Billè: «Questo governo pensa solo ai grandi»

11/09/2001
La Stampa - Nordovest La Stampa web Ciaoweb


INTERVISTA
di Raffaello Masci


 Oggi in Edicola   


«Questo governo pensa solo ai grandi»
Martedì 11 Settembre 2001
IL PRESIDENTE DELLA CONFCOMMERCIO ALL’ATTACCO SUI 100 GIORNI DI BERLUSCONI
Billè: e la riforma fiscale promessa sembra già dimenticata
 
ROMA
Avvocato Billè, è vero che Confcommercio non si è mai schierata perché è un soggetto politico autonomo ma – lo confessi – ha strizzato un occhio al centrodestra in campagna elettorale. E adesso? Come sono gli umori della sua associazione?

«Mah! mi pare che non ci siamo proprio – risponde il presidente della maggiore organizzazione del commercio e dei servizi – Che vuole, ci sembra di essere come gli abitanti di Malpensa, che vedono gli aerei passare sopra la loro testa ma sanno che loro, su quegli aerei, non ci saliranno mai, e stanno lì, solo a subire il rumore».
Insomma, una delusione.
«Finora sì. Francamente proprio sì»
Addio all’idillio, dunque?
«Non mi faccia esprimere dei giudizi definitivi. Io dico solo che il presidente del Consiglio ha firmato una cambiale con gli italiani – con tutti, e non solo con alcuni – e invece l’ha onorata a metà. Ora però c’è la legge finanziaria da definire, e noi aspettiamo il governo al varco. Quello che vogliamo? Vogliamo la riforma fiscale tanto sbandierata, che consenta di restituire un potere di acquisto alle famiglie. Guardi che il centrodestra ha vinto le elezioni, attirando il consenso anche di fasce dell’elettorato idealmente distanti dalle proprie posizioni, proprio promettendo un cambiamento della politica economica e fiscale».
E invece come è andata a finire, secondo lei?
«Invece si è pensato solo alla grande industria, alla produzione, e basta: Montedison-Edf, Telecom, conflitto d’interesse, falso in bilancio, legge Tremonti … insomma cose anche importanti, non voglio dire, ma che riguardano pochi»
Il governo, ricorderà, ha già fatto sapere che di politica fiscale e relativi tagli si parlerà nel 2002.
«Può darsi, ma è una impostazione che non mi vede d’accordo. Io credo che della riforma del lavoro (Statuto, articolo 18 eccetera), riforma fiscale e welfare, si debba parlare contestualmente perché sono cose che vanno insieme, in quanto riguardano le famiglie e i lavoratori».
D’accordo: voi volete che questi temi vengano affrontati in un’unico pacchetto. E che cos’altro chiederete al governo?
«Altre due cose: prima, che si proceda senz’altro nel sostegno alle imprese ma che questa misura sia «flessibile», cioè che si diano incentivi a chi sa creare occupazione, e – seconda – che si sostengano le imprese capaci di vendere il prodotto, sennò a che serve produrre, solo a creare magazzino?»
Ci spieghi meglio, prego.
«Primo punto. Diamo senz’altro un supporto alle imprese ma che siano capaci di dare lavoro. La grande industria solo nell’ultimo anno ha perso 20 mila posti. Altro che riforma dell’articolo 18! Dimostrino prima di saper fare occupazione e poi parliamo anche dell’articolo 18».
Billè, lei sta parlando come Cofferati.
«Per nulla affatto. Cofferati vuole fare politica. Io invece parlo per centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, nonché per i milioni di famiglie che sono emarginate dalla politica economica di questo governo che pure hanno votato».
Passiamo al secondo punto: che cosa chiede, in concreto, per le imprese «capaci di vendere il prodotto», come dice lei?
«Per esempio l’abolizione dell’Irap, e poi un taglio serio all’Irpef, per rilanciare i consumi. Queste, peraltro, sono cose che ha sempre detto anche il governatore della banca d’Italia Antonio Fazio, anche se ultimamente le dice un po’ di meno».
Adesso, presidente, ci sarà la finanziaria da definire e certamente sarete ascoltati anche in queste vostre istanze e proteste. Non crede?
«Non ho questa impressione. Anzi ho la netta sensazione che la finanziaria l’abbiano già blindata, e che questo governo, forte dei numeri che ha, non starà a sentire né noi né altri, neppure all’interno della propria maggioranza. Vige, mi pare, una logica abbastanza severa, per cui sì, un dibattito ci potrà anche essere, ma su un canovaccio già belle scritto».
Dunque è pessimista? Attendista?
«Niente di questo. Il ruolo di Confcommercio è di essere di stimolo. Poi vedremo».


Copyright ©2001 Guida al sito Specchio dei tempi Credits Publikompass Scrivi alla redazione