Billè e il «fondo del presidente»

05/10/2005
    martedì 4 ottobre 2005

    Pagina 18 – ECONOMIA ITALIANA

    INCHIESTA – ACQUE AGITATE IN CONFCOMMERCIO

      Billè e il «fondo del presidente»

        A disposizione del vertice della confederazione liquidità extra bilancio per gestire operazioni di urgenza

          Vincenzo Chierchia

            Un utile di 450mila euro: sarebbe questo – secondo indiscrezioni che circolano ai piani alti della Confcommercio e che avrebbe avuto un’eco nell’ultima riunione della Giunta – la plusvalenza per la Confederazione dei commercianti ricavata dall’operazione di acquisto di azioni Rcs (circa 3 milioni di controvalore), sotto attacco da parte dell’immobiliarista Stefano Ricucci.

            In verità si tratta di un’operazione – che si dice transitata su un conto Paribas – ufficialmente smentita dalla Confederazione. Ma che sarebbe stata al centro della discussione della Giunta di Confcommercio del 29 settembre perchè più di un componente dell’organizzazione avrebbe chiesto spiegazioni.E, nel corso della discussione, sarebbe stato detto proprio da Billè – riportano le indiscrezioni – che quella operazione non avrebbe coinvolto direttamente le risorse della Confcommercio bensì il cosidetto «fondo del presidente», ovvero le disponibilità liquide che l’organizzazione avrebbe per far fronte alle emergenze poste al di fuori della gestione ordinaria di bilancio. Disponibilità che – sempre secondo illazioni tra gli addetti – rientrerebbero nell’ambito delle prerogative di gestione del vertice di Confcommercio e sarebbero alimentate (ma si tratta di voci, non c’è alcuna certezza) dai fondi di assistenza sanitaria e previdenziale del terziario, tra i quali spiccano il Mario Negri, il Mario Besusso e il Pastore. Impossibile raggiungere ieri Claudio Pasini, presidente di Manageritalia, l’associazione dei dirigenti beneficiari dei fondi, per avere informazioni.

            Sta facendo discutere i commercianti anche l’operazione immobiliare per la nuova sede della Confcommercio (via Lima a Roma) enmersa dalle indagini dei giudici milanesi sulle scalate Rcs e Antonveneta (si veda il servizio a pag.33). «Non posso escludere la presenza di fondi di pronto impiego che si collocano al di fuori del bilancio ordinario – commenta Luigi Boano,componente del collegio dei revisori dei conti della Confederazione -. Confermo però che l’investimento Rcs non è stato fatto con risorse Confcommercio. E va pienamente dato atto a Billè di aver risanato, in 10 anni, un organismo che traballava dopo la gestione di Francesco Colucci. Non so nulla di investimento immobiliari, perchè i revisori dei conti seguono solo l’attività complessiva della Confederazione, non abbiamo un monitoraggio diretto sulle società controllate. Se ci sono importanti progetti immobiliari per Confcommercio il presidente Billè ce ne metterà al corrente».

            «L’associazione dei commercianti sta vivendo un momento delicato – aggiunge Cesare Pambianchi, presidente di Cnfcommercio Lazio e Roma – ma credo che Billè dovrà e saprà garantire la massima trasparenza su tutte le operazioni, immobiliari e finanziarie. La Giunta ha deliberato l’istituzione di una commissione ad hoc, proprio per affrontare i nodi dell’organizzazione. Il vertice Confcommercio resta fino al 2008».

            Tace invece Carlo Sangalli, leader dei commercianti milanese dell’Unioncamere, e studia la situazione dopo aver garantito il proprio sostegno in Giunta. Il presidente Sergio Billè – interpellato ieri mattina – ha deciso di non rilasciare dichiarazioni. Del resto nei giorni scorsi è stato ascoltato dai magistrati di Milano che indagano su Ricucci, suo amico dal 2002, per le vicende legate a Rcs, Antonveneta e Bpi. Il giudice del Tribunale di Milano, Clementina Forleo, ha sottolineato – in merito alla compravendita immobiliare con Ricucci – che «risulta del tutto anomala la circostanza in base a cui la somma versata proveniva dal conto personale di Billè»; il giudice definisce come «consistente» l’anticipo di 39 milioni versato il 1° febbraio (da un conto di Banca Esperia alla Garlsson di Ricucci) su un costo complessivo di 60 milioni.

            E ora tra i commercianti c’è imbarazzo. Torna alla memoria quanto accadde poco più di 10 anni fa quando tra l’autinno del 1993 e la primavera del 1994 finirono nel mirino dei magistrati di Roma il presidente Confcommercio di allora, Francesco Colucci, e il suo assistente Aldo Antognozzi (oggi consigliere del Mario Negri e di Manageritalia). Il tutto scattò dalla denuncia di alcuni associati sulla gestione della finanza e del patrimonio immobiliare di Confcommercio e coinvolse anche il fondo di previdenza Mario Negri e quello di assistenza sanitaria(Fasda), così come la gestione del patrimonio immobiliare dell’Emasarco. Colucci, sostituito da Billè nel 1995 al termine di un’accesa sfida con Giorgio Guazzaloca, venne accusato di uso spregiudicato dei fondi dell’organizzazione anche per scopi personali. Molti ricordano che in quegli anni, in piena Tangentopoli, la bufera sul vertice Confcommercio fu molto pesante per l’organizzazione anche se a distanza si anni la vicenda si è poi sgonfiata.

            E anche in quell’occasione fecero capolino il «fondo del presidente» e l’Egap, una società che gestiva attività promozionali. Secondo gli anziani di Confcommercio il «fondo del presidente» sarebbe nato tra le presidenze di Giuseppe Orlando (1971-1986) e di Colucci, per avere risorse fresche a disposizione per vari impieghi, dai regali di Natale alla necessità di tamponare i debiti di qualche associazione territoriale dei commercianti (Ascom). Conferme ufficiali non ce ne sono, ma – secondo indiscrezioni – in alcuni momenti questo fondo avrebbe raggiunto dimensioni considerevoli, fino a sfiorare i 3o milioni di oggi.