Billé: la Cgil sbaglia, decisione politica

04/06/2002




        Il presidente della Confcommercio sottolinea che la mossa dell’Esecutivo è una novità da cogliere
        Billé: la Cgil sbaglia, decisione politica
        ROMA – «Ho gran rispetto per Cofferati, e credo che sia ricambiato. Ma mi lasci dire che questa volta si è comportato più da leader politico che da sindacalista». Sergio Billè, presidente della Confcommercio, stavolta non condivide la scelta del leader della Cgil di non sedersi al tavolo per discutere sul mercato del lavoro. «Tutti, e la Cgil per prima, mi daranno atto che in questi mesi la Confcommercio si è adoperata per rimuovere l’ostacolo dell’articolo 18 e ricucire i rapporti tra le parti sociali. La mossa del Governo di togliere dal suo diritto esclusivo la delega sul lavoro è certamente un fatto nuovo che non può essere sottovalutato», dice Billè. Certo, ciò non significa aver risolto il problema, sottolinea il presidente, ma nello stesso tempo non riesce a capire, afferma, i motivi che possono aver spinto il leader della Cgil, di fronte ad un arretramento del Governo, a sflilarsi dalla prospettiva di un confronto. Billè prefigura due scenari: «O le modifiche dell’articolo 18 verranno rimosse o modificate in modo radicale, oppure non vedo come Cisl e Uil potranno rimangiarsi la parola di fronte a milioni di lavoratori, accettando ciò che avevano tenacemente avversato». In questo secondo caso, aggiunge Billè, Cofferati avrebbe mille ragioni per sfilarsi dal tavolo. «Ma per rompere c’è tempo. Rifiutare ora di sedersi, magari per vedere l’aria che tira, mi sembra un atto di presunzione che può essere legittimo per un politico ma illegittimo per un sindacalista, che deve tentare sempre la mediazione, fino a strappare il risultato», dice ancora il presidente dei commercianti. Insomma, l’atteggiamento di Cofferati è politico: «Non è un caso che le smentite fatte fino ad oggi dal leader della Cgil su un suo ingresso in politica non siano state prese sul serio dai suoi stessi amici». Billè sottolinea l’importanza del rilancio della concertazione da parte del Governo ed è convinto che non si tratti di un «teatrino», per almeno tre motivi. Primo: la situazione economica si sta rivelando più grave del previsto, come ha detto anche la Banca d’Italia; le previsioni su Pil e competitività sono preoccupanti e il Paese rischia di non essere in grado di gestire né lo sviluppo né le riforme. «Il Governo riscoprendo la concertazione ha fatto una cosa giusta e opportuna». Secondo, i conti pubblici non vanno bene e se il Pil resterà ancorato all’1,3%, il presidente della Confcommercio si chiede come si troveranno le risorse per ridurre la pressione fiscale, aprire i cantieri, ammodernare lo Stato. Terzo: la Confcommercio è preoccupata del modo in cui sta andando avanti il progetto federalista. «Si rischia un graduale ma forse irreversibile smottamento: non mi sembra che ci sia proporzione tra le maggiori incombenze delle Regioni e le risorse di cui dispongono. Il rischio è che le imposte locali salgano alle stelle», dice ancora Billè. «Concertazione vuol dire parlare di tutte queste cose, prima che dallo smottamento si passi alla frana. O a Cofferati non interessa? Preferisce che il Governo resti sepolto nei problemi e passi la mano ad altri Esecutivi?», si chiede il presidente di Confcommercio. «Se pensa così – conclude – non fa bene il proprio mestiere di sindacalista». N.P.

        Domenica 02 Giugno 2002