Billè: terapia d´urto o addio ripresa

18/03/2002







(Del 16/3/2002 Sezione: Economia Pag. 15)
PESANTE J´ACCUSE DELLA CONFCOMMERCIO: «I PROVVEDIMENTI NON TOCCANO LE FAMIGLIE, LE RIFORME NON SI FANNO SENZA IL CONSENSO, L´ECONOMIA NON HA BISOGNO DI STRAPPI»
Billè: terapia d´urto o addio ripresa
«Il governo metta subito sul piatto 25-30 mila miliardi»

inviato a CERNOBBIO

«Senza una terapia d´urto, l´economia italiana non uscirà dal letargo in cui è sprofondata». E con buona pace «degli auspici del Tesoro e di Banca d´Italia», il Bel Paese finirà per «perdere il treno della ripresa, attesa per la seconda metà dell´anno, trainata dagli Usa». Sergio Billè sceglie Villa d´Este – o meglio l´ormai tradizionale meeting promosso dalla Confcommercio per leggere le evoluzioni dei mega trend – per richiamare il governo ad un brusco risveglio. I provvedimenti dei cento giorni «vanno nella direzione giusta, ma i risultati tardano a concretizzarsi e ad avere effetti tangibili». Berlusconi, per stimolare la ripresa, ha messo sul piatto 10.000 miliardi – 4000 per elevare le pensioni minime, 3000 per il contratto del pubblico impiego, altri 3000 per aumentare le detrazioni per i figli a carico – ma servono a poco «perché non toccan la famiglia media italiana che è, con gli investimenti pubblici, il vero volano dell´economia». Ancora, il governo ha messo in pista «importanti riforme strutturali per il fisco, il Welfare, il mercato del lavoro, ma i benefici si avranno soltanto sul finire del 2003 e nel 2004: e nel frattempo»? Il presidente della Confcommercio è il re della cioccolata, ma sulle rive del lago di Como, il sapore prevalente è quello amarissimo del fiele, distillato dall´operazione verità che Billè si prefigge «per dire le cose come stanno, per dissipare la cortina fumogena che troppo spesso avvolge dati, diagrammi, previsioni costruiti per edulcorare una situazione che rosea non è». E quale sia la situazione fotografata dal centro studi della Confcommercio è presto detto: «Il Pil nel 2002 faticherà a crescere dell´1,3%; la risalita da quella situazione di crisi sarà comunque lenta e senza un´indicazione dei mezzi e dei modi per invertire la tendenza, la scommessa di una crescita del 2,3% per fine anno, su cui punta Giulio Tremonti non è che un auspicio». Se poi i consumi dovessero crescere solo, come prevede Confcommercio, dell´1% nel 2002 – si chiede Billè – «che fine farà il nostro Pil e dove lo Stato troverà le risorse per realizzare il suo programma»? Per Billè la pesantezza della situazione attuale ha molti padri: c´è certamente la stagnazione dell´economia mondiale e ci sono le carenze endemiche del BelPaese sul piano delle dotazioni infrastrutturali e della flessibilità. Ma c´è il fatto che il reddito delle famiglie italiane e la loro capacità di risparmio «si sono drasticamente ridotti», per l´effetto congiunto di un fisco di rapina «che in dieci anni – dal `90 al 2000 – è raddoppiato», e delle imposte locali «addirittura triplicate» mentre, per converso, «lo Stato restituisce al cittadino sempre di meno e non mantiene il 90% di ciò che promette». L´anomalia tutta italiana è che – sottolinea Billè – i consumi rappresentano il 70% del nostro Pil: una percentuale che al Sud è persino più alta. Di qui il suo pesante j´accuse contro i tempi storici delle riforme governative: «Tutti vogliamo le riforme, ma il governo faccia in modo che le famiglie arrivino vive e non mezze morte a quel traguardo». Come? «Mettendo sul piatto per le famiglie 25/ 30.000 miliardi con cui andare a ridurre Irpef e Irap, a riformare gli ammortizzatori sociali e a velocizzare i cantieri aperti per le infrastrutture». Ecco, allora, lo sfogo: «Non mi si dica che il governo che incassa ogni anni un milione di miliardi di imposte, non può intervenire per i vincoli del bilancio pubblico: dov´è finita, allora, la riforma dell´apparato pubblico?», sbotta il presidente. Che al governo sembra non perdonare nulla. Tanto meno la riforma dell´articolo 18 che, ai suoi occhi, è un semplice «effetto metadone» perché «dà l´illusione che i problemi di flessibilità siano risolti, mentre lascia inalterati tutti gli squilibri esistenti». Di qui il monito: «Le riforme si fanno con il consenso e l´economia di tutto ha bisogno salvo che di strappi, e di barricate nelle piazze e nelle fabbriche». E se Confcommercio, con le sue centinaia di migliaia di associati, si apprestasse a salpare l´ancora da Palazzo Chigi?

Flavia Podestà