita dimensionale. In realtà al principio della liberalizzazione non ha corrisposto una politica di sostegno finanziario che incentivasse un assetto più moderno ed efficiente. E questo è valso per il piccolo esercente spinto alla marginalizzazione, per la media distribuzione lontana dalla massa critica e per la grandi catene sempre più a rischio di colonizzazione».

Soffrono anche le medie imprese, proprio quella taglia aziendale che dovrebbe contenere l’invadenza delle catene.

Soffrono per ragioni di mercato. La media impresa, a meno che non goda di una localizzazione particolare (per esempio, in centri commerciali), non riesce a raggiungere una massa critica sufficiente. Inoltre ha costi più elevati rispetto alle piccole e meno capacità di autofinanziamento delle grandi: tutto questo le rende facile preda delle società più grandi.Il loro futuro passa attraverso l’integrazione, almeno dei processi, per avere più forza contrattuale e maggiori economie di scala.

Ma meno del 3% degli imprenditori aderisce a forme di associazionismo: come sensibilizzarli?

Il problema non esisterebbe se avessimo una legislazione moderna che favorisse la cooperazione. Oggi le formule cooperative godono di agevolazioni fiscali, ma hanno il problema della capitalizzazione, non possono distribuire utili e le banche non sono disposte a finanziarle come le società di capitali. In Francia e in Germania alcune grandi distributori sono nati proprio dall’associazionismo.

Il rapporto Centro Einaudi-Sisim ha concluso che la riforma è stata ridimensionata dai gruppi di pressione locali. Le risulta?

In realtà le Regioni a statuto ordinario, non disponendo di autonomia normativa sulle materie (tabelle, licenze, ecc.), si sono mosse nel solco tracciato dal decreto 114, ed hanno, invece, sfruttato i margini di manovra che la legge consentiva per risolvere i problemi locali. Diverso il caso delle Regioni a statuto speciale che hanno potuto applicare la legge Bersani in piena autonomia. Si tratta comunque di elementi insufficienti a configurare un ridimensionamento della liberalizzazione.

Lei aveva sollecitato una conferenza Stato-Regioni-Comuni sull’applicazione della riforma: ha avuto riscontri?

Molte lacune della riforma sono state evidenziate. Ora si deve ovviare ai problemi posti in questi primi due anni di vita del nuovo regime. Si tratta di un’esigenza largamente condivisa, ed è strano che non si sia fatto un calendario di incontri per introdurre quei correttivi che da tempo Confcommercio reclama.

—firma—E.Sc.