Billè: l’ ottimismo? Nella spesa non si vede

30/05/2005
    sabato, 28 maggio, 2005

      Billè: l’ ottimismo? Nella spesa non si vede
      Dopo l’ ondata di rincari i consumi sono in calo

        ROMA – « Posso capire la necessità che giustamente ha un premier di infondere ottimismo… » . Sergio Billè scuote la testa. Lui che ha sempre sostenuto la necessità di rinnovare i contratti, a partire dagli statali, per rilanciare i consumi, invita Silvio Berlusconi a un bagno di realismo. Telefonini, case, auto di proprietà, ricchezza delle famiglie: per il presidente della Confcommercio, che pure capisce bene le ragioni della politica, non sono indicatori attendibili. « Quel che conta veramente – dice – è il quadro che l’ altro giorno ha fatto l’ Istat e che certifica un andamento dei consumi che è, su ogni fronte, a dir poco preoccupante. E ormai da molti mesi. Telefonini a parte » . Per il resto « il segnale, e restiamo ai dati, è che non solo è diminuito il potere di acquisto delle famiglie, ma anche la voglia di guardare al futuro con un po’ di ottimismo».

          Su questo fronte, archiviata rapidamente la sortita londinese di Berlusconi, Billè sceglie la strada della « santa alleanza » con gli industriali. Il giorno dopo l’ assemblea di Confindustria che sancisce una linea di scontro con il governo, ma che al tempo stesso rischia di tagliar fuori i commercianti dal negoziato sull’ Irap, il presidente della Confcommercio lancia l’ appello a Luca Cordero di Montezemolo: « Non dividiamoci. Pensiamo alle cose che ci uniscono e non a quelle che ci dividono. Perché dividendoci, in un momento come questo, faremmo solo il gioco della politica e di tutto quel che di vecchio si conti nua a muovere, dentro e intorno ad essa » . Eppure sul fisco, fino ad oggi, industriali e commercianti hanno parlato due lingue diverse. Confindustria reclama un intervento a difesa della competitività del sistema. E dunque di destinare il taglio dell’ Irap all’ abbattimento del costo del lavoro. Una strada che la confederazione di Piazza Belli ha fin qui sempre osteggiato, trovando più di una sponda nella maggioranza, contro sgravi che andrebbero a premiare le imprese con più dipendenti e alti costi di personale, tagliando fuori la gran massa delle aziende individuali o con poca forza lavoro che rappresentano la gran parte della sua base. Oggi però Billè dà una netta sterzata e dice che « Confindustria ha ragione a chiedere la cancellazione della voce " costo del lavoro"
          dell’ Irap. E’ un suo diritto e, per come vanno le cose, anche una sua necessità». E dunque Montezemolo potrà contare sulla « massima collaborazione » della potente lobby dei commercianti « per far uscire l’ industria manifatturiera dall’ imbuto in cui oggi purtroppo si trova ».
          E però Confcommercio non può uscire da un simile negoziato sulle tasse senza portare nulla a casa per una formidabile base associativa ed elettorale. Billè in questi giorni ha fatto più di una telefonata. Ci sono stati contatti con il ministro dell’ Economia, Domenico Siniscalco, come con Gianni Alemanno ( An).

            Il presidente della Confcommercio tiene le carte coperte. Sostiene che non è ancora il momento di indicare le soluzioni tecniche, che ci sono anche « altre strade » , magari tornando a pensare a un intervento sull’ Irpef, alzando per esempio la soglia della « no tax area » che, per autonomi e pensionati, è rimasta nel primo modulo della riforma fiscale la più bassa.

          Cinelli Carlo