Billè: il pasticcio del pasticciere

07/10/2005
      6 ottobre 2005 – Anno XLIII N..40

    COMMERCIANTI: Sergio Billè in difficoltà

      Il pasticcio del pasticciere

        di Daniele Martini

        In combattimento non c’è rischio peggiore che farsi sorprendere in mezzo al guado. È quel che sta succedendo a Sergio Billè, 58 anni, ex pasticciere di Messina, faccia gioviale e doppiomento da curato di campagna di una volta, da un decennio capo degli 800 mila iscritti alla Confcommercio. Billè combatte da tempo una sua guerricciola privata inseguendo un’idea fissa, anche se mai palesata, anzi dissimulata e perfino negata: saltare dalle botteghe alla politica, possibilmente dietro una scrivania da ministro, meglio se delle Attività produttive.

        Dopo aver fatto fuoco e fiamme contro il centrosinistra, nel 2001 credette di essere arrivato al traguardo, ma Silvio Berlusconi gli preferì Antonio Marzano. L’ex pasticciere ci rimase malissimo, ma non si dette per vinto.

        Ora dicono che pur di fare il salto si accontenterebbe di un bell’ufficio di governatore regionale, magari nella sua Sicilia, luogo dove i centristi del suo tipo sono sempre apprezzati nelle urne, dove si vota nella primavera 2006 e dove nunerosi notabili lo stimano assai, a cominciare dall’editore Mario Ciancio Sanfilippo.

        Considerato però che per la maggioranza di governo non tira un’aria particolarmente favorevole, Billè si stava preparando all’attraversamento del fiume. E dopo aver vagheggiato un paio d’anni fa un movimento di «fazisti» (da Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia) e accarezzato l’idea di un partito del Sud, stava meditando l’addio al centroodestra, in particolare ad An, in cui aveva trovato sponda in seguito al niet berlusconiano, per far vela sul centrosinistra, naturalmente ala centrista, tendenza Clemente Mastella, facendo affidamento come trait-d’union in particolare all’imprenditore Nicola D’Abundo, presidente della Medmar.

        Proprio sul guado, però, Billè è stato raggiunto da una gragnola di colpi che lo stanno facendo vacillare. Il più velenoso l’ha centrato al cuore dell’immagine per un aspetto di cui andava fiero: l’amicizia personale e di affari con Stefano Ricucci, l’effervescente ex odontotecnico di Zagarolo diventato immobiliarista e finanziere, protagonista estivo delle pagine economiche e in autunno avviato sul viale del tramonto e indagato dalla magistratura. La frequentazione fra i due fu resa pubblica all’inizio di luglio, quando Ricucci si sposò con l’attrice Anna Falchi in una villa di Porto Santo Stefano all’Argentario e le cronache rosa scrissero che Billè era testimone di nozze. In realtà il testimone non lo fece, ma alla sfarzosa cerimonia partecipò ugualmente con la moglie e altri 56 invitati scelti.

        I due, Ricucci e Billè, pedalavano in tandem da tempo, inseguendo progetti avviati almeno fin dall’autunno dell’anno precedente grazie alla Confimmobiliare, associazione di 10 mila addetti entrata a ottobre 2004 nella galassia di Confcommercio. Della Confimmobiliare fanno parte, fra gli altri, Francesco Gaetano Caltagirone e la Nuova merchant del finanziere Ubaldo Livolsi, collaboratore dello stesso Ricucci nel tentativo di scalata al Corriere della sera, mentre segretario è Luciano Zocchi, della Sorella natura, fondazione lanciata sempre da Ricucci con personaggi come Fazio tra i soci.

