Billé: la manovra è ormai scritta sulla sabbia

14/10/2002






12 OTTOBRE 2002
CONTI E SVILUPPO


Billé: la manovra è ormai scritta sulla sabbia

Confcommercio all’attacco – Sella (Abi): «Le banche faranno la loro parte ma servono le riforme»


ROMA – Una Finanziaria «inadeguata» e «assai modesta», «indecisa» sulle riforme, reticente sui problemi dell’economia, insufficiente a promuovere la ripresa. Raramente tanta unanimità è risuonata in una serie di audizioni parlamentari, come quelle svoltesi ieri sulla manovra 2003 nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato e che hanno visto sfilare rappresentanti delle banche, del commercio, degli artigiani, della Lega delle cooperative. Nonché l’economista Giuseppe Vitaletti, presidente della commissione tecnica sulla spesa pubblica. In disaccordo col governatore Fazio, che ha nuovamente sollecitato una rapida riforma previdenziale, Vitaletti ha definito «inappropriato» spingere oggi sulla riforma delle pensioni. La ragione? «Farebbe saltare la pace sociale ottenendo un risparmio limitato». «Riformare le pensioni significa effettuare un taglio dirigistico su quelle di anzianità». Ma nei prossimi «tre-quattro anni ci sarà una caduta naturale delle pensioni di anzianità: andranno in pensione i nati tra il 1943 e il 1947 e, considerato che erano anni di guerra, ci sono state pochissime nascite». Vitaletti ha invece difeso il provvedimento sull’emersione. «Le tabelle sui 400mila nuovi posti di lavoro, mostrano che la curva dell’occupazione si impenna a settembre 2001». Il che indicherebbe l’avvio delle regolarizzazioni in vista dell’emersione. «Altrimenti non si spiegherebbe l’impennata occupazionale». Maurizio Sella, presidente dell’Abi, è stato tra i più moderati nei suoi giudizi sulla Finanziaria 2003. «La manovra di bilancio e il decreto fiscale impongono alle banche forti sacrifici», ha osservato. Le banche sono consapevoli delle difficoltà e dell’inevitabilità delle misure. Pertanto, «non si tirano indietro. È loro interesse operare in un’economia forte, in un Paese meno indebitato e in un sistema di imprese robuste». Ma le imposte devono essere ridotte, e perché questo accada e la riduzione sia «permanente e percepita come tale» occorrono tagli altrettanto permanenti alle spese. Fondamentali per lo sviluppo, inoltre, le riforme: le banche le sollecitano su infrastrutture, lavoro, previdenza e giustizia. «Il rischio – per Sergio Billè, presidente della Confcommercio – è che gli enti locali, soprattutto se in situazioni disastrose di bilancio, cerchino di recuperare risorse aumentando costi dei servizi e imposte di loro competenza». Billè teme l’accendersi di «tensioni sociali: meglio tornare alla concertazione». Gli sgravi fiscali, poi, non rilanceranno i consumi: servono misure che spingano all’acquisto dei beni durevoli. «La crisi Fiat e le conseguenze sull’indotto – ha aggiunto Billè a margine dell’audizione – riducono ulteriormente la possibilità di ripresa del nostro ciclo economico e rendono quasi scritta sulla sabbia questa Finanziaria». «Inidonea a rilanciare consumi e investimenti, inadeguata per i 6 miliardi che trae dai condoni, che sono inaccettabili»: la manovra non piace neppure a Marco Venturi, presidente della Confesercenti, che ritiene infondate le maggiori entrate per 8 miliardi. L’80% di Pmi, ha detto Venturi, si è già adeguato agli studi di settore garantendo così, a regime, 7,5 miliardi di maggior gettito. La Confapi giudica la manovra di qualità assai modesta. Ed esprime contrarietà alla sanatoria degli illeciti fiscali. Inoltre, la Finanziaria non interviene su welfare e pensioni. Insomma, la manovra di bilancio è carente proprio negli aspetti del rigore e dello sviluppo. «Poco decisa» sulle riforme e debole nel sostegno al Mezzogiorno: è il giudizio di Confartigianato, Cna e Casartigiani. Occorre rispettare, dicono, il Patto per l’Italia operando riforme coraggiose nel mercato del lavoro, nella previdenza, nel fisco e nel federalismo. La Lega cooperative, infine, boccia la manovra: non dà risposte ai problemi congiunturali e strutturali dell’economia. Blocco del bonus assunzioni, ridimensionamento della Dit, contributi a fondo perduti trasformati in prestiti: tutti provvedimenti i cui risultati saranno contrari agli obiettivi.
R.R.