Billè, l´ultimo grande salto del “pasticciere di regime”

10/10/2005
    sabato 8 ottobre 2005

    Pagina 47 – Economia

    Il presidente di Confcommercio al centro delle polemiche per le operazioni immobiliari con Stefano Ricucci

      Billè, l´ultimo grande salto del "pasticciere di regime"

        ALBERTO STATERA

          Il salto fu più lungo dello Stretto. Dal cocktail renforcé, pronunciato con perfetto accento siculo e servito con tutti i crismi a Messina nella premiata pasticceria Billè di Piazza Cairoli, il pasticciere di regime, come lo chiamavano i concittadini invidiosi, saltò ormai dieci anni fa a piazza Gioacchino Belli, nei miasmi di una capitale che cambiava regime, presunto titolare di quattro milioni di voti, secondo le scientifiche idiozie dei sondaggisti di turno. Chi non perderebbe la testa, se avesse nel portafoglio tutto quell´asserito ben di Dio elettorale? Chi, allevato dai gesuiti e attorniato dai furbetti del quartierino, nati alla periferia di Zagarolo, ma dotati di quel «plus» che difetta fuori dall´hinterland della capitale, potrebbe resistere a un´enorme creazione di valore immobiliare fasullo, che può rendere anche il 500 per cento in pochi mesi, come quello inventato da quel genietto marito di Anna Falchi? Non Sergio Billè, da due lustri presidente della Confcommercio, il quale, come una grande maschera da caratterista, una spalla senza la quale il film «I furbetti del quartierino» non potrebbe essere realizzato dai fratelli Vanzina, recita nel copione quello che arriva per ultimo, di corsa, un po´affannato, e ci lascia le penne. Tra le tante degli ultimi anni, tra una comparsata e l´altra nelle pasticcerie di Anna La Rosa e del suo impari emulo Bruno Vespa, Billè, come riferiscono le cronache, ha firmato lo scorso febbraio un contratto preliminare con Stefano Ricucci per comprare al prezzo di 60 milioni di euro un palazzo a Roma, via Lima, come nuova sede della Confcommercio. Al suo amico ha subito versato 39 milioni di euro. Un buon affare, dice lui. Ma meno di due mesi prima l´ormai mitico Ricucci, che a occhio e croce sarebbe pure capace di vendere il Colosseo, come Totò in «Totò, Peppino e i fuorilegge», aveva comprato lo stesso palazzo, da Gianpiero Fiorani, quello della Banca Popolare di Lodi e dei baci in fronte telefonici al governatore della Banca d´Italia, per 12,4 milioni di euro. Quarantotto milioni di utile (diconsi quasi 100 miliardi di ex lire) in 52 giorni, al lordo della ristrutturazione dell´immobile. Un buon affare per i commercianti? Allora vuol dire che la bolla immobiliare non è una bolla, ma uno tsunami.

          Ricucci, nessuno più ne dubita, è un grande artista, ben più dotato della sua signora, è il vero capocomico dell´Italia berlusconiana che fa meglio di prima quello che si è sempre fatto, ma con un´insolenza che quasi affascina. E Billè cos´è? Prima di fare il presunto traghettatore di milioni di voti dei commercianti, corteggiato come se fosse Anna Falchi da destra, da sinistra, da centro, dagli interstizi, lo chiamavano il pasticciere di regime perché non c´era manifestazione organizzata da ente pubblico, comune, provincia, Asl o fiera di paese nel raggio di decine chilometri da Messina che non fosse appaltato alla premiata pasticceria Billè. Ma il suo vero tripudio era tutti gli anni il giorno del compleanno di Ciriaco De Mita, quando, con un apposito furgone refrigerato, spediva settanta chili di gelato alla gianduia a Nusco, nella villa dell´amato leader democristiano. Purtroppo, quando approdò a piazza Gioacchino Belli, dove ancora erano fresche le ferite lasciate dal suo predecessore Francesco Colucci, la stella di De Mita era un po´ appannata e il povero Billè fu costretto a fare un defatigante «shifting» politico. Prima Segni, poi Fini, sempre, da magnifico trasversalone, con un sorriso e una promessa per tutti. Ma soprattutto, negli ultimi tempi, sorrisi per Ricucci e i furbetti del quartierino, di cui – dopo gli eventi recenti – è considerato socio onorario.

          Ricucci compra a debito il 20 per cento del Corriere della Sera, che ora ha sul groppone e che rischia di farlo affogare. Billè che fa? Da buon amico, si accoda e tramite Paribas ne compra azioni per 3 milioni. Con quali soldi? E qui si apre il frigorifero con la crema guasta che rischia di costare la poltrona all´intraprendente pasticciere siciliano. Si scopre che, risanata la gestione folle del predecessore, i conti della Confcommercio producono addirittura un «fondo del presidente» nel quale nessuno mette il naso, e per il quale negli ultimi anni sarebbero transitati da 50 a 100 milioni di euro. Alimentato dalla previdenza integrativa dei dirigenti del settore commerciale, pare che molti membri del comitato di presidenza della Confcommercio ignorassero l´esistenza di questo forziere quasi privato. Perciò sono piuttosto arrabbiati e alimentano la fronda contro Billè, una fronda già forte in Veneto, in Emilia, in Lombardia, in Piemonte, nella Marche, nel Lazio. Martedì prossimo si andrà alla conta nel Consiglio confederale, dove a Billè sarà chiesto conto non solo del «fondo del presidente», del Corriere della Sera, del palazzo d´oro di via Lima, ma anche del pasticcio brutto dell´Enasarco, l´ente di previdenza degli agenti di commercio, che aveva indetto una gara per la vendita del suo immenso patrimonio immobiliare (due miliardi e mezzo di euro e anche più), finita con il ritiro di Ricucci, che era considerato il concorrente favorito, e l´incazzatura degli altri partecipanti, a partire dalla Pirelli Re e dalla Deutsche Bank di De Bustis.

          Billè si difende con un argomento un po´ trito: «Mi attaccano perché do fastidio ai poteri forti». Se si riferisce alla Confindustria, in effetti è lecito pensare che Luca Montezemolo non sia molto lieto del fatto che il pasticciere gli ha portato via un bel po´ di associati che pagavano bei contributi. Con l´instancabile Ricucci e in concorrenza con l´Assoimmobiliare, Billè ha costituito la Confimmobiliare, cui hanno aderito non soltanto i furbetti del quartierino, ma anche banche e finanziarie mattonare, come Meliorbanca, Banca Carige, Deutsche Bank e gruppi storici del settore immobiliare, come Caltagirone, Bonifaci, Todini. Segretario generale è Luciano Zocchi. Non sapete chi è? E´ l´animatore della Fondazione «Sorella Natura», i cui soci benemeriti sono il governatore Antonio Fazio e il suo banchiere preferito Gianpiero Fiorani.

            Bella partita dall´esito incerto all´orizzonte di Billè, tra poteri forti e poteri de noantri.