          Tra gli affari che legano Confcommercio, Billè e Ricucci, in particolare due presentano contorni nebulosi. Si chiamano Enasarco e Rcs Mediagroup. L’Enasarco è un polveroso ente gestito da Confindustria, sindacati e Confcommercio che cura la previdenza degli agenti commerciali e in pancia ha 14 mila appartamenti valutati 3 miliardi e 250 milioni di euro. Presidente è Donato Porreca, incasellato in quota An e considerato della cerchia di Billè. Per cui, quando l’enorme patrimonio dell’ente è stato messo in vendita e sull’affare si è lanciato Ricucci, molti hanno fatto due più due. Improvvisamente la gara, a cui concorrevano anche Pirelli Re, Cassa depositi e prestiti e Abn-Amro, è stata annullata, per vizi di forma, anche se c’è chi maligna che la causa vera sia stata l’improvvisa crisi di liquidità di Ricucci.

          Anche la vicenda Rcs ha un finale tronco. Il 5 agosto, nei giorni più convulsi del tentativo di scalata di Ricucci al Corriere della sera, proprio il quotidiano ha pubblicato una notizia che ha creato scompiglio dentro l’organizzazione dei commercianti. Il Corriere ha scritto che tra gli azionisti non dichiarati del gruppo editoriale c’era anche la Confcommercio con 438 mila azioni per un valore di 3 milioni di euro alla quotazione di allora. Attraverso i suoi portavoce l’organizzazione di Billè si è affrettata a smentire, ma il giornale ha pubblicato ugualmente notizia e smentita; e la vicenda è sembrata così anomala che un vicepresidente Confcommercio, Giovanni Bort, dell’Ascom di Trento, ha chiesto spiegazioni alla sua organizzazione con una lettera raccomandata.

            Per rispondergli il collegio dei revisori dei conti ha convocato Billè e l’amministratore Aldo Poli, i quali hanno dichiarato «di non aver provveduto ad alcuna transazione su titoli Rcs che impegnasse risorse afferenti il bilancio della Confederazione». Formula che ha dato adito a nuovi sospetti, come quello, per esempio, che l’operazione Rcs-Mediagroup possa essere stato sffettuato con risorse speciali, tipo quelle dedicate alla gestione di attività promozionali.

            Dopo aver aperto un’indagine sulle operazioni di Ricucci, e dopo averlo ascoltato per otto ore lunedì 19 settembre, i magistrati milanesi sembrano orientati a sentire anche Billè come persona informata dei fatti. Il pubblico ministero pare intenzionato a chiedere al leader della Confcommercio non solo informazioni sui suoi legami con Ricucci, ma anche con l’ex amministratore delegato della Banca popolare italiana, Gianpiero Fiorani, e per proprietà transitiva con il governatore Fazio.

            Tutte queste vicende, com’è naturale, non stanno giovando a Billè, anzi stanno alimentando nella Confcommercio una fronda che già un anno fa aveva mugugnato accusando il presidente di forzature allo statuto per garantirsi la terza rielezione.

            Alcuni responsabili di organizzazioni territoriali, soprattutto nel Nord e nel Triveneto, dicono senza troppe remore di non capire più le scelte del capo: qualcuno coltiva il sospetto che Billè usi la Confcommercio per le sue ambizioni politiche. Sabato 24 settembre Il Sole 24 Ore ha scritto che alcuni dirigenti provinciali si sino riuniti in un’organizzazione anti Billè battezzata Lega di Verona dal luogo del raduno.

              A Roma, intanto, il dinamico presidente dei commercianti capitolini, Cesare Pambianchi, fiutata l’aria, pensa alla successione.

                Corazza d’impresa
                I grandi numeri dell’associazione

                La Confcommercio (Confederazione generale italiana del commercio e del turismo) è la più grande rappresentanza d’impresa in Italia

                800 mila sono le imprese associate di cui:
                520 mila nel commercio nei diversi livelli della filiera distributiva (dai supermeracti ai negozi di quartiere, alle boutique)
                200 mila nel turismo (dagli alberghi ai bar e ristoranti)
                80 mila nei servizi, soprattutto i trasporti.

                il sistema si basa su 103 organizzazioni provinciali (Ascom) e 21 unioni regionali. Le categori rappresentate sono 153.