Billè:«Basta promesse, più concretezza»

03/04/2001

Sabato 31 Marzo 2001
IN PRIMO PIANO – Confcommercio all’attacco

«Basta promesse, più concretezza»

L’ attacco di Billè ai due poli. «No» a una nuova legge Tremonti. L’ ex-ministro: vi ascolteremo
Bagnoli Roberto

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

CERNOBBIO – Prima annuncia un sondaggio tra i commercianti che boccia l’ operato del governo in carica, poi si toglie «un sassolino dalla scarpa». «Non faccia l’ errore il centrodestra, se andrà al governo, di riproporre la legge Tremonti perché così si aiutano solo le grandi imprese, sarebbe un tuffo nel passato remoto, sarebbe come mettere in tavola un prodotto surgelato, a noi serve ben altro». Sergio Billè, presidente del potente popolo dei commercianti, alla convention di Cernobbio, interviene nel dibattito politico pre-elettorale e alza il tiro delle richieste forte dei suoi 750 m ila iscritti, in grado di moltiplicare fino a due-tre milioni il serbatoio di voti. Il tema è troppo delicato per non rispondere subito. Giulio Tremonti, a stretto giro di posta, tranquillizza i commercianti: «L’ amico Billè faccia le sue proposte e noi lo ascolteremo, la mia legge è stata usata da un milione e mezzo di soggetti tra cui le piccole e medie imprese che noi vogliamo accontentare». MESSAGGIO – Ma, da Cernobbio, ai due schieramenti in campo il presidente-pasticciere invia un messaggi o chiarissimo: finora da Ulivo e Casa delle Libertà solo promesse a raffica, chiunque vada al governo deve fare i conti con noi anche perché le «piccole e medie aziende che operano nel terziario ormai generano oltre il 51% del prodotto interno lordo» . E avanti con le richieste: meno Irpef (almeno un punto in meno all’ anno per dieci anni), riduzione o abolizione dell’ Irap, accesso diretto al mercato dei capitali, revisione dello Statuto dei lavoratori, riduzione dei costi occupazionali, riforma del welfare state pensioni in testa, taglio alle spese, revisione della legge Bersani, no all’ immigrazione clandestina, sì al federalismo. MENO TASSE – Insomma venti punti utili per «togliere il velo di ipocrisia che avvolge il dibattito politico» troppo orientato ai «massimi sistemi». Billè cita un sondaggio che dimostra come il 75% degli operatori del terziario giudichi «vaghi e incerti» i programmi illustrati dai due schieramenti in vista delle elezioni del 13 maggio. Certo, quella che colp isce è la tirata d’ orecchie a Giulio Tremonti, «indicato come futuro ministro nel governo Berlusconi», che in una recente intervista ha fatto l’ errore di annunciare la riproposizione della detassazione degli utili reinvesiti e di «rimandare a data non certa la diminuzione fiscale su Irpef e Irap». Ma questo è un punto essenziale per far ripartire il nostro sistema, dice Billè, e non si può «rinculare fino ad azzerare tutti gli impegni presi in questa campagna elettorale». Lo stesso errore, ric orda il leader siciliano dei commercianti, che ha fatto il centrosinistra, che con l’ Irap e la Dit (Dual income tax) ha premiato le grandi imprese. Ci tiene Billè a rispettare la «par condicio» delle critiche perché la Confcommercio «non ha il compi to di schierarsi politicamente, il pensare di farlo sarebbe un atto di protervia». E annuncia che a proposito di una sua ventilata partecipazione come ministro a un eventuale governo Berlusconi «non ci sono novità», nel senso che non se ne fa nulla. Billè usa la metafora dei pasticcini: «Domani (oggi per chi legge, ndr) porterò i cannoli della Sicilia, non per festeggiare me, ma i giornalisti» SONDAGGI – La politica economica del centrosinistra viene letteralmente smontata da due sondaggi che ve dono coincidere le idee dei commercianti con quelle della popolazione. Per il 70% degli intervistati l’ attuale pressione fiscale andrebbe ridotta di almeno 4 punti e per il 29% di 10 punti. Il 57% chiede una revisione dello Statuto dei lavoratori, p er l’ 80% la politica del governo per far emergere l’ economia sommersa è da bocciare. E ancora: più dell’ 80% vuole il federalismo, il 40% la revisione della riforma Bersani per il commercio. Respinte con perdite anche le decisioni prese in tema di pensioni e occupazione. E al governo che nei giorni scorsi ha sbandierato come grande successo la creazione di un milione e mezzo di posti di lavoro nell’ ultima legislatura, Billè ha fatto due conti e manda a dire che in realtà, dal 1992, il saldo p ositivo dell’ occupazione è di «sole 300 mila unità». CONTRATTI A TEMPO – Se questo è il passato, il presidente della Confcommercio vuole chiarezza per il futuro con decisioni «in grado di cambiare veramente il nostro sistema-Paese». Vogliamo una svo lta, dice, un salto di corsia, una brusca sterzata. Per riconoscere al commercio e al terziario «il ruolo e il peso che competono loro». Sul settore lavoro, dove Billè ha insistito più volte nel chiedere maggiori investimenti sul «capitale umano», ha infine spezzato una lancia a favore di Sergio Cofferati. «Bisogna riportare la Cgil al tavolo del confronto sui contratti a tempo determinato», ha detto, «sono i contratti che interessano a noi e se l’ accordo è con una parte sola del sindacato la l ettura ne risulterebbe difficile. Abbiamo i tempi per recuperare Cofferati e in questa direzione credo vada fatto ogni sforzo». Sono tante, troppe, le cose da fare per rimettere in carreggiata l’ economia. Ci vuole una scala di priorità. Ma dov’ è? D ove sono le proposte dei due schieramenti? Billè vuole una risposta. Roberto Bagnoli Testo non disponibile Testo non disponibile Testo non disponibile Testo non disponibile