Billè: ora vogliamo di più

04/12/2000

La Stampa web








 
 


ECONOMIA Domenica 03 Dicembre 2000

Billè: ora vogliamo di più

ROMA AVVOCATO Billè, nei giorni scorsi si era avuta la sensazione che a voi di Confcommercio, l’abolizione dello scontrino fiscale non piacesse poi tanto. Avevamo capito bene? «Ma no. Certo che ci piace! Ci piace, nella fattispecie, il fatto che lo scontrino fiscale non sia più una “pietra miliare” nel rapporto tra commercianti e fisco, quando ci sono ormai gli studi di settore che stanno andando bene e danno risultati eccellenti. Non ci piace, invece, che sia e che resti una misura isolata». Che vuole dire? «Voglio dire che questa decisione va inserita in un più generale piano di modernizzazione del commercio in cui il registratore di cassa – liberato dalle sue funzioni strettamente fiscali – diventi un terminale tramite il quale migliorare il lavoro dei commercianti e offrire maggiori garanzie ai consumatori». Ci faccia degli esempi altrimenti ci perdiamo. «E’ presto detto. Il registratore deve servire ai commercianti per gestire il magazzino, acquistare on line magari mettendosi in rete con altri colleghi per ottenere un prezzo migliore, ricevere informazioni dagli organi di settore e anche – ecco la novità – allestire un servizio di “e-cash”, cioè di pagamento elettronico che consenta, per esempio, di pagare dal droghiere anche le bollette, i biglietti aerei o quant’altro. Questo è il vero salto di qualità che dobbiamo fare a scontrino fiscale abolito». E poi c’è l’euro, o no? «Si capisce. L’altro grande capitolo è l’introduzione dell’euro, con tutti i cambiamenti di software che si richiedono». Penso di aver capito dove vuole arrivare, presidente: c’è l’euro, c’è l’e-cash, c’è l’ammodernamento … insomma, servono soldi. E’ così? «Lei vuole incastrarmi e farmi dire che stiamo sempre a battere cassa. Non è così. Nel surplus delle entrate che c’è stato, noi commercianti e artigiani abbiamo già dato in abbondanza. Ben ottomila miliardi in più. E di questi ce ne sono stati restituiti 3.500. Non vogliamo il resto, sia ben chiaro, vogliamo però che come ai tempi dell’introduzione dei registratori di cassa ci furono delle agevolazioni fiscali per la bisogna, oggi si ripeta la stessa cosa per questo salto di qualità che il commercio deve fare. E ne trarrà vantaggio anche l’intera amministrazione». Ne è sicuro? «Ma certo. Se molti pagamenti di utenze possono avvenire per vie elettroniche, questo snellisce molti servizi». Il Fondo monetario internazionale ha espresso la preoccupazione che l’abolizione degli scontrini possa avere una ricaduta negativa sul gettito fiscale. Che ne pensa? «Francamente questa considerazione mi meraviglia. Lo Stato non ha rinunciato a “controllare” i commercianti o altre categorie, si serve semplicemente di uno strumento diverso – quale gli studi di settore – che si è dimostrato più efficace, e solo per questo abolisce gli scontrini in quanto pletorici. Tutto qui. Anzi io ho una proposta da lanciare». Quale? «Non dobbiamo dimenticarci che il fine ultimo della riforma fiscale è quello di abbassare la pressione, sia per il sistema delle imprese, in maniera che possa svilupparsi meglio e creare occupazione, sia per i consumatori perché possano tornare a sostenere la domanda interna. Bene. Perché – io mi chiedo – gli studi di settore dovrebbero applicarsi solo al settore privato e valutarne costi e benefici, e non anche a quello pubblico?» Cosa vuole dire «Che se noi applicassimo questo metro, sarebbe una bella rivoluzione».