Billè: la Confindustria non può decidere per tutti

22/04/2001


domenica 22 prile 2001

L’INTERVISTA

Billè: la Confindustria non può decidere per tutti

      ROMA – Sergio Billè contro tutti. Contro la Confindustria che vuole comandare al tavolo della trattativa sulla riforma dei contratti a termine, senza tener conto che le altre associazioni imprenditoriali vanno trattate alla pari. Contro tutti coloro che accusano la Confcommercio di essersi messa d’accordo con la Cgil per motivi politici. Contro la stessa Cgil perché il suo segretario, Sergio Cofferati, dovrebbe a questo punto dare un qualche segnale di volere l’accordo. Il presidente della Confcommercio se la prende con tutti e poi afferma: «Non c’è alcun motivo per il quale si debba trovare l’intesa sui contratti a termine prima del voto del 13 maggio. C’è tempo fino a luglio, come dice la direttiva europea, e poi si può chiedere anche la proroga di un anno». La Confcommercio, insomma, venerdì 27, data del prossimo incontro tra le parti sociali, non concluderà alcun accordo. Anzi, forse non andrà neppure all’incontro. Presidente Billè perché la Confcommercio ha rotto il fronte imprenditoriale pronto a fare l’accordo con Cisl e Uil e senza la Cgil?
      «In questa vicenda ci sono tre cose che mi sono indigeste e che voglio spiegare. La prima: Cgil e Cisl stanno utilizzando questa trattativa per una loro resa dei conti, che è di matrice anche politica. Ormai quello che doveva essere un tavolo negoziale si sta trasformando in tavolo elettorale. E poi – e questa è il secondo piatto indigesto – ci sono una serie di giochi sotterranei: come definire altrimenti l’affermazione di Confindustria secondo cui questo contratto deve essere firmato entro il 13 maggio? Che cavolo – ribadisco – che cavolo c’entra la scadenza elettorale con questa trattativa?»

      Secondo lei?

      «Non lo so. Mi domando: se l’accordo lo facciamo il 14 maggio, sarebbe forse diverso da quello del 12? Credo che ci voglia maggior senso di responsabilità per evitare di fare un’operazione da thatcherismo in miniatura, tra l’altro su un argomento di secondaria importanza come i contratti a termine».

      Lei e Cofferati alleati contro i piccoli Thatcher italiani?

      «Ecco questa è proprio la terza cosa che non digerisco. Sul rapporto con Cofferati – mi scuserà Celentano se gli rubo la battuta – sono state dette "125 milioni di caz…te". Si è parlato di manovre strumentali per chissà quali fini. Insinuazioni che rimando tutte ai vari mittenti. Fin dall’inizio ho sostenuto che un accordo sui contratti a termine avrebbe potuto avere una portata operativa solo se siglata da tutti i sindacati. Questo per evitare l’esplosione di una conflittualità in azienda di cui non sentiamo il bisogno. Le industrie sarebbero forse disposte a concludere il contratto dei metalmeccanici senza la Fiom-Cgil? Sarei a quel punto curioso di vedere che cosa accadrebbe dentro la Fiat Mirafiori. Detto questo, a Cofferati facciamo un discorso chiaro».

      Quale?

      «Metti da parte le tue pregiudiziali e siediti al tavolo perché c’è ancora molto tempo per discutere. Finora, Cofferati, per motivi che non condividiamo, non si è mosso di un centimetro e in più si rifiuta di sedere accanto alla Cisl e alla Uil come se si trattasse di sindacati che vengono da un pianeta diverso. La Confcommercio è disposta a riaprire il negoziato, ma deve essere Cofferati a fare la nuova mossa. Noi ne abbiamo fatte fin troppe e il nostro paziente volontariato non deve essere interpretato come un segno di sudditanza».

      Lei sarà anche disposto a riaprire il negoziato, ma non lo è certamente la Confindustria, solo per citare l’organizzazione più importante.

      «I contratti a termine li usa più la piccola che la grande impresa. Non accettiamo quindi strumentalizzazioni da parte di altre organizzazioni. È finito il tempo in cui c’era qualcuno a decidere per tutti, ma questo vecchio vezzo ogni tanto riaffiora. Se dobbiamo stare intorno allo stesso tavolo, è bene che scompaiano certi atteggiamenti».

      Si potrebbe però pensare che anche Billè insegua un disegno politico, quello di accreditarsi presso un eventuale governo Berlusconi come l’unico a tenere un dialogo con Cofferati.

      «No, tutte strumentalizzazioni. Se ci dovesse essere un governo Berlusconi, questo potrebbe guardare con favore a Billè solo perché si è adoperato per togliere un macigno dalle relazioni tra le parti sociali, che dovranno affrontare questioni ben più importanti, come la riforma delle pensioni».

      Finito il suo sfogo, ci dica se venerdì 27 andrete all’incontro?

      «La risposta sarà in una lettera che manderemo alle altre organizzazioni nei prossimi giorni e che non posso anticipare. Le dico solo che noi da tempo chiediamo, inutilmente, modifiche al testo in discussione. Se non vengono accolte, parlare di accordo in vista è una bufala».
Enrico Marro


Economia