Billè: “escludere la Cgil è insensato”

12/03/2001

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Billè: "D’Amato sbaglia tutto
escludere la Cgil è insensato"

Il leader di Confcommercio si dissocia da Confindustria e chiede una pausa di riflessione
L’INTERVISTA

LUISA GRION


ROMA – Giù le mani dalla concertazione: pensare di firmare e applicare un contratto approvato da Cisl e Uil, ma non dalla Cgil, è un’autentica sciocchezza. Parola di Sergio Billè, presidente della Confcommercio appena riconfermato nell’incarico per altri quattro anni. Un messaggio forte e chiaro – il suo – diretto alla Confindustria che al contrario insiste per chiudere la partita del lavoro a termine con o senza Cofferati. E visto che la sua associazione è più di chiunque altra interessata alla materia (commercio, servizi e turismo assorbono il 3040 per cento degli attuali contratti a termine) il consiglio dato è destinato a pesare.
Presidente Billè, lei sta con Cofferati?
«No, anzi penso che la Cgil stia rischiando moltissimo con questo suo atteggiamento di chiusura. Ma credo anche che non si possa pensare di concludere una trattativa di tale portata andando avanti a colpi di mortaio. Così facendo l’unico risultato che si ottiene è quello di produrre schegge impazzite: non le vogliamo, non ci servono».
I mortai sarebbero quelli di Confindustria?
«Sì. L’atteggiamento degli industriali non va bene, è molto meglio puntare ad un’intesa con tutte le parti in campo che raggiungere accordi parziali. Siamo convinti che i contratti debbano nascere dal dialogo, altrimenti sono ingestibili, inapplicabili, quindi inutili. Lasciar fuori la Cgil dal lavoro a termine non ha senso, come non avrebbe senso isolare qualsiasi altra significativa rappresentanza sindacale. Il terziario – che a questa tipologia di contratto tiene davvero perché rappresenta, per le nostre aziende molto più che per Mirafiori, un’autentica possibilità di sviluppo – non vuole sprecare un’occasione come questa».
Però il risultato ora è compromesso. Che fare?
«Aspettare, prendersi una pausa di riflessione e andare avanti con calma. La direttiva europea deve essere applicata entro luglio, ma c’è la possibilità di prolungare i tempi di un altro anno. Dunque c’ è tutto lo spazio necessario per arrivare ad una intesa accettabile da entrambe le parti, aziende e sindacato unito. In realtà non capisco perché Confindustria abbia tutta questa fretta di concludere, come non capisco Cofferati, che pensa sempre di trattare per Mirafiori e le grandi aziende e non sia accorge che il lavoro a termine è legato invece al terziario e lì più che in ogni altro posto può creare occupazione e sviluppo. Certo, sono convinto che al tavolo debba sedersi anche la Cgil, ma vedo anche che la Cgil rischia di finire sotto il tiro incrociato delle schegge impazzite di cui sopra, se non si decide a cambiare atteggiamento».
Ma in definitiva, secondo lei, c’è spazio o no per trattare sui tetti e sulle motivazioni dei contratti a termine ?
«Su alcuni punti si può rinegoziare, anche se Cofferati non deve farsi illusioni. Un’ipotesi di accordo già esiste ed è su quella che dobbiamo lavorare. La pausa di riflessione che chiedo serve proprio a questo: a trovare il colpo d’ala necessario per sbloccare la situazione e costruire fuori dalla politica e dai veleni della campagna elettorale un progetto gestibile».

Fuori dalla politica, dice lei. Ma un eventuale cambio di governo non inciderebbe in qualche modo sul risultato?
«Non dovrebbe, il governo in questa faccenda dovrebbe entrarci il meno possibile. Il recepimento della direttiva sui contratti a termine dovrebbe essere la naturale conseguenza del patto di Natale del ‘98».
Ha fatto bene Salvi a non tagliare la testa al toro procedendo con un decreto?
«Non poteva fare diversamente: il dibattito si può rilanciare non è il caso di intervenire d’imperio. Anche perché così potremo evitare un risultato come quello del decreto sul parttime, dove siamo stati in grado di restringere, invece che ampliare, il contenuto e le opportunità indicate nella direttiva. Nel lavoro a termine una cosa del genere non deve succedere».