Billè: rischio di recessione

31/03/2003



          Sabato 29-03-03
          pagina 31, sezione ECONOMIA

 
 
 
Confcommercio accusa il governo di inerzia. ‘Se la guerra dura mesi, Pil al palo o in discesa’
È allarme per i consumi Billè: rischio di recessione

Trimestrale, il governo rivedrà le stime: crescita verso
l’1,3%, deficit intorno al 2%
Bankitalia e Isae: il conflitto accentua le incertezze. Fatturato in calo a gennaio


LUCA PAGNI


CERNOBBIO – Sull’ orlo della recessione. Per colpa della guerra in Irak . A causa della quale «appare improbabile che vi possa essere già nel 2003 quella ripresa che, prima dell’ apertura del conflitto, sembrava a portata di mano». L’ allarme – dati alla mano – arriva da Sergio Billè, numero uno di Confcommercio. E riguarda sia il prodotto interno lordo, sia i consumi. Uno scenario che diventerà ancora più negativo se la guerra non dovesse concludersi in tempi rapidi. è questa l’ analisi del centro studi della Confcommercio che ieri Billè ha presentato in apertura dell’ annuale forum dell’ associazione nella cornice della Villa d’ Este di Cernobbio. Di scenari, in verità, Billè ne ha presentati tre. Il primo prende in esame un conflitto di breve durata, non superiore alle 10 settimane. In questo caso, il pil aumenterà dello 0,7%, contro l’ 1,3 previsto dal governo nel Dpef del 2002. Mentre i consumi conosceranno un aumento dello 0,5%. «Se invece il conflitto si protraesse per più di 20 settimane – ha spiegato Billè illustrando il secondo scenario – c’ è il rischio di una assai più modesta crescita del pil e dei consumi: un +0,2% che equivarrebbe ad una fase di quasi completa stagnazione nel 2003 della nostra economia». Per non dire della terza ipotesi, con una guerra oltre i sei mesi: gli indicatori sarebbero allora in rosso, con il pil a -0,6% e i consumi in discesa dello 0,4. Dato il quadro, inevitabile per Billè il richiamo al governo: «Deve intervenire e dire come intende far fronte agli impegni assunti sulla riduzione del debito pubblico, 116 miliardi di euro di risparmi in cinque anni, e compensare i mancati ricavi, 46 miliardi di euro, che deriveranno dalla riforma fiscale». Billè è preoccupato per la situazione dei conti pubblici: «Siamo in presenza di un deficit potenziale che richiede o il ricorso a tagli di spesa o un incremento delle entrate». A Billè ha replicato il ministro del Walfare, Roberto Maroni, tra i relatori del forum di Cernobbio: «Quelle della Confcommercio restano solo delle previsioni». Ancora più duro Luigi Casero, capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio e collaboratore del ministro Tremonti: «Basta con le polemiche strumentali, in questa fase di incertezza non è possibile fare previsioni». Peccato che da prime indiscrezioni risulta che i tecnici del ministero dell’ Economia abbiamo già iniziato a lavorare alle nuove stime macroeconomiche in vista della trimestrale di cassa: via XX Settembre prevede un incremento del pil che si ferma all’ 1,3% e un deficit che potrebbe salire fino al 2%. A conferma del quadro negativo ieri è arrivato il rapporto mensile sulla congiuntura dell’ Isae. L’ Istituto di studi e analisi economica, la vede come Billè: un conflitto prolungato ridurrà la crescita del Pil nel 2003 dello 0,5% (da 1,3 a 0,8). E solo una conclusione del conflitto entro la metà di aprile «determinerebbe un miglioramento dei mercati finanziari analogo a quello sperimentato all’ inizio del conflitto». Segnali negativi arrivano anche da Bankitalia, dall’ incontro tra il governatore Fazio e i banchieri: «Le prospettive economiche a breve – hanno riferito da via Nazionale – sono condizionate da ampi margini di incertezza». Lo confermerebbe il dato reso noto ieri dall’ Istat sul fatturato industriale che a gennaio ha segnato una riduzione dell’ 1,6% rispetto al dicembre 2002.