Billè: la frenata dei viaggi minaccia il Pil

17/12/2001

Il Sole 24 ORE.com









    Billè: la frenata dei viaggi minaccia il Pil
    MILANO – L’eventuale prolungamento del conflitto internazionale fino alla prossima estate avrebbe effetti pesantissimi sul turismo e, a cascata, sui consumi delle famiglie mentre la crescita del Pil scenderebbe all’1,2 per cento. È la stima del Centro studi di Confcommercio: «Con una previsione della crescita dei consumi dell’1,1%, pari a un terzo di quello che si registrò lo scorso anno, e una crescita del Pil che rischia di non superare la soglia dell’1,2% – commenta il presidente di Confcommercio, Sergio Billè – potremmo scivolare in una fase di vera e propria recessione». Anticipando il consuntivo 2001, Confcommercio sottolinea che «attualmente il contesto internazionale non sembra mettere in evidenza una significativa inversione rispetto alle dinamiche recessive registrate a partire da settembre». Esaminando in particolare la congiuntura negativa del turismo, Confcommercio aggiunge: «Se gli effetti di questa situazione sulle dinamiche produttive del settore potrebbero essere "limitati" per l’anno in corso, in quanto il quarto trimestre è normalmente quello che registra il minor numero di viaggi, conseguenze decisamente più pesanti potrebbero aversi nel 2002». Se la crisi coinvolgesse anche i mesi estivi, nei quali si concentra oltre il 40% dei viaggi, la flessione potrebbe raggiungere il 10% nella programmazione delle vacanze degli italiani, con «ripercussioni negative non solo sul settore, ma su tutto il sistema in considerazione dell’indotto che genera il turismo sui trasporti e sul commercio». Nell’ipotesi invece di un’attenuazione delle pressioni internazionali nella prima parte del 2002 – aggiunge Confcommercio – «il prossimo anno potrebbe registrare un andamento solo di poco più contenuto rispetto al 2001». Di fronte a segnali sempre più evidenti di una possibile recessione, Billè indica quattro direzioni di intervento: «Allentare la pressione fiscale, anticipando parte di quella riforma che per essere attuata nella sua interezza richiederà ancora del tempo. Attenuare il più possibile il tasso di litigiosità che oggi caratterizza il sistema. Convincere la Bce ad abbassare i tassi, manovra che darebbe una boccata d’ossigeno al nostro debito pubblico. Accelerare l’esecuzione del programma di privatizzazioni in modo da mettere in circolo nuove risorse».
    Domenica 16 Dicembre 2001
 
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