Billè frena sull’accordo separato

22/06/2004





 
   
22 Giugno 2004




 
COMMERCIO

Billè frena sull’accordo separato
Un bluff il contratto senza Filcams Cgil? Si capirà giovedì

MANUELA CARTOSIO


«Il nostro obiettivo resta quello di firmare un accordo con tutte le sigle sindacali. Stiamo facendo tutto il possibile perché questo obiettivo sia raggiunto». La dichiarazione del presidente di Confcommercio Sergio Billè ridimensiona la minaccia, sventolata da Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che il contratto del commercio (oltre un milione e mezzo di addetti) finisca con un accordo non sottoscritto dalla Filcams Cgil. Ieri Fisascat e Uiltucs hanno incontrato Confcommercio, assente la Filcams che aveva chiesto una «pausa di riflessione» dopo il niet della Cgil ad accorpare due bienni in unico contratto e dopo la revoca dello sciopero di sabato scorso che ha sconcertato delegati e lavoratori. Per fare chiarezza al suo interno la Filcams riunisce oggi e domani il direttivo nazionale. Il momento della verità sarà giovedì quando tutte le parti torneranno al tavolo. In quella sede la Filcams, comunque vada il direttivo, dirà no al contratto «lungo», l’alt di Epifani essendo insuperabile. Tra le confederazioni non tira aria da accordo separato. E la dichiarazione di Billé sembra escludere un esito «metalmeccanico». Ma se Fisascat e Uiltucs punteranno i piedi? E’ uno scenario che i 300 delegati autoconvocatisi sabato a Milano hanno preso in considerazione. Il rimedio c’è, hanno concluso: sospendere la trattativa per 45 giorni e tornare a confrontarsi con i lavoratori. Non è un’ipotesi campata per aria, precisa Valter Sgargi, segretario Filcams dell’Emilia Romagna (presente all’assemblea milanese). «E’ previsto dalle regole che ci siamo dati unitariamente all’inizio della vertenza. Se si registrano posizioni differenti tra le sigle sindacali, si sospende la trattativa e si sentono i lavoratori». Al direttivo, anticipa Sgargi, molte strutture territoriali porteranno le forti critiche dei delegati e dei lavoratori per la cancellazione dello sciopero e della manifestazione nazionale. «La gente ci è rimasta davvero male».

«Siamo nelle mani di segretari incompetenti, abituati a svendere», dice Raffaella Patruno, delegata ai magazzini Coin. Non salva nessuno, nemmeno il vertice nazionale della sua Filcams, «anche lei pecca, se non c’era Epifani a richiamarla all’ordine…». Sull’aumento salariale «piccolo e lungo» Raffaella ha le idee chiare: «Se a Confcommercio apriamo la porta adesso, poi siamo fatti per il resto dei nostri giorni». Per spiegare quanto ci si rimette con il contratto quadriennale, ha appeso un cartellone nel punto ristoro. Le colleghe, assicura, «capiscono al volo che salta il conguaglio», non ci cascano nella trappola «il primo biennio è quasi scaduto, tanto vale fare subito anche il secondo».

Federico Antonelli, funzionario della Filcams milanese, da una settimana è circondato da commesse arrabbiate, «per usare un eufemismo». La Filcams, dando la sua disponibilità a fare due contratti in uno, si è messa in un impiccio. «Ne esce ritrovando la coerenza tra quel che dice e quel che fa. Ma la coerenza deve sentirla da dentro, non può essere solo imposta dall’alto».