Billè: contratto con tutti i sindacati

22/06/2004

    sezione: ITALIA-LAVORO
    data: 2004-06-22 – pag: 24
    autore: SERENA UCCELLO
    Il presidente di Confcommercio: stiamo facendo il possibile per raggiungere questo obiettivo ed evitare spaccature
    Billè: contratto con tutti i sindacati
    Continua il negoziato sul rinnovo del settore che divide le sigle confederali: Cisl e Uil per la firma, no della Cgil
    MILANO • Unità. La parola non è apertamente citata ma riecheggia nell’intervento del presidente di Confcommercio, Sergio Billè, a proposito del rinnovo contrattuale del commercio. «La trattativa ha fatto molti passi avanti — ha detto infatti Billè — ma ora ha di fronte un passaggio delicato. Il nostro obiettivo resta quello di firmare un accordo con tutte le sigle sindacali. Mi auguro che questo obiettivo possa essere raggiunto. Noi stiamo facendo il possibile perché esso possa essere raggiunto».
    Alla riunione di ieri non era presente, come aveva annunciato la scorsa settimana la Filcams-Cgil, UiltucsUil e Fisascat-Cisl hanno proseguito pertanto il confronto da sole «analizzando — dice Gianni Baratta, segretario generale della Fisascat — i testi relativi ai contenuti già concordati in modo unitario. Ancora non abbiamo affrontato nel dettaglio i due temi più caldi: gli aumenti e la questione del contratto a tempo determinato».
    La trattativa prosegue oggi. Resta, comunque, il fatto che nonostante la spaccatura del fronte sindacale «la trattativa — dice Bruno Boco, segretario generale della Uiltucs — è proseguita in un clima sereno. Certo la situazione è complicata ma c’è anche la speranza di chiudere unitariamente», di allontanare cioè il rischio di una firma separata.
    Il rinnovo del commercio, scaduto da 18 mesi, riguarda infatti il biennio 2003-2004 ma stando ai contenuti della trattativa determinerà gli aumenti anche per il prossimo biennio. Su questo punto però la Cgil chiede la separazione netta tra i due bienni e di procedere alla fine del primo con la verifica sull’inflazione, secondo l’accordo del ’93.
    Di orientamento diverso, invece, la Uiltucs e la Fisascat. La piattaforma presentata, unitariamente, dai confederali prevede una richiesta di 130 euro su quattro anni (75 dei quali da riferirsi al primo biennio). Nonostante la richiesta di aumenti sul quadriennio, per la Cgil è irrinunciabile la verifica sull’inflazione alla fine del primo biennio. Passaggio che invece Uil e Cisl non ritengono fondamentale dal momento che l’ammontare degli aumenti è stato determinato in base all’inflazione reale per il 2003-2004 e secondo un’inflazione più alta della programmata per il 2005-2006.
    La questione, apparentemente, solo formale, in realtà è ben più articolata. C’è in gioco un altro aspetto: il modello contrattuale. La vertenza del commercio si inserisce infatti in una discussione più ampia sulla revisione dei modelli contrattuali.
    La Cisl, ma anche la Uil, è pronta a discutere subito con Confindustria. La Cgil, rallenta, disposta invece ad affidare, per il momento il compito, alla commissione di studio interconfederale che la segreteria unitaria istituirà in questi giorni. Il timore della Cgil è infatti quello di ritrovarsi a discutere con una revisione del modello già avvenuta nei fatti. Il problema aperto è quello della difesa dello schema vigente: «Vogliamo mantenere integro il modello del ’93», spiega la segretaria confederale Nicoletta Rocchi. Non negando però la disponibilità a stabilire le basi per il rinnovo anche del biennio economico 2005-2006, ma a una condizione: «Mantenere l’appuntamento di gennaio per verificare l’andamento dell’inflazione registrata rispetto a quella prevista.
    Per difendere il principio del riallineamento». Mentre Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl assicura: «Non stiamo facendo e non vogliamo fare la revisione del modello». Lo schema in cantiere, con un rinnovo anticipato del biennio ormai prossimo, «è una piccola eccezione — dice — ma nella scia degli accordi del ’93». È un contratto da chiudere, insomma, «nell’interesse dei lavoratori e sulla base di un’ipotesi d’accordo costruita insieme nella piattaforma sindacale». La «piccola eccezione» per la Cgil diventa «una questione di principio». È Confcommercio, sostiene Rocchi, «ad averla messa come tale dicendo no alla verifica di gennaio. Una forzatura per far diventare quadriennale il contratto nazionale anche negli aspetti economici».