Billè tenta la riconferma

23/01/2006
    sabato 21 gennaio 2006

    Pagina 21 – Economia

    LA SVOLTA – IL PRESIDENTE AI SUOI: RICOMINCIAMO. FEDERAZIONE PRONTA A DESTITUIRLO

      Billè tenta la riconferma
      Ma la Confcommercio: «E’ un capitolo chiuso

        Marco Sodano

        Sergio Billè si assolve con formula piena: ha sempre osservato le regole, almeno quelle di Confcommercio, non s’è appropriato di nulla – tantomeno «indebitamente» – manda a dire per lettera che è pronto a restituirsi la pienezza del ruolo di presidente. Confcommercio gli chiude la porta in faccia: «capitolo chiuso». Anzi, il presidente dell’Ascom Lazio Cesare Pambianchi precisa che la federazione «non è il Grand Hotel, non ci sono porte girevoli». Non si rientra.

        L’avvocato di Billè, Titta Madia, s’è presentato in Procura per chiedere la revoca del sequestro dei 100mila euro, contanti trovati in due buste nell’appartamento romano di Billè. «Se in questi giorni Confcommercio ha deciso di cambiare statuto – argomenta – significa che il presidente non ha fatto altro che osservare le delibere». Se vogliono cambiare le regole e non il presidente, insomma, sono sbagliate le prime ed è giusto il secondo. Richiesta congegnata per segnare almeno un punto in Procura: un dissequestro, per quanto parzialissimo, rinforzerebbe la tesi del comportamento legittimo. Ma il giudice prende tempo: per l’accusa l’ipotesi di reato – appropriazione indebita – giustifica ampiamente il provvedimento. Il denaro potrebbe essere corpo di reato.

        A piazza Belli, però, il nuovo corso è già cominciata. La lettera con cui Billè si offre di «riprendere il cammino interrotto» arrivata ieri al Consiglio generale è considerata l’ultimo atto. «Con questo archiviamo la gestione Billè», ha commentato con i consiglieri Pambianchi. Il fondo del presidente, assorbito nei conti Confcommercio con l’approvazione del bilancio previsionale 2006, che a dicembre fu respinto proprio perché non conteneva il dettaglio del fondo del presidente. Insufficienti le ragioni addotte da Billè nella lettera: l’interrogatorio nel quale ritiene di aver fornito le prove della sua correttezza, il parere «di un’autorevolissima fonte terza» sulla sua piena legittimità ad agire, l’imminente arrivo del rendiconto che, a sentire Billè, certificherà al di sopra di qualunque sospetto che s’è mosso in trasparenza e nell’interesse della Confederazione. Billè ha già ricominciato a lavorare da presidente chiedendo copia degli atti adottati durante la sua sospensione «in ragione delle mie prerogative istituzionali»?

        Il parlamentino ha inserito tra le regole la possibilità di destituire Billè, deciso che il fondo servirà per sostenere le Ascom e per abbassare le loro quote di adesione alla Confcommercio, e messo il tetto di due mandati alla presidenza (e definitivamente fuori gioco Billè). Insomma, la successione è aperta ufficialmente.

        Si riparte dall’assemblea generale convocata per il 10 febbraio. Alla quale la cordata di Billè arriva conservando una maggioranza schiacciante nei numeri, ma del tutto priva di candidati non coinvolti nello scandalo di dicembre. L’elenco dei papabili sul quale si discute a piazza Belli è eterogeneo: il già citato numero uno di Roma Pambianchi, quello del Trentino Giovanni Bort, il capo di Federalberghi Barnabò Bocca, il reggente Carlo Sangalli, molto legato alla gestione Billè (ha ricevuto un avviso di garanzia per le sue consulenze, 250 milioni di lire l’anno).

        Avrà voce in capitolo anche Giovanni Coboldi Gigli, numero uno di Federdistribuzione, capo dei grandi supermercati, l’uomo che più di tutti ha preso le distanze da Billè annunciando l’uscita della sua Federazione da Confcommercio: non ha pagato la quota 2006 ma ha pieno titolo per partecipare all’assemblea. Forse non adatto a concorrere in prima persona (non avrà mai i voti dei rappresentanti del piccolo commercio), certo capace di un’influenza importante.

        Il fronte anti-Billè si stima al 30 per cento dei consensi, gli avversari li accreditano alla metà, 15 per cento. Resta da capire come si comporterà lo stesso Billè. Il presidente autosospeso potrebbe partecipare come numero uno Fipe (la Federazione dei pubblici esercizi). C’è infine il gruppo che si ispira – almeno dal punto di vista «politico» – al numero uno dell’Ascom di Modena Pietro Blondi.

        Il quale vorrebbe rivedere le alleanze costruite per federazioni e sostituirle con altre di stampo territoriale. C’è anche questa tentazione da metttere in conto: la rivincita del nord dopo il regno del siciliano.