Billè potrebbe rinunciare allo stabile di Via Lima

02/11/2005
    sabato 29 ottobre 2005

      ECONOMIA ITALIANA – Pagina 12

      Billè potrebbe rinunciare allo stabile di Via Lima

        Vincenzo Chierchia

          MILANO – Confcommercio potrebbe rinunciare all’immobile di Via Lima 51, per il quale il presidente Sergio Billè ha firmato in febbraio un compromesso con l’immobiliarista Stefano Ricucci del valore di 39 milioni (l’assegno sarebbe stato staccato da un conto personale di Billè presso Banca Esperia) di euro a fronte di una valutazione complessiva di 60 milioni.

          L’ipotesi è emersa mercoledì scorso nell’ambito dei lavori dei nove saggi incaricati dalla Giunta e dal Consiglio confederale di Confcommercio di far luce sull’operazione immobiliare e sull’amministrazione del «fondo del presidente» ossia il fondo extra bilancio a disposizione del vertice della Confederazione dei commercianti.

          Nell’ultimo incontro – secondo indiscrezioni – sarebbe stata esaminata la possibilità di rispedire a Ricucii l’immobile di Via Lima 51, sul quale il gruppo dell’immobiliarista romano avrebbe provveduto ad accendere due ipoteche con la Eurohypo ricavandone – si vocifera – una trentina di milioni di euro. La proposta di annullare l’affare sarebbe stata avanzata da alcuni saggi, valutata la disponibilità di Billè a fare marcia indietro sull’operazione.

          Il passo, che potrebbe sbloccare un po’ la tensione che si è venuta a creare nell’ambito della Confederazione, si presenterebbe un po’ complessa. Indiscrezioni non confermate vogliono che Ricucci non avrebbe detto di «no» in via preliminare a una risoluzione amichevole dell’accordo preliminare, ma avrebbe replicato che al posto dei 39 milioni ci potrebbe anche essere un bel pacchetto di azioni Rcs. Resterebbe poi da valutare una eventuale penale per la rottura del contratto, si sussurra.

          I tempi in Confcommercio sono stretti. I nove saggi dovrebbero terminare presto i lavori, prima che il Consiglio Confederale approvi il 16 novembre la bozza di bilancio preventivo 2005, da sottoporre all’assemblea del 5 dicembre.

          La potente Unione commercianti di Milano, rappresentata tra i saggi dal presidente Carlo Sangalli e da Roberto Borghi in sostituzione di Adalberto Corsi, intanto tiene duro. Il Consiglio direttivo ha infatti votato una delibera che chiede chiarezza piena sulle operazioni immobiliari e sulla gestione del «fondo del presidente». Viene al tempo stesso espresso formalmente il giudizio nettamente contrario da parte dell’Ascom di Milano all’assunzione di scelte economiche, finanziarie e patrimoniali non comunicate né autorizzate dagli organi competenti in un momento di grande sofferenza del sistema delle imprese, delle Ascom territoriali e delle Federazioni. Questa situazione – a parere dei commercianti meneghini – avrebbe dovuto suggerire un diverso utilizzo delle risorse indirizzate al sostegno e allo sviluppo del sistema delle imprese distributive. Infine ieri l’assemblea di Federdistribuzione ha deciso di prolungare fino a fine anno la negoziazione del nuovo patto federativo con Confcommercio nel quale si chiedono maggiori poteri.