Billè: «Mi sospendo»

16/12/2005
    venerdì 16 dicembre 2005

      Pagina 3 – Primo Piano

      CONFCOMMERCIO NEL CICLONE PER I RAPPORTI CON RICUCCI, IL PRESIDENTE SI FA SOSTITUIRE DAL VICE SANGALLI

        Passo indietro di Billè: «Mi sospendo»
        Tra una settimana la resa dei conti

        retroscena
        Raffaello Masci

          ROMA
          E’ il «Dies irae» di Confcommercio: il pugnace Sergio Billè si «autosospende». Non è l’abdicazione, neppure la resa, ma solo un armistizio nel percorso di guerra che si sta consumando tra lui e la fronda interna. Pomo della discordia, il contestato investimento immobiliare fatto da Billè con l’acquisto, mai portato a termine, di uno stabile di proprietà di Stefano Ricucci.

            La battaglia decisiva – che sia una vittoriosa Austerlitz per il leader o una rovinosa Waterloo – si combatterà mercoledì, quando nell’aula magna del palazzone di piazza Belli si terrà un’assemblea generale a porte chiuse, formalmente convocata per votare il bilancio preventivo. Lì si conteranno «amici» e «nemici», ma alcuni – ecco la contromossa del leader – potrebbero vedersi negato il diritto di voto in quanto non in regola con le quote associative.

              Ma tant’è. E ieri mattina l’ufficio stampa diffondeva un comunicato con cui, nelle more di questa controversia, Billè annunciava la sua temporanea uscita di scena: «Credo – dice la nota – di dovermi oggi assumere la responsabilità di riconoscere in questa situazione, quelle condizioni di temporaneo impedimento all’esercizio delle mie funzioni di presidente confederale, previste dallo Statuto». E il motivo è quello degli «attacchi inverosimili e di inaudita violenza» che si sono concentrati sulla mia persona».

                L’auspicio di Billè è che il suo «atto di responsabilità possa contribuire a restituire alla Confederazione quel clima di serenità e quell’unità di intenti, che sono oggi necessarie per garantirle la prosecuzione di quel percorso di successo, al quale tutti, con fattivo impegno, abbiamo contribuito».

                  Le funzioni presidenziali passano così – in attesa di sviluppi ulteriori – al vicepresidente vicario Carlo Sangalli, attuale presidente dell’Unione di Milano, di Unioncamere nazionale, nonché vice presidente della Fondazione Cariplo.

                    Con tutto ciò si sono aperte le operazioni in attesa della grande battaglia di mercoledì. Con Billè è schierata la federazione più grande per numero di iscritti, e cioè Fipe (i pubblici esercizi), il cui direttore generale è il fido Edi Sommariva ma che per presidente ha il medesimo Billè. Dietro questa «guardia presidenziale» sarebbe – secondo un parere trasversalmente condiviso – la grande maggioranza della Confederazione: gli uomini del capo dicono l’85%, gli avversari parlano del 70%. E comunque una quota ragguardevole, almeno in termini numerici.

                      Quanto a «peso specifico» però, i ribelli sono molto forti. Martedì è uscita dalla Confederazione l’associazione della grande distribuzione – Federdistribuzione – che rappresenta 20 mila esercizi (su 800 mila soggetti iscritti a Confcommercio) ma si tratta di soci dai grandi volumi di affari e quindi di grande forza. Recalcitranti sono anche varie federazioni del turismo (raccolte in Confturismo): Federalberghi, per esempio, non fa mistero delle proprie riserve sulle scelte di Billè.

                        Ma sono soprattutto le Ascom, cioè le realtà territoriali, a fremere. La piazza di Roma, per esempio, guidata da Cesare Pambianchi, non solo ha preso le distanze dall’attuale vertice confederale, ma ha anche dato mandato a due avvocati per vedere se, nel comportamento di Billè, si possano rintracciare estremi di danno ai propri associati. Fronde analoghe si sono sviluppate in Trentino, nel Veneto, in Emilia e perfino nella Sicilia, un tempo fedelissima.

                          Qualcuno ha perfino parlato di una mozione di sfiducia che potrebbe essere presentata mercoledì all’assemblea. Se i rapporti di forza sono quelli che sono, Billè non dovrebbe temere nulla, ma i giochi sono aperti.