Billè perde la pazienza con i «poteri forti»

10/10/2005
    sabato 8 ottobre 2005

    Billè perde la pazienza
    con i «poteri forti»

      Il presidente di Confcommercio si scaglia contro i giornali
      che «insinuano» sull’amicizia coi «furbetti» delle scalate

        di Roberto Rossi / Roma

          POTERI FORTI. E se Sergio Billè fosse stato amico di Diego Della Valle? Forse la conferenza stampa di ieri, durante la quale il presidente di Confcommercio si è scagliato contro i «poteri forti di questo paese», non ci sarebbe stata. E non ci sarebbero stati neanche avvocati da interpellare «al fine di sporgere querela» contro il Corriere della Sera, ma anche il Sole 24 Ore. Un bel risparmio per le casse di una confederazione che «dà troppo fastidio» e che ultimamente ha speso a mani basse.

            Ma Billè non è amico di Della Valle (socio forte di Rcs che edita il primo quotidiano italiano). È invece amico di Stefano Ricucci, l’immobiliarista al centro della cronaca finanziaria estiva per aver racimolato proprio il 20% del Corriere della Sera, minacciando una scalata, e per essere entrato, maldestramente, nella partita Antonveneta e Bnl. E proprio con Ricucci, «uno dei furbetti del quartierino», secondo la famosa definizione dell’immobiliarista, che Billè avrebbe concluso un affare o, meglio, l’affare.

              In breve. Lo scorso febbraio Billè sigla con Ricucci un contratto preliminare per l’acquisto di un immobile in via Lima a Roma destinato a diventare la nuova sede della confederazione. Prezzo della cessione? 60 milioni, di cui 39 pagati subito. Una bella cifra. Lo stesso immobile, per il quale secondo il giornale mancava la perizia, era finito nelle mani di Ricucci tre mesi prima, ceduto dalla Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, per appena 12 milioni.

                Quei 39 milioni poi, pagati in tutta fretta, non finiscono direttamente alla Magiste, ma in una società off-shore chiamata Garlsson. Una società, lo si appurerà alcuni mesi più tardi, utilizzata da Ricucci per nascondere pacchetti di azioni Rcs e Antonveneta. Secondo il Corriere, quindi, la benzina a Ricucci per la sua scalata a Rcs (febbraio è stato il mese decisivo per delineare le strategie) è arrivata proprio da Confcommercio. E più in particolare da Sergio Billè. Inoltre, continua la ricostruzione del Corriere, il rogito finale c’è stato ma tra la Magiste Real Estate e la Magiste Property. Che fine hanno fatto i 39 milioni? Per il Corriere sono stati ingoiati dalla Garlsson.

                  Non per Billè per il quale è stato tutto «perfettamente legale», perizia compresa. «Non mi sento assolutamente colpevole», ha detto il presidente, rigettando ipotesi di dimissioni. Il palazzo di via Lima è stato «un investimento immobiliare» che come tale «era, è e sarà sempre un investimento assai utile». Il passaggio della proprietà immobiliare di Confcommercio «avverrà a ristrutturazione avvenuta» (compresa l’aggiunta di 2 piani), probabilmente nella seconda metà del 2006.

                    Quanto al pagamento effettuato alla Garlsson, con «disponibilità del presidente del tutto legittime e non con fondi neri», Billè ha ammesso: «ha sorpreso anche me», ma «i miei rapporti sono stati con Magiste e con il presidente di Confimmobiliare», cioè Ricucci. Una confederazione, anche lei, che «ha subito dato fastidio perché entrava a gamba tesa in un settore che fino a quel momento era gestito, in esclusiva, da altri».

                      Ma Billè ha fatto anche un’altra ammissione: quella di aver acquistato azioni Rcs e di averle «rivendute già da diversi mesi con l’unico risultato di incrementare le risorse». D’altronde uno le amicizie se le sceglie come vuole. «Perché non mi dovrebbe piacere Ricucci e invece piacermi Della Valle?».