Billè:«Burocrazia, tassa da 60mila mld»

14/02/2001



Congiuntura. Billè denuncia i costi che è costretto a sostenere il sistema imprenditoriale: in un anno si perdono 228 milioni di giornate lavorative
«Burocrazia, tassa da 60mila mld»
Allarme turismo: gli adempimenti costano ad alberghi e ristoranti 7.300 miliardi
Michele Menichella
ROMA Sulle imprese del turismo il peso eccessivo della burocrazia. Nei loro confronti grava, infatti, un costo complessivo annuo di ben 7.327 miliardi di lire. Una vera e propria "supertassa" che mette in ginocchio soprattutto le piccole e piccolissime imprese che con uno o due addetti rappresentano il 65% dell’intero panorama turistico nazionale.

L’allarme è stato lanciato ieri da Sergio Billé, presidente di Confturismo (Confcommercio), l’organizzazione che raggruppa 13 associazioni di categoria, dagli alberghi alla agenzie di viaggio, dagli stabilimenti balneari alle sale da ballo. Billè ha poi allargato la sua analisi sugli effetti delle lungaggini amministrative all’intero sistema imprenditoriale italiano. Confturismo ha infatti «corretto» il recente calcolo dell’Istat, che parlava di un conto da 22.500 miliardi, inserendovi le piccole e piccolissime imprese: in questo modo il costo sfiorerebbe quota 60mila miliardi, una cifra che aumenta, in percentuale, per le imprese con meno dipendenti e che equivale a 228 milioni di giornate di lavoro.

Tornando al settore turistico, il conto che si deve pagare per adempiere agli obblighi amministrativi incide — ha sostenuto Billé — per il 7% del totale dei costi aziendali e varia da poco meno di 25 milioni per l’impresa stagionale (come lo stabilimento balneare) ai 44 milioni della struttura turistica più complessa rappresentata dagli alberghi.

Da qualsiasi angolazione si guardino gli effetti negativi, il risultato è sempre lo stesso: vale a dire — ha detto Billé — che le spese burocratiche sostenute sottraggono al mercato del lavoro ben 52mila nuove unità occupazionali, che si potrebbero attivare se si potesse dirottare ai fattori produttivi almeno un quarto del 7.300 miliardi assorbiti dalla burocrazia.

Insomma per il presidente di Confturismo non è più possibile far gravare alle imprese turistiche un simile peso che le rende sempre meno competitive sul mercato rispetto alle agguerrite realtà europee. Il comparto del turismo, perciò, deve contare di più nella strategia complessiva del Belpaese anche perché con le sue 30mila imprese assicura 115mila miliardi di valore aggiunto annuo ed offre lavoro diretto e indiretto ad oltre due milioni di persone.

E alle lamentele Billé ha fatto però seguire una lunga lista di suggerimenti e proposte per poter vincere la sfida della globalizzazione sul versante turistico. Sicuramente non ci si potrà affidare alle legge quadro del settore (ferma ancora in Parlamento) per riformare le regole, ma occorrerà puntare al deciso smantellamento di grandi pezzi della burocrazia, ad una politica fiscale meno oppressiva, a un mercato del lavoro più flessibile che favorisca anche l’accesso ai lavoratori extracomunitari. Ma non vanno trascurati gli incentivi per gli investimenti, gli strumenti della programmazione negoziata, l’eccessivo costo del danaro, specie per le imprese che operano nel Meridione. Bisognerà anche concentrare gli sforzi per puntare a un turismo sostenibile favorendo la concertazione e stimolando le intese tra pubblico e privato; contribuire a migliorare la sicurezza delle attività turistiche; ridisegnare un modello di sviluppo nel Sud; garantire la sicurezza alimentare e avviare scelte politiche con i partner europei.

E per testimoniare che il settore non deve stare più alla finestra ma deve anche agire, Billé ha dato l’annuncio che Confturismo è intenzionata a ricorrere alla Corte di Giustizia dell’Aia per costringere l’Italia a recepire la direttiva Ue sulla deducibilità dell’Iva, limitatamente al turismo d’affari. Occasione per allinearsi alle decisioni già adottate da altri Paesi Ue.

Mercoledì 14 Febbraio 2001

 
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