Billè: controlli inadeguati, servono agenti «infiltrati» per scoprire gli irregolari

05/01/2001



venerdì 5 gennaio 2001

L’INTERVISTA / Il presidente della Confcommercio: concentrare le forze dell’ordine nei piccoli centri del Nord, le province più ricche non sono tante

Billè: controlli inadeguati, servono agenti «infiltrati» per scoprire gli irregolari


«In questo Paese la pena di morte funziona solo per noi»

      ROMA – Poliziotti «senza divisa» per contrastare il dilagare della microcriminalità nella piccola e ricca provincia del Nord, nuova meta dell’immigrazione irregolare. A proporre la creazione di un’ intelligence diffusa capillarmente sul territorio, all’indomani dell’omicidio a Vobarno (Brescia) di una barista per mano di un nordafricano clandestino, è il presidente della Confcommercio, Sergio Billè. Presidente, all’inizio del ’99 dodici omicidi in pochi giorni a Milano fecero esplodere l’emergenza-criminalità. Tra le vittime molti commercianti. Cosa è cambiato da allora?
      «I commercianti sono sempre sotto tiro, come dimostra l’ultimo omicidio a Vobarno. La pena di morte in Italia sembra esistere per la nostra categoria. Sta cambiando invece la strategia della criminalità legata all’immigrazione clandestina».

      In che modo?

      «Gli irregolari che arrivano in Italia scelgono le campagne e i piccoli centri per sfuggire ai controlli che sono concentrati nelle grandi città. Bisogna adeguarsi subito».

      Cosa suggerisce?

      «I grandi piani studiati finora si sono dimostrati di carta velina. I controlli di una volta sono inadeguati: si continua a pattugliare con grande dispendio di mezzi le coste calabresi e pugliesi mentre la frontiera friulana sta diventando un gruviera attraverso cui passano i clandestini assoldati dalla criminalità».

      Ma ci sono abbastanza uomini delle forze dell’ordine per controllare tutto il territorio?

      «Forse sarebbe ora di spostare nei piccoli centri le forze dell’ordine, nelle ricche province del Nord, non sono poi tante. Ma non si devono utilizzare poliziotti in divisa».

      Cioè?

      «Serve un’
      intelligence capace di infiltrarsi nelle grandi e piccole organizzazioni che pescano manodopera tra gli immigrati clandestini. Serve gente che parli la loro lingua, magari proprio poliziotti stranieri che girino per le strade senza essere riconoscibili».
      Quindi non un poliziotto o un vigile di quartiere?

      «Queste figure servono se riescono a tenere sotto controllo la situazione. Devono sapere individuare i nuovi arrivi che nelle piccole città la gente comune è in grado di notare, senza però saper distinguere chi sia in regola e chi no».

      Il sindaco di Vobarno ha lanciato un allarme serio dicendo che la convivenza in paese tra i cittadini e gli stranieri ora potrebbe essere più difficile.

      «E’ un rischio. Gli italiani non sono razzisti e non sono portati alla delazione. Ma in situazioni delicate per salvaguardare la convivenza civile serve chi sappia prevenire il crimine controllando il territorio».

      Non si rischia di demonizzare gli extracomunitari?

      «Gli immigrati sono una risorsa per il nostro Paese. Siamo i primi a dirlo. Siamo stati i primi a proporre corsi di formazione nel Nord Africa per creare canali di inserimento legali e dignitosi per gli extracomunitari».

      Così si risolve il problema dei clandestini?

      «Non solo. Bisogna usare il pugno di ferro nell’espellere gli irregolari. Finora lo si è fatto con poca convinzione».

      E’ancora valido il «pacchetto sicurezza», fermo da marzo in Parlamento?

      «Sarebbe una ben sciagurata legislatura questa se si concludesse senza l’approvazione di quelle misure ostacolate finora dalla demagogia. Ma serve anche armonizzare le norme esistenti».

      Un esempio?

      «La Corte Costituzionale ha vietato il ritiro della patente al clandestino che abbia già un foglio di via di imminente applicazione. Ma, per fare un esempio, a Torino nel 2000 era extracomunitario il 90% dei guidatori con patente falsa e il 75% di quelli senza titolo di guida. Vogliamo proprio non tenerne conto?».

      Antonella Baccaro



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