Billè: «Sì alla delega fiscale, ma in tempi più stretti»

06/02/2002





Bill�: �S� alla delega fiscale, ma in tempi pi� stretti�
N.P.
ROMA – Un sostanziale via libera da parte di alcune categorie, Confcommercio, Abi e Assogestioni, allo schema di riforma fiscale messo a punto dal Governo. Ieri le tre organizzazioni hanno avuto un’audizione alla commissione Finanze della Camera (Confindustria sar� sentita la prossima settimana): il disegno di legge delega, hanno detto, nella sua struttura va nella direzione di rendere meno oneroso il fisco e pi� snelli gli adempimenti. Ma sia la Confcommercio che l’Abi hanno sottolineato una serie di punti su cui sarebbe opportuno intervenire. In particolare Sergio Bill�, presidente della Confcommercio, ha rilanciato la richiesta di anticipare quanto pi� possibile la riforma al 2002, una scelta che andrebbe incontro alle aspettative create nel Paese dall’annuncio delle nuove norme e che darebbe una spinta all’economia. �Se nel 2002 l’aumento del Pil non dovesse superare l’1,2%, contro l’1,9 o 2% del 2001, non solo il ciclo economico, ma anche l’Erario ne risentirebbe pesantemente. Le cose andrebbero anche peggio se fosse confermata la previsione di un aumento della spesa delle famiglie di un solo 1%, poco pi� di niente�, ha detto Bill�. Invece basterebbe una manovra da 5 miliardi di euro, 2,5 per un punto e mezzo di Irpef, poco pi� di 2 per l’Irap, attenuandone di almeno un 20% l’incidenza del costo del lavoro. �Questa decisione servirebbe da tonico ai consumi e aumenterebbe il gettito delle imposte: sarebbe un errore rinviare tutto al 2003�, ha aggiunto il presidente della Confcommercio. A suo parere, inoltre, andrebbe evitato che il federalismo fiscale si traduca in una imposizione aggiuntiva: dovr� essere solo sostitutiva; inoltre per Bill� andrebbe chiarito meglio l’intervento sugli studi di settori, ribadendo il ruolo dei Centri di assistenza fiscale, mentre per le societ� di capitali la prevista aliquota Irpeg al 33% per essere sufficiente dovrebbe comprendere tutto il prelievo fiscale, anche l’Irap. Per Maurizio Sella, presidente dell’Abi, la riforma coglie l’obiettivo di semplificare l’imposizione fiscale, ma chiede che le banche vengano remunerate per il servizio che offrono sostituendosi ai contribuenti e al fisco. �Vorremmo che le banche firmassero un contratto privatistico con lo Stato affinch� tutto l’incasso delle tasse del risparmio gestito venga remunerato�, ha detto Sella, aggiungendo che �i costi previsti per il passaggio dall’attuale sistema fiscale al nuovo sarebbero per il sistema bancario di 175 milioni di euro�. Quanto ad Assogestioni, la riforma del Governo consentir� di eliminare le distorsioni di cui oggi soffrono i prodotti italiani del risparmio gestito. �I redditi derivanti dalle gestioni collettive del risparmio saranno tassati per cassa in capo ai partecipanti, cio� facendo pagare un’imposta sostitutiva sui redditi percepiti a seguito del riscatto delle quote, e non pi� per maturazione in capo al fondo, cio� facendo pagare l’imposta sostitutiva del 12,5% sul risultato di gestione maturato in ciascun anno, indipendentemente dall’esercizio di riscatto del partecipante�, ha spiegato Massimo Cammarano, presidente dell’Associazione. �Il provvedimento – ha aggiunto – comporta maggiore razionalit� e neutralit� del sistema e consente di equiparare il regime di tassazione dei fondi comuni italiani a quello dei fondi comuni esteri�. La riforma, per�, ha detto ancora Cammarano, non consente di risolvere la problematica relativa allo �smaltimento dello stock dei crediti d’imposta finora contabilizzati dai fondi�.

Mercoled� 06 Febbraio 2002